Nasce la Superlega: le logiche di mercato spazzeranno via ciò che resta del calcio

Nasce la Superlega: le logiche di mercato spazzeranno via ciò che resta del calcio

Nella notte di ieri domenica 18 Aprile è stato diramato un comunicato ufficiale, sottoscritto finora da 12 club, che da vita alla Superlega, un nuovo format di competizione calcistica europea che scuote dalle fondamenta il mondo del calcio.

Le squadre coinvolte sono le “big” dei maggiori campionati europei, eccezion fatta per Germania e Francia; mentre il PSG ancora non si è espresso ufficialmente sulla questione, il Bayern di Monaco avrebbe già detto di no riguardo un suo possibile coinvolgimento.

Dunque, le grandi di Spagna, Inghilterra e Italia sono ad oggi le cofondatrici di questa nuova competizione; per il calcio nostrano, figurano Milan, Inter e Juventus, il cui presidente, Andrea Agnelli, in tempi non sospetti aveva già paventato progetti di riforma del calcio europeo, denunciando una situazione economica drammatica e l’esigenza di un profondo rinnovamento. Eccoci serviti.

 

Il Format della competizione

La competizione in fieri sarà un torneo a 20 squadre, con una prima fase a gironi seguita da turni a eliminazione diretta. Delle 20 “elette” a partecipare, 15 sono individuate come cofondatrici della competizione stessa, quindi senza possibilità di esclusione e destinate a giocare la competizione anno dopo anno, a prescindere da eventuali meriti, e demeriti, sportivi. Altre 5 squadre andranno poi a completare il tabellone, sulla base di criteri attualmente non ancora chiariti.

Questa “lega”, inizierebbe ad agosto per finire a maggio, e sarebbe giocata nei turni infrasettimanali, andando di fatto a sostituire, a sovrapporsi, a Champions ed Europa League, le attuali competizioni di natura continentale gestite dall’UEFA.  Non si parla perciò di un’uscita delle squadre aderenti dai rispettivi campionati nazionali, anche se, da quanto filtra, questa è un’ipotesi vagliata dalla controparte in causa, quindi UEFA e governi del calcio nazionali, che si stanno già opponendo in maniera univoca e decisa alla costituzione di questa nuova Superlega. E la sensazione è che la battaglia sarà tirata e senza esclusioni di colpi da ambo le parti.

le 12 squadra “fondatrici” della Superlega. fonte: https://sport.sky.it/calcio/2021/04/18/superlega-progetto-che-cose

Perché questa scelta? Cosa ne ricavano i club partecipanti?

 Le ragioni dietro questo “ammutinamento” sono ovviamente di derivazione economica. Da tempo i club, e specialmente quelli più blasonati, con le proprietà più ricche, lamentano un’ingiusta ripartizione nella gestione delle entrate europee gestite dall’ UEFA.

Sarebbe questa colpevole di trattenere per sé un ammontare della torta troppo grande, rispetto a quanto ripartito poi con le squadre che partecipano alle competizioni. Oltre a questi ipotetici dissapori, impossibile non citare le conseguenze della pandemia, che ha di fatto, ed evidentemente, fatto saltare le corde del meccanismo. Un sistema a dir la verità, ma è cosa nota, già in bilico. Quante proprietà abbiamo visto fallire negli ultimi anni? Quanti cambi al vertice di questa o quella squadra? Lo stop da covid, gli stadi vuoti, la ricontrattazione dei diritti televisivi; è chiaro come ormai il banco sia saltato.

È per correre ai ripari, per evitare il fallimento, che le società che controllano i maggiori club europei stanno tentando questa via. Solo pochi numeri: nel 2020, su una stima di ricavi commerciali lordi pari a circa 3 miliardi di euro, la UEFA ha destinato un totale di circa 2 miliardi da ripartire tra le squadre partecipanti la Champions League. In accordo con il comunicato, la nuova competizione europea dovrebbe garantire, a fronte di una sottoscrizione di entrata pari a 10 milioni, un ipotetico ricavo netto iniziale di 3,5 miliardi, da spartire ovviamente tra i pochi invitati al tavolo.

