I 100 giorni di AIP. “Cerchiamo di portare equilibrio dove crediamo non ci sia”

I 100 giorni di AIP. “Cerchiamo di portare equilibrio dove crediamo non ci sia”
"Fonte: pagina Facebook Associazione Italiana Pallavolisti"

Lo scorso 20 ottobre si è tenuta, in via telematica, la prima conferenza stampa dell’Associazione Italiana Pallavolisti a 100 giorni dalla sua fondazione. Ne avevamo già parlato poco dopo il 26 giugno, giorno in cui a Roma è stato firmato l’atto costitutivo presso lo studio del notaio Vincenzo Davide Greco, e da quel momento sono passati già tre mesi. Quella di ieri è stata la prima occasione per per sentire raccontare dall’intera associazione quanto fatto in questo certamente non facile periodo di attività e vedere assieme il presidente Giorgio De Togni, i vertici AIP, il Consiglio Direttivo, i Soci Fondatori e Fiduciari.

La fondazione e i numeri

Il presidente Giorgio de Togni e il segretario generale Federico Centomo hanno fin da subito sottolineato come l’associazione sia nata in un periodo non facile come quello del Coronavirus, ma non espressamente per questo motivo. L’esigenza di avere un’associazione di categoria per i pallavolisti era qualcosa che da molto tempo l’intero ambiente chiedeva, e quindi questo è stato il motivo della sua nascita. A questo si aggiunge poi l’esigenza di avere un confronto generale fra le diverse categorie di giocatori.
La fondazione è stata anticipata da diversi confronti fatti nel corso di diversi mesi prima con i ragazzi di A3, poi con quelli di A2 e infine con quelli della massima serie; sono stati creati dei sondaggi per capire il sentiment degli atleti e diversi sono stati i confronti con alcune personalità dell’ambiente e non: ad esempio è stato ricercato il dialogo con Ezio Longo, presidente di Aipav (associazione di giocatori che ha cessato la propria attività) per capire gli errori fatti in passato, Damiano Tommasi, Damiano Pippi.
Centomo, dopo aver presentato l’intero organigramma dell’associazione, ha voluto render noti anche i nomi di altre persone che hanno collaborato alla creazione di AIP come Simone Tiberti, Daniele Sottile, Gaia Moretto e Valentina Arrighetti, che è stata un ponte fondamentale fra la realtà maschile e quella femminile.
Dopo la fondazione sono poi stati aperti diversi tavoli di confronto e condivisione con le Leghe, con i Medici del Volley, con i procuratori e con altre associazioni come l’Associazione Italiana Calciatori e l’Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani. Il grande assente è l’incontro con il presidente della Federazione Cattaneo, che ancora sembra non aver risposto alla richiesta di un incontro ufficiale.

Marco Falaschi, uno dei vicepresidenti, ha poi fatto il punto di come sta andando l’attività dell’Associazione numeri alla mano: le iscrizioni sono state aperte il 20 luglio e fin’ora si sono iscritti più di 400 atleti, di cui il 75% dei giocatori italiani di Superlega, il 50% in A2 e il 20% in A3. Nel campionato femminile invece le iscritte di A1 sono state circa il 40% delle atlete, il 20% in A2. A proposto di numeri, ha poi aggiunto come essendo un’associazione nata dalle categorie minori, è importante che le iscrizioni crescano soprattutto lì.
Concordando con gli altri ha poi affermato “Si vuole entrare in ogni spogliatoio, facendo capire l’importanza di avere un’associazione di categoria”. L’obiettivo è quello di raggiungere in qualche settimana 500 tesserati.

Le criticità

Il percorso di questi 100 giorni non è stato certamente sempre facile: Alessia Lanzini, vicepresidente, ha raccontato come nell’ambiente femminile l’Associazione non sia stata subito vista di buon occhio, in serie A2 soprattutto. Lo scontro e il confronto è avvenuto soprattutto con i procuratori che inizialmente non avevano capito il ruolo di AIP, credendola come un’associazione terza fra le atlete e loro: le giocatrici infatti, rispetto ai colleghi uomini, hanno cercato più spesso il parere dei propri procuratori nel momento di un loro possibile tesseramento. Altre difficoltà riscontrate sono state il disinteresse di alcuni atleti e la diffidenza generale di molti nei confronti di qualcosa di nuovo che stava cercando di farsi strada.
Federico Masi ha sottolineato bene come la difficoltà sia stata quella di far comprendere come AIP non nasce per rompere un sistema, ma fa parte di un sistema che coinvolge tutti gli atleti”.

Il futuro dell’associazione

Durante la conferenza stampa è intervenuta anche Cristina Chirichella, giocatrice dell’Agil Volley nonché capitano della Nazionale femminile, che si è detta molto rassicurata e protetta nel momento in cui l’Associazione si è schierata a fianco degli atleti nel caso dell’Allegato 3 del protocollo, esortando poi quanti più atleti a tesserarsi perché “Più siamo più la voce verrà ascoltata”.
Sia Lanzini che Falaschi che il vicepresidente Masi affermato a gran voce come l’obiettivo di AIP sia proprio quello di creare un grosso spogliatoio dove i giocatori di ogni categoria e livello possano sentirsi rappresentati, e dove ognuno di loro possa sentire a sua volta l’associazione vicina e di sostegno in ogni problema ci possa essere. Sono già stati avviati anche diversi progetti che riguardano dual career e post career. “Cerchiamo di portare equilibrio dove crediamo non ci sia, abbiamo la volontà di essere presenti sempre”, questa quanto affermato da Masi.

Temi attuali

L’associazione fin dall’inizio si è subito messa in prima linea nelle discussioni che hanno mosso il mondo della pallavolo degli ultimi mesi, dall’Allegato 3 del protocollo alle questioni che hanno coinvolto i giocatori Lanza e Lloyd. L’AIP ha espresso vicinanza anche a Michele Baranowicz, e tramite la voce dell’avvocato Luca De Giorgio ha affermato: “Ci sentiamo di dire che il regolamento federale ha dei passaggi troppo stringenti, che non si confanno alla realtà.”
Dal presidente De Togni è arrivata poi un’esortazione in merito alla questione Coronavirus raccontando che è stata chiesta a tutti i giocatori una presa in carico di responsabilità dal momento che “bisogna riuscire a dare l’esempio per evitare che si blocchi alcun campionato. Lo sport non è nocivo, è una realtà che sta cercando di andare avanti con grande responsabilità”.

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