Palla al Centro

Palla al Centro

Riflessione: Sarà davvero questo il campionato più equilibrato degli ultimi anni? Vedendo la classifica si direbbe di sì, soprattutto in zona scudetto. Ma se si osservano le prestazioni delle prime quattro squadre nel corso di queste non più iniziali 13 giornate sinceramente qualche dubbio cresce.

Partiamo dalla Roma ed escludiamo la discutibile direzione di Rocchi in quel di Bologna. Prendiamo come dato di fatto il campo allagato e in analisi la prova offerta dai giallorossi, quest’ultima con tutte le attenuanti del caso. L’atteggiamento: nel primo tempo di Bologna – Roma sembrava di assistere ad indemoniati vs angioletti bagnati dalla pioggia. La squadra di casa, finalmente diretta da un Allenatore, è scesa in campo consapevole di ciò che quel campo offriva in quella situazione, ovvero acqua, agonismo, ‘tigna’ e veramente poca tecnica. La Roma, chissà forse speranzosa di un’improvvisa ondata di calore ad asciugare il manto erboso, è scesa in campo in formazione rimaneggiata, vero, ma anche sbagliata in alcuni interpreti. L’utilità di Seydou Keita in un campo del genere equivale a quella di Salvini nel mondo: nulla.

Eppure i ragazzi di Garcia, spinti da una Sud in trasferta tanto bagnata quanto romantica, erano riusciti a rimettere sui propri binari una partita che alla fine del primo tempo sembrava indirizzata verso la sconfitta. Peccato per il solito errore individuale in difesa, questa volta ad opera di Torosidis. E’ l’ennesimo svarione di una difesa che subisce troppo e che non può contare sistematicamente all’exploit dei propri compagni attaccanti. E, soprattutto, non lo possono pensare nemmeno Garcia e Sabatini. La Roma, nelle 8 partite vinte fin qui in campionato, ha dato l’idea di dominarne senza alcun problema (o quasi) due o tre: Carpi, Udinese e Lazio, squadre che, con tutto il rispetto, non possono competere con una rosa simile a quella giallorossa. Sembra essere eccessivamente avvinghiata alle individualità dei singoli, che indubbiamente lavorano tantissimo ma che non sempre possono trovare il colpo decisivo. Serve una coralità che alla Roma manca troppo spesso, e questo per ora la pone un gradino sotto ad Inter e Napoli.

A proposito di Napoli, che ieri ha vinto contro il Verona una sfida complicata solo per la replica del Castelvecchio eretta dai giocatori di Mandorlini. Una volta fatta la breccia è stato tutto facile per Higuain e compagni, che ancora una volta hanno dato prova di grande compattezza soprattutto tra centrocampo e attacco. La frequente inoperosità dei due centrali difensivi e di Reina tra i pali è data soprattutto dal grande lavoro svolto dalle due linee avanzate, aggressive e simili a quelle del miglior Borussia Dortmund di Klopp. Il punto di forza del Napoli, ora come ora, probabilmente è proprio questo: la cooperazione tra centrocampo e attacco, di sacrificio degli avanti anche in fase difensiva fa sì che spesso e volentieri a non faticare per niente sia proprio la retroguardia. Vedremo se reggerà, ma il Napoli continua a sembrare la squadra più attrezzata.

Capitolo Inter: la non notizia è che i nerazzurri hanno vinto col Frosinone. La notizia è che l’Inter sa anche segnare più di un goal a partita. Ma anche questa diventa una non notizia vista e considerata la differenza tecnica con l’avversario. Però, complice il pareggio (non del tutto inedito) della Fiorentina con l’Empoli, l’Inter sale e si riprende il primo posto in classifica. La squadra è sempre più la proiezione fisica dell’immaginazione di Mancini: solidità, compattezza, fisicità e una discreta dose di individualità. C’è poco da dire, l’Inter non sarà spettacolare ma quante volte in Italia ha vinto in campionato la squadra più bella? Poche. Molto poche. Dall’altro lato, però, il rovescio della medaglia: la scarsa imprevedibilità del gioco interista sarà, a lungo andare, facilmente interpretabile dagli avversari? Perché l’Inter, come si è già visto, va facilmente in difficoltà se ben ostacolata, e questo forse la rende, nonostante l’attuale classifica, ancora un passo indietro rispetto al Napoli.

E la Fiorentina? Non si cancellano 12 giornate splendide con un pareggio contro l’Empoli. Perché? Il motivo è semplice, l’Empoli è un’ottima squadra, costruita sull’ossatura creata da Sarri e che Giampaolo sta coordinato egregiamente. Pochi acquisti, tanti giovani e bellezza per gli occhi degli amanti calciofili. Se l’anno scorso con Sarri non si segnava tantissimo, quest’anno l’Empoli ha forse qualche punto in meno ma migliora di partita in partita, ha segnato una sola rete in meno dell’Inter e le stesse del Sassuolo quinto in classifica. La Fiorentina ieri si è trovata di fronte ad una Squadra con la S maiuscola che ha interpretato benissimo il match e il proprio avversario. L’ingresso di Kalinic, lasciato inizialmente a riposo, ha cambiato le carte in tavola e ha mostrato che anche i singoli della Viola, abbinati ad un buonissimo collettivo, possono fare la differenza. Vista la non imbattibilità delle dirette concorrenti, dell’assenza di una Juventus 2013/2014 della situazione, la Fiorentina deve continuare a credere nel sogno impronunciabile.

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