Marocco Atlantico: la visione di Re Mohammed VI per risollevare il Sahel
Annuncio del ritiro dell’Alleanza degli Stati del Sahel (AES, Alliance des Etats di Sahel) dalla CEDEAO (Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale), crisi aperta tra Mali e Algeria, rafforzamento della presenza militare russa (in ogni sua forma) nella regione, tutto questo quando il trio dell’AES (Mali, Burkina Faso e Niger) devono ancora far fronte alla minaccia di gruppi di terroristi armati.
È una zona in ebollizione quella alla quale il Marocco ha teso la mano alla fine del 2023, includendoli nel suo progetto di creazione di un raggruppamento panafricano dell’Atlantico, attraverso l’iniziativa di far uscire dall’isolamento alcune zone del Sahel. Una iniziativa alla quale la totalità dei Paesi della zona (tranne la Mauritania) hanno aderito e che prende ancor più importanza per Bamako, Niamey e Ouagadougou che hanno appena superato un nuovo momento di tensione nella guerra fredda che li oppone alla CEDEAO e che, come ritorsione, potrebbe ristabilire delle barriere doganali alle frontiere dell’AES o arrivare ad un embargo. Cosa insostenibile per Paesi alla fame quasi totale.
I recenti eventi in Sahel riportano alla luce una situazione geopolitica complessa, dove l’Algeria sembra perdere terreno di fronte alla crescita diplomatica ed economica del Marocco in questa regione. Algeri, già alle prese con una crisi economica esacerbata dalla caduta del prezzo del petrolio e le agitazioni di Hirak (movimento di protesta nato nel 2019), si trova davanti ad un isolamento sempre più pesante.
Le tensioni con il Mali, soprattutto dopo la rottura dell’accordo di pace di Algeri da parte delle autorità maliane, sottolineano l’erosione della sua influenza. Questa situazione è ancor più preoccupante per l’Algeria visto che teme ripercussioni securitarie dovute ad un conflitto aperto a nord del Mali, con come corollario il potenziale flusso di rifugiati e l’infiltrazione terrorista.
Parallelamente, il Marocco consolida la sua posizione come attore maggiore in Sahel, ponendosi come partner affidabile e costruttivo per i Paesi della regione. L’iniziativa marocchina di creare una zona di libero scambio con i Paesi del G5 Sahel (Mali, Burkina Faso, Niger, Ciad e Mauritania) e migliorare le infrastrutture critiche è accolta favorevolmente, in netto contrasto con l’atteggiamento algerino percepito meno cooperativo è maggiormente rivolto ai movimenti separatisti.
L’Algeria ridispone discretamente le sue forze armate alle frontiere con Mali e Marocco, segno tangibile della sua preoccupazione di fronte alle agitazioni in Sahel. Questa reazione è in parte motivata dalla presenza di forze straniere alle sue porte, che accentuano il sentimento di vulnerabilità. In questo contesto, le dichiarazioni dell’ex ministro algerino Abdelaziz Rahabi sulla riconfigurazione delle alleanze nella regione testimoniano la grandezza delle sfide alle quali l’Algeria è confrontata.
Le accuse di ingerenza in Mali pesano sull’Algeria, che si difende da qualsiasi iniziativa celata, ricordando il suo ruolo mediatore nell’accordo di Algeri del 2015 (nato per riportare la pace in Mali dopo la crisi del 2012). Ciò nonostante, le critiche nei confronti della gestione delle rivendicazioni tuareg e l’impatto della sua politica sull’unità del Mali aggiungono diffidenza alla sua posizione già traballante.
Il Marocco, da parte sua, va avanti con una diplomazia attiva e una visione pragmatica di cooperazione regionale, rafforzando i legami economici e securitari con i Paesi del Sahel.
La visita di Re Mohamed VI in Mauritania nel 2006 e la recentissima iniziativa di libero scambio ne sono esempi significativi, che illustrano la strategia marocchina orientata verso accordi alla pari, opposti al modo di fare algerino giudicato meno costruttivo.
La proposta marocchina va al di là delle considerazioni puramente economiche. Riveste una dimensione geopolitica di spessore, soprattutto consolidando la sovranità sul suo Sahara. Questa mossa strategica permette al Marocco non solo di rafforzare i suoi rapporti economici con i Paesi del Sahel, ma anche affermare la sua posizione sullo scacchiere africano. Da parte loro, i Paesi del Sahel vedono in questa apertura marocchina una via commerciale attraente, che sfugge alle turbolenze del Golfo di Guinea.
