La Gioconda Torlonia di Montecitorio: è o non è di Leonardo?

Simile alla gemella del Louvre di Parigi, la Gioconda che si trovava a Montecitorio a Roma, sembra essere ancora oggetto di dispute: gli esperti ne discutono l’attribuzione e ci sono pareri contrastanti.
La provenienza
Secondo alcuni studiosi il dipinto potrebbe essere opera di un seguace della bottega di Leonardo e forse, in piccola parte, del famoso artista stesso. Il quadro proviene dalla collezione Torlonia e negli inventari è sempre stato catalogato come “copia della Gioconda di Leonardo da Vinci”. Realizzata probabilmente nel XVI secolo e trasportata da tavola su tela nel Settecento, è stata custodita per molto tempo in Francia e poi inventariata nel 1814 nella collezione Torlonia di Roma – attribuita a Bernardino Luini – e arrivata alla Galleria nazionale d’arte antica nel 1892. Nel 1927 è stata infine consegnata a Montecitorio ed è ora esposta nella Sala Aldo Moro al secondo piano dell’ala berniniana del palazzo capitolino. La copia riprende in effetti molti dettagli dell’originale in modo particolareggiato. Molti sono però gli storici dell’arte che hanno nel tempo classificato il dipinto come di media qualità o perfino senza alcun valore artistico.

Le vicende
Le differenze principali con la versione parigina sono l’uso dei colori freddi e un senso di rigidità della figura. L’opera viene in realtà già menzionata in un commento dell’edizione del 1851 delle Vite del Vasari, in cui si parla di varie altre copie della Gioconda: «in Firenze in casa Mozzi; nel Museo di Madrid; nella Villa Sommariva sul lago di Como; presso il Torlonia a Roma; a Londra presso Abramo Hume, e presso Woodburn; e nell’Ermitage di Pietroburgo […] e finalmente un’altra copia nella Pinacoteca di Monaco». L’unico dato a disposizione riguardo la nascita del dipinto è un bigliettino attaccato al telaio dell’opera, in francese, che cita il suo trasporto da tavola a tela e lascia immaginare che il lavoro sia avvenuto in Francia, forse nella seconda metà del XVIII secolo. Tuttavia, ancora non è chiaro chi fu l’autore. Forse molto genericamente la bottega leonardesca, ma ancora non si è convinti del tutto. Inoltre, dopo il restauro e pulitura dell’opera, nel 2019, è stata fatta una radiografia a raggi infrarossi al dipinto grazie alla quale sono emersi alcuni pentimenti che non combaciano con l’idea della copia. Secondo gli esperti poi, l’opera presenterebbe una tecnica pittorica molto raffinata che ricorda la trasparenza e le velature utilizzate da Leonardo nel celebre dipinto, tanto da azzardare che lui stesso abbia messo mano alla definizione delle ombre e luci della tela, in linea con la resa leggera dello sfumato leonardiano. Quel che è certo è che l’opera non è stata “scoperta”, come molti giornali affermano, lo dimostra la sua storia: era già nota e catalogata ma solo oggi se ne è messa in discussione l’attribuzione.





