Le spie russe tra noi: l’investigazione di Antonio Talia
Quella della spia è una delle figure su cui, tra cinematografia e letteratura, sono stati costruiti in maggior misura veri e propri miti. Nell’inconscio collettivo l’esercizio dello spionaggio ha un certo fascino cinico. Non si tratta soltanto del carisma, dell’audacia e della scaltrezza che contraddistingue l’agente-eroe. La spia, infatti, è un eroe, o meglio un anti-eroe, che gioca sporco.
Antonio Talia, nel suo ultimo reportage: “La stagione delle spie: indagine sugli agenti russi in Italia”, edito da Minimum Fax, ci ricorda che lo spionaggio è una pratica “sporca”. Non tanto per via del suo costitutivo cinismo metodologico. Quanto perché, in molti casi, si pratica dal basso: sui tavoli dei bar, nei parcheggi dei supermercati, scambiandosi penne USB, registrazioni, schede dati e dossier rubati. Eppure, questi sono dettagli in grado di influire come una valanga sul destino geopolitico degli Stati.
In tal senso, il lavoro investigativo di Antonio Talia è costruito, infatti, sulla base di fonti dirette, documenti riservati e incontri con i protagonisti. La lettura sa offrire, passo dopo passo, una chiara visione d’insieme. Il nodo centrale del reportage è evidente: ogni caso di spionaggio rappresenta il precipitato di un conflitto politico. Quindi, ricostruire le fitte trame del primo, permette di afferrare con più consapevolezza le ragioni del secondo. Cosa accomuna, allora, tutti i casi di spionaggio riportati? Si tratta di spie che hanno mosso i loro passi e giocato le loro carte nei nostri hotel e nei nostri bar. In altre parole, la loro presenza massiccia nel nostro paese mostra quanto l’Italia in questi anni si sia rivelata un attore fondamentale nella gestione degli equilibri internazionali.
Ogni caso studiato, in tal senso, ha una sua specifica chiave geopolitica d’interpretazione. Ad esempio, l’arresto di Carvalhão Gil avviene in una cornice di eventi che vede il riaccendersi dei contrasti tra la Russia e l’Occidente. Il caso Aleksandr Korshunov, invece, fa da bussola per orientarsi in un periodo scandito dall’avanzata dei sovranismi. Un periodo in cui i destini del governo Conte si intrecciano radicalmente con il Cremlino e l’amministrazione Trump. Ancora, le operazioni di Walter Biot si svolgono immediatamente dopo l’avvento di un governo (il Conte-bis) che spezza i legami con l’internazionale sovranista.
In realtà, ciò che contraddistingue il lavoro di Antonio Talia, più di ogni altra cosa, è l’abilità investigativa nel fornire spiegazioni sobrie e accurate sulle motivazioni personali e sociopolitiche che spingono gli individui analizzati a mettere a repentaglio la propria carriera professionale. Infatti, il libro ci offre una ricostruzione che, per quanto fitta e complessa, mostra persone che incarnano precise visioni del mondo ed intime esigenze personali. Walter Biot, ad esempio, è, prima ancora che un’abile spia, un uomo con gravi problemi finanziari e quattro figli da mantenere. Una persona la cui fragilità è stata sfruttata senza scrupoli dal servizio d’intelligence russo (GRU).
In sé e per sé, la lettura è scorrevole e dinamica, sa far respirare l’impatto emotivo delle situazioni e lo fa tenendo conto della prospettiva di tutti gli attori in gioco. La ricostruzione documenta accuratamente intrighi e doppi giochi. Lo fa attenendosi con precisione chirurgica alla cronologia meccanica degli avvenimenti. Si potrebbe pensare di trovarsi dinnanzi ad una pesante investigazione storica. In realtà, la lettura offre, pagina dopo pagina, la sensazione di un presente continuo che dona un’intensità narrativa degna dei migliori film polizieschi.