L’obbiettivo marocchino è limpido: allargare la sua influenza economica mentre consolida la sua presenza territoriale.
L’accesso all’Atlantico, un vecchio sogno di Re Mohamed VI che oggi viene visto come una grande soluzione.
Trasformare Dakhla (dove pare siano già presenti finanziamenti degli Emirati Arabi Uniti) in un polo economico regionale, stimolare l’integrazione economica e moltiplicare gli investimenti stranieri in Sahel, ridurre la dipendenza di questi Stati nei confronti del Golfo di Guinea per i loro scambi commerciali, preparare al meglio il terreno per la futura Zlecaf (zona di libero commercio continentale africano – 55 Stati).
Nel suo discorso dello scorso 6 novembre, in occasione del 48mo anniversario della Marcia verde, Re Mohamed VI ha riaffermato la vocazione atlantica del Sahara, il cui litorale è sicuramente un buon punto di partenza per mettere a nuovo questo affaccio marittimo che conta almeno 23 Paesi coinvolti. Una visione strategica si impone per la riuscita della cooperazione nello spazio marittimo del sud dell’Atlantico.
Lo scorso 23 dicembre a Marrakech, questa iniziativa comincia a prendere forma. Il Marocco e i quattro Paesi del Sahel adottano una roadmap in seguito ad una riunione ministeriale organizzata dal ministro degli Affari Esteri, della Cooperazione africana e dei Marocchini residenti all’estero, Nassar Bourita, con la partecipazione dei ministri degli Affari Esteri del Mali, Burkina Faso, Niger e del direttore generale Africa e Integrazione africana del ministero degli Affari Esteri del Ciad.
Pioniere, il Marocco lo è stato in questa visione di apertura verso l’Atlantico del Sud. Ricordiamo che nei primi anni di regno, Re Mohamed VI ha iniziato una diplomazia aperta, che andava al di là dei partner tradizionali (Europa, Stati Uniti) e delle affinità culturali (Maghreb, mondo arabo). Il suo tour in America Latina, nel dicembre del 2004, in cinque Paesi (Messico, Perù, Brasile, Argentina e Cile) ne è la prova.
Cosciente delle difficoltà del Sahel, il Re (ri)propone quindi il lancio di un’iniziativa su scala internazionale che richiede potenziamento delle infrastrutture di questi Paesi, per connettere così alle reti di trasporto e comunicazione presenti nel loro contesto regionale.
Dal 6 novembre 2023 il perimetro del Mediterraneo non è più lo spazio geopolitico prioritario del Marocco.
Un dettaglio non di poco conto è l’aumento della presenza di Forze armate reali nella “zona tampone” posta nei pressi di Aousserd nel conteso Sahara Occidentale, a 260km da Dakhla, che va ad unirsi alla creazione di un nuovo partenariato tra Parigi e Rabat dopo anni di freddo.
A fine febbraio il ministro degli Affari Esteri francese Stephane Séjourné in visita a Rabat per preparare un futuro viaggio del Presidente Macron, ha discusso a lungo con il suo omologo Nasser Bourita sullo spinoso dossier del Sahara Occidentale. Ricordiamo che questa ex colonia spagnola è controllata de facto per gran parte dal Marocco, ma è rivendicata dagli indipendentisti saharawi del Fronte Polisario, appoggiato dall’Algeria. L’ONU lo considera un “territorio non autonomo”. Il ministro francese ha reiterato l’appoggio a un piano di autonomia marocchino, assicurando allo stesso tempo che è tempo di “progredire” su questo dossier. Una sfida esistenziale per il Marocco.
Incoraggiato dal riconoscimento nel 2020 da parte dell’Amministrazione Trump della sua sovranità su questo territorio in cambio di un riavvicinamento con Israele, il Marocco ha dispiegato tutte le sue armi diplomatiche per convincere altri Paesi a perorare la sua causa. La Francia conta accompagnare lo sviluppo del territorio “in sostegno degli sforzi marocchini”. Il Paese ha in effetti investito molto in progetti di sviluppo a beneficio della popolazione locale e in campo di formazione, di energie rinnovabili, turismo ed economia legata alle risorse marine.
Il Marocco si sta riappropriando dell’Atlantico, una sorta di “riconquista” storica, culturale ed economica, alla quale vuole associare i Paesi rivieraschi della sponda sud: una visione mobilitatrice che apre a nuovi orizzonti di cooperazione, sviluppo e forse anche stabilità.




