Le sette vite di Luigi Crespi: autobiografia di uno spin doctor
“Lo spin doctor. Memorie delle mie sette vite più una”, edito da Solferino, è l’autobiografia di Luigi Crespi. Il romanzo tratteggia i momenti salienti della formazione professionale e umana di un uomo che ha attraversato con tutto sé stesso la storia recente. Il piccolo Luigi assorbe fin da subito l’esempio del nonno partigiano che lo accompagnerà per tutti gli anni di piombo. Infatti, quella di Luigi Crespi è una gioventù scapigliata, scandita dalla militanza di una sinistra che flirta con la lotta armata e, nei casi più estremi, col terrorismo brigatista.
L’autobiografia riporta la storia del rapporto problematico di un ragazzo con il suo padre violento. Di una madre e di un fratello che sente spesso di dover proteggere dalle fiammate paterne. Il giovane Luigi ribolle, infatti, di una rabbia vulcanica. Una rabbia che ogni tanto sbuffa, ogni tanto fa qualche colata, ogni tanto esplode lasciando solo detriti e macerie. Non a caso, lo sfogo psicofisico offertogli dalla carriera rugbistica è il salvavita di un periodo. Il suo talento naturale per il rugby, la forza fisica e il carisma gli varranno la fama di “spietato spaccaossa” spesso messa a repentaglio dalle affettuose sortite materne nello spogliatoio della squadra: “ti sei fatto male piccolino?”.
Ma sarà un’altra passione a sedurre per sempre Luigi Crespi, strappandolo dal rugby: la comunicazione. Il legame è naturale: “c’è un’eccitazione intellettuale forte nel capire cosa pensano le persone, cosa desiderano, cosa dà senso alle loro giornate o perlomeno cambia le sfumature del loro umore. Cosa li convince”. Ecco che, allora, dopo un periodo iniziale, eredita Datamedia da Mauro Cammarota. Di qui, inizia la sua ascesa inarrestabile.
Poi, l’ingresso nel cuore del potere, alla corte di Silvio Berlusconi. Il Cavaliere necessita di uno spin doctor, uno stratega, un propagandista, un comunicatore, un consulente. Ha bisogno delle competenze tecniche di un “comunista” come Luigi Crespi. Ecco, allora, che il rapporto tra i due viene raccontato con sensibilità sopraffina nelle pagine del libro. Quello che Crespi ha con Berlusconi è un legame che oscilla tra fascinazione e rigetto. Un rapporto ambivalente e totalizzante, tipico degli amori tossici: pieno di ripensamenti durante la distanza, ma che si rinsalda a ogni incontro e scambio di battute.
Crespi si è ripetuto spesso di essere un tecnico. Eppure, la corte di Berlusconi rappresenta un mondo che è a tutti gli effetti la negazione di ogni suo ideale ereditato dal nonno partigiano e dalla militanza. Mal digerisce i ragionamenti di Previti e gli “intrighi di corte” a cui deve assistere stando nei paraggi del Cavaliere. Ecco perché, non riesce a nascondere a sé stesso quanto avrebbe preferito essere lo spin doctor dell’avversario di Berlusconi alla presidenza del Consiglio: Francesco Rutelli. Eppure, guiderà lo stesso il capo di Forza Italia al successo storico del 2001. Ma l’ebbrezza del successo è un boomerang.
Crespi deve fare i conti con il dissidio di valori interno che somatizza a livello psicofisico. Prende 150 chili e spuntano macchie sulla sua pelle. Così, allora, nasce l’idea di mettersi in proprio, di fare come Berlusconi, anzi meglio. Ma l’ambizione di creare il più grande network demoscopico d’Europa frana su sé stesso. L’appoggio al progetto viene soltanto promesso dal Cavaliere che, anzi, “non lascia spazio a nessuna strada, fuori dalla sua, non concepisce che possa esserci un destino distante dal suo, per una persona e per un paese”. Nonostante ciò, dopo il grande tonfo Crespi rinasce e si reinventa una vita. La sua esperienza di vita prende la forma di un Bildungsroman di fine Settecento a quelle del romanzo storico dell’Ottocento. Crespi vive sulla sua pelle tutti i cambiamenti di un’epoca, nascendo e crescendo in relazione ad essa. La lettura è avvolgente ed intensa, da fare tutta d’un fiato.




