Fake for Real, una mostra tra contraffazione e autenticità

Fake for Real, una mostra tra contraffazione e autenticità
Fake for Real (credit: House of European History)

La nuova mostra temporanea alla Casa della Storia Europea fino al 20 ottobre 2021

Nella cornice bucolica del Parc Léopold, nel cuore “europeo” di Bruxelles, in un affascinante edificio della metà degli anni Trenta storicamente e socialmente denso di significati – una ex clinica dentistica per bambini sfavoriti, fortemente voluto dal benefattore George Eastman – sorge la Casa della Storia Europea, ambizioso progetto di museologia interattiva. L’edificio, acquisito nel 2008 dal Parlamento europeo e aperto al pubblico nel 2017, ospita una mostra permanente di mastodontiche dimensioni e, dal 24 ottobre 2020 al 20 ottobre 2021, anche la terza mostra temporanea che affronta la controversa e attualissima tematica Fake for Real: a History of Forgery and Falsification. La storia della contraffazione e del “falso”, di natura dichiaratamente trasversale e che travalica le frontiere geografiche, storiche e sociali, ha da sempre sedotto e alimentato le fantasmagorie immaginative di scienziati, letterati e artisti, nonché plasmato, più o meno consapevolmente, la percezione della realtà, alterandone la comprensione ma allo stesso tempo favorendo una pretestuosa evasione estetica, mitologica, emozionale. 

Un vasto percorso cronologico che intreccia un denso percorso tematico

Il tema, di per sé quasi incontrollabile per la sua vastità, è stato acutamente studiato secondo criteri ben definiti che abbracciano la sfera del “falso” nelle sue accezioni più disparate, mantenendo sempre ben salda una linea storica e cronologica che intreccia sei principali tematiche. Dalla legittimazione del potere temporale allo scardinamento degli ideali religiosi, dalla creazione leggendaria delle nazioni alla dimensione “etnologica” che ha forgiato l’identità nazionale, dall’effettiva falsificazione di oggetti a scopi commerciali, militari, politici e strategici ai radicali cambiamenti introdotti dalla stampa nella circolazione e nella manipolazione delle notizie, fino all’attuale, urgente e drammatica era della disinformazione (della cui potenza la “disinfodemic” scaturita dal Covid-19 sta offrendo una dimostrazione tangibile) Fake for Real permette di sviluppare una riflessione profonda e più consapevole dell’impatto della manipolazione nella rappresentazione del mondo. Un denso percorso, disseminato di casi-studio, dimostra la specificità e la frammentarietà del falso, in cui ogni esempio è manifestamente legato alla contestualità dell’epoca in cui è stato creato, ma allo stesso tempo del quale si possono riconoscere le ripercussioni e gettare le basi per l’analisi e la rivalutazione critica nel presente. Gli artefatti, provenienti da tutta Europa, e i documenti di rilievo (tra i più celebri la controversa Donazione di Costantino, rimasta incontestata fino alla polemica esegetica di Lorenzo Valla) sono anatomicamente scomposti con rigore scientifico e audaci accostamenti, pur mantenendo la bilanciata impronta educativa – e interattiva – di cui il museo è ambasciatore. 

Fake Burberry slippers (credit: House of European History)

La mostra pullula inoltre di aneddoti, curiosità e reperti poco noti anche agli “addetti ai lavori”, tra antiche e moderne falsificazioni: se è più comune e noto ammirare in una mostra reperti e reliquie manipolate a scopi commerciali e liturgici, è sicuramente meno usuale imbattersi in una vetrina nella quale sono esposti gli oggetti-feticcio della disillusione odierna, falsi miti che modellano la nostra società tra desiderio di riconoscibilità individuale e conformità collettiva. Quando il romantico desiderio di autenticità incontra la storia e le vicende umane, il risultato può essere sorprendentemente sbalorditivo: lo dimostra, ad esempio, la vicenda del falsario Han van Meegeren, di per sé criminalmente colpevole di aver sapientemente e intenzionalmente contraffatto i capolavori degli antichi maestri fiamminghi, ma salito agli onori della cronaca per aver a sua volta venduto buona parte delle opere all’autentico criminale che la storia del ventesimo secolo abbia mai conosciuto: Hermann Göring. 

Han Van Meegeren (credit: France Culture)

Tra salvifiche contraffazioni che hanno risparmiato la vita di deportati, prigionieri e civili, alla deliberata damnatio memoriae che ha invece distrutto il ricordo (materiale e immateriale) di personalità e civiltà, dalla ricostruzione arbitraria di una nuova scienza e di un nuovo potere identitario alla manipolazione di documenti e filmati a scopi di propaganda e “distrazione” di massa, Fake for Real si configura come un percorso narrativo, ma soprattutto uno strumento complesso e utile per decifrare i segni contraddittori della realtà, scevra da pregiudizi e preconcetti.          

  

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