Quindi cosa ne ricavano i club? Una montagna di soldi.

 

Le reazioni del mondo del calcio. La posizione dell’UEFA, della FIFA, e a seguire..

Inutile dire che l’UEFA, l’organizzazione che gestisce le competizioni continentali europee, ha condannato duramente il progetto della superlega. Oltre alle dichiarazioni dei portavoce, già rimbalzano nelle principali testate giornalistiche sportive notizie di cause mastodontiche contro l’operato dei grandi club. Stando a quanto scritto, la linea dura prevede battaglie legali, espulsione dai campionati di appartenenza, addirittura l’impossibilità per i giocatori delle squadre costituenti la superlega di poter disputare i tornei intercontinentali con le proprie nazionali. Dopo nemmeno 24 ore dall’annuncio il clima è infuocato, e quella che abbiamo davanti si prospetta come una lotta di potere di proporzioni mai viste finora nel mondo del calcio.

Oltre alla curiosità sui possibili sviluppi di una vicenda che costituisce un unicum nella storia del calcio Europeo, ci tengo a esprimere un modesto e umilissimo parere personale. In questa storia, al di là di come evolverà e di come andrà a finire, non ci sono buoni e cattivi. Non c’è un prepotente e una parte lesa. I grandi club fautori della Superlega e l’UEFA, con i relativi governi del calcio nazionali, sono due facce della stessa medaglia.

Il Calcio, quello vero, quello che appartiene ai tifosi, invocato adesso a gran voce da quanti remano contro questa nuova lega europea, sono anni che non c’è più. Semmai questa “scissione” è semplicemente l’evoluzione naturale di un sistema, quello economico, che ha fagocitato questo sport.

Gli esempi da portare sarebbero interminabili; le piccole squadre ormai non possono competere con le “big”, perché la discrepanza tra i fatturati è enorme. Discrepanza economica che si esplica in strutture migliori, giocatori migliori, guadagni televisivi migliori, senza possibilità di invertire il ciclo. Con il risultato che i forti saranno sempre più forti e quindi più ricchi.

Vogliamo parlare della situazione delle categorie inferiori invece? Società che falliscono, brogli, mancanza di investimenti da parte delle federazioni calcistiche nazionali; oggi per emergere più che uno stop o un gran tiro da fuori, un giocatore deve pagare 20, 30, 40mila euro, e forse la società per cui gioca gli garantirà una maglia da titolare.

Ma ancora, l’assegnazione da parte della FIFA del mondiale di calcio 2022 al Qatar? Ma sulle maglie c’è il gagliardetto del “say no to racism”, tanto basta per soprassedere..

Il dio del calcio.

La costernazione di fronte a tutto ciò è grande. Che il calcio sia uno sport malato, e non certo da ieri notte, è chiaro a tutti. Se continuiamo a guardarlo, a fare “buon viso a cattivo gioco”, è perché poi in fondo ci va bene così, un po’ per pigrizia, un po’ per genuino amore verso le nostre squadre del cuore, che siamo abituati a tifare da quando, piccolini, guardavamo il tripudio di bandiere della curva (permettetemi, io verso Sud).

Se la strada intrapresa è questa, se ormai la devozione è solo e soltanto al dio denaro, cosa possiamo fare noi comuni mortali? Probabilmente niente, Superlega o no, questo è il calcio di oggi. Che sogno sarebbe non stipulare più abbonamenti, non comprare più biglietti, azzerare l’interesse verso il calcio per un anno soltanto. Basterebbe per mandare gambe all’aria presidenti, manager, procuratori, calciatori milionari, reti televisive e via discorrendo. Ma questo è solo un sogno, e sospetto che da buoni spettatori paganti quali siamo, non ci rimane che restare a guardare.

“..Si yo fuera Maradona viviría como él

Mil cohetes, mil amigos, lo que venga a mil por cien

Si yo fuera Maradona saldría en Mondovision

Pa’ gritarles a la FIFA que ellos son el gran ladrón..”

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