La Svezia è più posizionata che mai
Dopo l’entrata ufficiale all’interno dell’Alleanza atlantica, il 7 marzo, la Svezia si muove sicura all’interno dello scacchiere militare internazionale, di cui adesso fa parte a tutti gli effetti. Ci appariva quasi scontata la sua secolare neutralità in campo bellico, assieme alla contigua Finlandia, unite nel non-allineamento, nel mancato schieramento all’interno di un blocco – quello occidentale, legato soprattutto agli Stati Uniti – o di un altro – legato alla Russia. Nei libri di scuola abbiamo visto diversi Paesi combattere fra di loro negli ultimi due secoli, farsi la guerra per anni, prendere parte ad alleanze e posizionarsi dichiaratamente da una parte o dall’altra del continente. Tutti o quasi tutti: la Svezia, ad esempio, no. Sorprende, quindi, sentire il primo ministro svedese parlare, il 14 maggio, in un’intervista per l’emittente radiofonica svedese P1, della possibilità di ospitare, in caso di guerra, armi nucleari all’interno del proprio territorio. Il Parlamento svedese ha, infatti, vietato il dispiegamento delle armi nucleari in tempo di pace. Tuttavia, Ulf Kristersson, leader del partito di centrodestra dei Moderati e capo del governo, ha espresso la necessità di valutare la situazione diversamente, nel momento in cui il Paese si trovasse in guerra: «la questione sarebbe completamente diversa», ha affermato durante l’intervista, «dipende completamente da ciò che accadrà».
Ma perché la Svezia sta prendendo in considerazione la possibilità di un exploit bellico all’interno del proprio Paese, ormai non più baluardo dell’imparzialità e della non belligeranza?
La decisione svedese di interrompere due secoli di neutralità (affiancata anche in questo caso dalla Finlandia) è stata presa ufficialmente il 18 maggio 2022, quando il Paese ha consegnato la domanda di richiesta di ingresso alla Nato. A differenza di altri Stati europei entrati all’interno dell’alleanza militare, la Svezia si trova in una situazione completamente differente: è un paese politicamente stabile, non scosso da particolari conflitti interni e con una democrazia salda. Tuttavia, in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, la Svezia ha iniziato via via a considerare sempre più concrete le minacce avanzate dal Cremlino. Essa è, infatti, uno di quei Paesi-cuscinetto che dividono proprio la Russia dalla Nato: l’allargamento di quest’ultima anche nell’High North non è stato di certo ben digerito dal vicino russo. Maria Zacharova, portavoce del ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha affermato, infatti, che sarebbe inaccettabile per la Russia essere accerchiati da Paesi Nato anche nel Mar Baltico e che la neutralità della Svezia non è mai stata in realtà così attendibile. Sulla totale non partigianeria svedese, in effetti, molti studiosi hanno avuto spesso da ridire. Molti le addebitano infatti l’aiuto concesso, nel 1941, alle truppe tedesche, autorizzate a transitare nel territorio svedese per evitare che l’Armata rossa dilagasse fino ai suoi confini, considerando la Germania di Hitler un “male minore” rispetto alla minaccia di un’occupazione sovietica. Quel che certo è che, adesso, la Svezia è apertamente schierata e che, di fronte alle minacce esterne, porrà sempre davanti la sicurezza del proprio Paese.




