Ferrari: Montezemolo lascia. Marchionne nuovo presidente del Cavallino

Ferrari: Montezemolo lascia. Marchionne nuovo presidente del Cavallino

luca-cordero-di-montezemoloL’annuncio è arrivato ieri mattina. Dal 13 ottobre 2014 Luca Cordero di Montezemolo lascerà la presidenza della Ferrari e a sostituirlo sarà l’amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne in persona, almeno per il momento. Secondo il settimanale Autosprint, i due si erano incontrati in un lungo faccia a faccia a Maranello martedì per chiarire le modalità dell’addio.

Il presidente della Ferrari percepirà una buonuscita che, secondo Il Fatto Quotidiano, si aggirerebbe intorno ai 27 milioni di euro, di cui 13,7 pagabili in vent’anni e già previsti da un’indennità fissata nel 2003 e 13,2 che corrisponderebbero agli emolumenti che Montezemolo avrebbe incassato fino a fine 2017, data di scadenza del suo contratto. In più, il presidente della Ferrari avrà il diritto di acquistare prodotti del gruppo Fiat ad un prezzo agevolato e potrà usufruire di servizi attinenti la sua sicurezza.

Già nello scorso weekend Marchionne aveva puntato il dito contro gli scarsi risultati in Formula 1 di quest’anno e aveva anche elogiato Montezemolo per i brillanti risultati commerciali raggiunti con la vendita delle vetture stradali ma nell’ultimo numero di Autosprint vengono rese note le vere cause dell’allontanamento dell’Avvocato bolognese. Pare infatti che i dissapori tra Marchionne e Montezemolo siano cominciati verso il 2009, ai tempi della nascita dell’accordo Fiat-Chrysler. Già da allora sembra che Marchionne avesse in programma di integrare la Ferrari con tutti gli altri marchi del Gruppo Fiat-Chrysler e che Montezemolo avesse invece una visione completamente opposta, cioè quella di mantenere si la Ferrari sotto il controllo Fiat ma di mantenerne anche la totale autonomia decisionale e organizzativa, strategia iniziata con Enzo Ferrari e proseguita poi dall’Avvocato Gianni Agnelli.

Strategia che ha sempre avuto un senso ben preciso, poiché la Ferrari non è una marchio qualunque, è un’eccellenza italiana e mondiale e deve essere gestita in modo particolare, del tutto diverso rispetto a costruttori generalisti come Fiat. In tutta questa vicenda ha giocato un ruolo importante John Elkann che in quanto rappresentante della famiglia ha appoggiato da sempre la politica di Marchionne, mentre invece Montezemolo è rimasto di fatto “solo” all’interno delle gerarchie del Gruppo Fiat dopo il ritiro delle anziane sorelle di Gianni Agnelli.

Non potendolo attaccare sui risultati di vendita poiché quest’anno pare che la Ferrari dichiarerà il suo utile del 2014 da record che dovrebbe aggirarsi intorno ai 400 milioni di Euro (e già solo per questo la buonuscita milionaria di Montezemolo ci sta tutta, oltre ai diversi Mondiali vinti in Formula 1), Marchionne ha sfruttato l’argomento degli scarsi risultati in Formula 1, un pretesto per liberarsi di una presenza ingombrante e contraria alla sua strategia di integrare le attività della Ferrari con quelle di Maserati e Alfa Romeo, che non hanno però alcuna autonomia da Fiat Auto. Marchionne ha il grande merito di aver salvato la Fiat dal fallimento nel 2005 e di aver sottoscritto un provvidenziale accordo che ha portato poi all’acquisizione di Chrysler garantendo di fatto il futuro all’azienda, ma sul fronte della Formula 1 è totalmente privo di esperienza rispetto a Montezemolo, il quale è stato pilota da giovane, è stato il braccio destro di Enzo Ferrari negli anni 70 ed ha avuto un ruolo importantissimo nell’ingaggio di Niki Lauda che portò a vincere due Mondiali Piloti nel 1975 e 1977 e tre Mondiali Costruttori nel 1975, 1976 e 1977.

Poi non ci si può certo dimenticare della sua lunghissima e vincentissima presidenza della Ferrari dalla fine del 1991 fino al 2014, che portò alla vittoria di sei Mondiali Piloti con Michael Schumacher nel 2000, 2001,2002,2003,2004 e con Kimi Raikkonen nel 2007 oltre agli otto Mondiali Costruttori vinti nel 1999, 2000, 2001, 2002,2003,2004,2007 e 2008. Montezemolo lascia quindi un’azienda in ottimo stato, la lascia mille volte migliore rispetto a come l’ha trovata, sia dal punto di vista commerciale che dal punto di vista agonistico e sportivo. Ci auguriamo che il neo-presidente Marchionne, ai quali vanno i nostri migliori auguri di buon lavoro, riesca a riportare la Scuderia di Formula 1 ai fasti di Montezemolo ma ricordiamoci sempre che la Formula 1 non è il calcio e non basta cambiare l’allenatore per tornare vincenti già dall’anno prossimo.

Alessandro Cristiano
11 settembre 2014

 

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook