Reddito di cittadinanza, cortocircuiti e irregolarità denunciano la necessità di una riforma

Reddito di cittadinanza, cortocircuiti e irregolarità denunciano la necessità di una riforma
Differenze di distribuzione del sostegno al reddito tra Nord e Sud Italia fonte: mediaset.it

Fine Maggio, la guardia di finanza di Napoli ha denunciato quasi 300 persone che tra Settembre 2020 e Maggio 2021 hanno percepito il reddito di cittadinanza nonostante non ne avessero i requisiti.

Tra questi, 8 risultano evasi dagli arresti domiciliari per presentare la domanda, mentre una persona è riuscita addirittura ad avvalersi del beneficio direttamente dal carcere di Caserta.

Alle persone coinvolte è stato revocato il RdC e tutti sono stati denunciati per truffa ai danni dello Stato.

Un episodio isolato o la punta dell’iceberg?

L’attività della guardia di finanza, che ha smascherato l’illecito, è nata dopo l’accertamento di centinaia di domande irregolari presentate da residenti in Campania.

L’episodio di condannati che beneficiano del reddito di cittadinanza rimane increscioso, ma sono i dati sulla distribuzione e le irregolarità fin ora riscontrate che preoccupano veramente.

La regione Campania, con l’area di Napoli in testa, raccoglie quasi un quarto delle prestazioni totali erogate dallo Stato per reddito e pensione di cittadinanza.

Una proporzione smisurata. Stando all’ultimo rapporto dell’inps, in Italia, a fronte di 2,6 milioni di persone coinvolte, quasi 2 milioni di queste risiedono al Sud e nelle Isole. Solo Napoli conta più di 400.000 persone beneficiarie.

Le irregolarità – Napoli e Campania – non cadiamo nei soliti clichè!

Essendo Napoli la città con la percentuale più alta di beneficiari, va da sé che sia anche la città dove si riscontrino maggiori irregolarità.

L’Istat ha stilato tabelle che richiamano i principali motivi di decadenza del sostegno, tra cui spiccano false dichiarazioni come l’omissione di attività lavorativa o la titolarità di un patrimonio mobiliare sopra la soglia consentita.

In realtà però, per il 2020, la causa principiale di revoca è stata la “mancanza di requisito di residenza/cittadinanza” (per un 75% sul totale delle revoche).

 Ma in campania, a Napoli, c’è allora un’emergenza “furbetti”? Stando ai dati statistici no, visto che i tre quarti delle revoche sono per mancanza del requisito di cittadinanza. Uscendo però dai dati, potrebbero essere tante le persone che, lavorando in nero, riescono ad aggirare i controlli fiscali, accedendo al beneficio.

Il problema quindi, l’eventuale irregolarità, va a incastrarsi con una situazione di per se già irregolare, ancora una volta torna il lavoro nero, mai debellato, che apre la strada ad illeciti anche con il RdC.

A chi inputare le colpe? Ai cittadini, allo Stato? I CAF ad esempio, che raccolgono le domande per l’accesso al reddito, non sono in grado di ricostruire un’adeguata vicenda lavorativa del richiedente, che può così tentare di aggirare il sistema.

Differenze di distribuzione nel sostegno al reddito tra Nord e Sud Italia
fonte: mediaset.it

Perché la grande differenza tra Nord e Sud Italia?

La distribuzione ineguale del reddito di cittadinanza, da l’idea di un Paese diviso tra un Nord ricco e un Sud povero, l’uno traino, l’altro zavorra. L’immagine non la scopriamo certo oggi; discutevano sulla “questione meridionale” i governi ottocenteschi della destra e sinistra storica, destina oggi fondi per il “rilancio del Sud” il governo di Mario Draghi.

Ora si, l’Italia è un Paese a due velocità, e tuttavia non è la distribuzione del reddito di cittadinanza che rispecchia l’atavica discrasia tra Nord e Sud del Paese.

La bilancia distributiva del sostegno al reddito pende si, completamente verso il Sud, ma questo non significa che il Nord non annoveri migliaia, se non milioni, di nuclei familiari che vivono sulla, se non sotto, la soglia di povertà.

Se il sostegno non raggiunge tante di queste persone, è perché il costo della vita al Nord è più elevato. Di conseguenza, anche se con un reddito relativamente più alto, famiglie e persone del Nord non solo non riescono a guadagnare abbastanza per vivere con dignità, ma rischiano anche di non rientrare nei canoni economico-finanziari che permettono di beneficiare delle misure di sostegno.

Indicare per legge una sola cifra uguale per tutti, al di sopra della quale non è possibile usufruire del reddito di cittadinanza, è un errore che non rispecchia la variegata realtà del territorio italiano e che genera diseguaglianze laddove dovrebbe invece combatterle.

A che punto siamo?

Istituito nel 2019, il reddito di cittadinanza è senz’altro un progetto in itinere, un cantiere aperto. L’aiuto che la misura ha fornito durante la pandemia è stato essenziale al sostentamento di milioni di famiglie. Che ci siano ancora punti poco chiari, irregolarità, è palese.

Il vulnus vero e proprio, ad oggi, rimane il collocamento lavorativo, di fatto malfunzionante se non quasi inesistente.

Più che una politica attiva del lavoro, il Rdc appare allo stato attuale come una misura di sostegno a fondo perduto, che non genera benefici se non nell’immediato. In attesa che si aggiusti il tiro, si presta così a tutta una serie di storture che provocano sperpero di denaro pubblico e, alle volte, sacche di illegalità.

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