Il nuovo libro del professor Luciano Canfora: “La Metamorfosi” della sinistra

Il nuovo libro del professor Luciano Canfora: “La Metamorfosi” della sinistra

Una commemorazione non è soltanto un momento per ricordare con nostalgia il passato, ma può essere un’ottima occasione per riflettere sul presente in modo tale da rendere la storia non soltanto l’adorazione delle ceneri ed elevarla invece alla conservazione del fuoco per citare un celebre pensiero di Adorno. In quest’ottica il nuovo libro di Luciano Canfora risulta essere un tentativo perfettamente riuscito di utilizzare la storia a livello pubblico e sociale per riflettere su che cosa sia diventata la sinistra oggi. L’intento del libro è infatti quello di ripercorrere brevemente il cammino che ha condotto una formazione politica (quella educata nel Pci), per progressive trasfigurazioni, a farsi alfiere di valori antitetici rispetto a quelli su cui era sorta, come si apprende all’interno del saggio stesso. Comprendere e rendersi conto di un cambiamento così grande senza una rigorosa analisi storica risulterebbe infatti impossibile, perché, citando le parole dell’autore, se è vero che il tempo trasforma tutto, nulla nasce dal nulla.

Due fondazioni per un solo partito

L’analisi storica del saggio parte dalla considerazione che il fu PCI è nato due volte e pur mantenendo invariato il nome, a queste due nascite sono seguite due vite diverse. La prima è la fondazione storica di cui ricorre il centenario e segue la scissione di Livorno dal partito socialista, mentre la seconda fa riferimento al partito nuovo ideato da Togliatti nel 1944.

Se la prima nascita è successiva a eventi capitali come la Grande Guerra e la Rivoluzione d’ottobre, oltre che gli ulteriori sconvolgimenti politici interni avvenuti in Italia, la seconda nascita avviene dopo la Seconda Guerra Mondiale e il ventennio fascista. I nessi fra causa ed effetto in storia come nella vita non sono mai fredde operazioni scientifiche, ma allo stesso tempo sono innegabili e infatti, in entrambi i casi i grandi eventi sopracitati del ventesimo secolo hanno lasciato strascichi impossibili da ignorare. L’inizio della Grande Guerra aveva infatti creato aspettative nelle classi operaie di poter finalmente cominciare a contare qualcosa nella vita politica del paese, ulteriormente accresciute poiché coloro che esercitavano il potere politico in Italia e non solo erano stati piuttosto prodighi di promesse nei loro confronti.

Queste promesse erano state ovviamente disattese al termine del conflitto e allo stesso tempo gli avvenimenti russi portavano con sé un’eco e nuove prospettive di protagonismo nella vita politica per i soggetti subalterni. Per questi motivi Canfora rileva come il partito nato nel 1921 si configuri come rivoluzionario e fortemente internazionalista. Vent’anni di fascismo e la seconda guerra mondiale portano il nuovo leader del Partito Comunista Italiano Palmiro Togliatti a tracciare una linea completamente differente, ispirata anche dalle direttive di quella potenza mondiale che era diventata l’Unione Sovietica. Il nuovo partito nasce quindi con l’idea di essere nazionale e inserito nel sistema democratico, ponendosi come una formazione socialdemocratica. La sfida di questo partito è però quella di cambiare la democrazia borghese ritenuta formale e di renderla a tutti gli effetti sostanziale.

Le classi dirigenti di questo nuovo partito non sono però state in grado di essere all’altezza di questa sfida, secondo Canfora sia per una mancanza di audacia che per la perdita di contatto con quelle classi sociali di cui si dava per scontato il sostegno a priori. Chi scrive questo breve articolo è particolarmente d’accordo con l’opinione del professor Canfora, anche per quanto riguarda la figura di Enrico Berlinguer, di indiscutibile ed altissima levatura morale ma troppo spesso agiograficamente ricordato con una melensa e stucchevole retorica degna del peggior Walter Veltroni. Anche da questa sconfitta è nato il Partito Democratico.

L’europeismo? L’internazionalismo dei benestanti

Il libro si apre e si chiude con l’analisi dell’europeismo, probabilmente unico valore realmente autentico dell’odierna sinistra. Con grande schiettezza e senza giri di parole si afferma infatti che l’attuale semi-sinistra sa bene che l’europeismo, brandito con retorica e fastidiosa insistenza, non è che la figurazione romantica di una realtà intrinsecamente e prosaicamente iperliberista. Da un lato giustamente si cita la figura del sempre troppo ricordato Luciano Gallino, secondo il quale la difficoltà di concepire un’alternativa o anche semplicemente una critica al binomio liberismo-europeismo sia dovuta alla vittoria delle classi possidenti e in questo senso non si può non citare il libro di Marco Revelli dall’emblematico titolo La lotta di classe esiste e l’hanno vinta i ricchi. Dall’altro però l’analisi di fondo di Canfora è che quel nuovo partito nato per cambiare la democrazia borghese, sia stato al contrario cambiato dalla democrazia borghese con il risultato di assorbire quei valori e quel modo di vedere il mondo un tempo criticato e combattuto.

Il libro però estende questo fallimento non solo al PCI, ma a tutti i partiti politici del ventesimo secolo nati con istanze di rinnovamento radicale, tesi giustificata dalla citazione del democristiano Fanfani per il quale era necessaria una rivolta universale contro la civiltà capitalistica, poiché l’assenza di regole e le tendenze di fondo insite in tale civiltà avevano portato a due conflitti mondiali. Questa civiltà ha però vinto il confronto con i partiti politici, a tal punto che oggi esiste un’economia politica e non una reale possibilità di concepire politiche economiche da parte degli organismi di rappresentanza. Se da un lato la sconfitta dei partiti è evidente, dall’altro è altrettanto evidente che la vittoria di questa civiltà non porta un reale miglioramento delle condizioni umane, anzi. Di conseguenza oggi più che mai è chiara la necessità di giungere a una democrazia sostanziale e non più formale, ma come si chiede lo stesso Canfora al termine del libro: potrà la odierna socialdemocrazia (fenomeno in prevalenza europeo), scoordinata com’è e frastornata, reggere alla prova della vittoria planetaria del capitale finanziario? Opinione umile di chi scrive è che la vittoria del capitale finanziario potrà essere rovesciata soltanto attraverso la rottura della legalità attualmente vigente.

Luciano Canfora, professore emerito presso l’università di Bari è un filologo classico, storico, saggista e accademico italiano.

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