Lorenzo Fontana: un ministro per alcune famiglie

Lorenzo Fontana: un ministro per alcune famiglie

Il concetto di laicità implica la limitazione reciproca a favore della libertà di tutti, ci permette di dire che il credo religioso di una persona non rappresenta un problema per lo svolgimento di un incarico istituzionale, purché, è ovvio, non diventi vincolante.

Eppure le dichiarazioni di questi ultimi giorni del ministro per la Famiglia e la Disabilità, Lorenzo Fontana, deludono in pieno le premesse di laicità e pluralismo sulle quali dovrebbe reggersi un paese democratico. La figura di Fontana e le sue derive reazionarie dividono l’opinione pubblica: che questo sarebbe stato il governo del cambiamento non hanno fatto che ripetercelo, anche oggi il presidente del Consiglio Conte durante il suo discorso a Palazzo Madama, e forse potrà esserlo sotto alcuni aspetti, ma è bene precisare che ‘cambiamento’ non significa niente, è una parola completamente vuota perché può potenzialmente essere e significare qualunque cosa. Si cambia, certo, ma come? Cosa? Perché restaurare è da considerarsi cambiare?

È vero, il neoministro dell’Interno Matteo Salvini ha garantito che le dichiarazioni di Fontana non trovano riscontro nel contratto gialloverde, ma ciò non lenisce la loro gravità. Lontane dallo spirito dell’integrazione e del pluralismo etico, denotano un totale scollamento dal momento storico in cui stiamo vivendo. Per questo, non voglio un ministro per la Famiglia cattolico che fa della sua religione il non plus ultra del diritto al riconoscimento.

Non voglio un ministro per la Famiglia che sostiene l’inesistenza delle famiglie arcobaleno per la legge italiana: non è così, qualcuno lo avverta. In merito a questo, in una lettera al quotidiano Tempo, Fontana si difende dalle critiche sostenendo che «abbiamo affermato cose che pensavamo fossero normali, quasi scontate: che un Paese per crescere ha bisogno di fare figli, che la mamma si chiama mamma (e non genitore 1), che il papà si chiama papà (e non genitore 2)».

Non voglio un ministro per la Famiglia cattolico per la legge Cirinnà, una legge combattuta, desiderata e arrivata soltanto due anni fa. Fontana ha intenzione di battersi per una “normalità” che non ha mai avuto bisogno di difendersi; considera le critiche che gli sono state mosse «una rivolta delle élite che non ci spaventa. Mai come in questo momento battersi per la normalità è diventato un atto eroico», definisce queste critiche «la dittatura del pensiero unico».

La senatrice Cirannà ha risposto al neoministro esortandolo a rivedere le sue posizioni: «negare l’esistenza vuol dire far ripiombare nel buio, nell’ombra, nell’arretratezza giuridica e culturale le coppie di persone dello stesso sesso e in particolare i loro bambini. […] Che lei si definisca cristiano a me va benissimo. Ognuno può professare per il credo che ha. Il punto però è che lei ha giurato sulla Costituzione, fa il ministro della Repubblica Italiana. Anche se questa cosa non le piace, lei è il ministro di tutti i cittadini italiani».

In seguito alle dichiarazioni di Fontana, si è espressa anche la presidente dell’associazione Famiglie Arcobaleno, Marilena Grassadonia, madre di tre bambini insieme a sua moglie Laura Terrasi: «sono esterrefatta nel vedere un ministro della Famiglia così distaccato dalla realtà in cui vive. Come fa un ministro della Repubblica ad affermare che noi e i nostri figli non esistiamo, quando non solo i nostri bambini sono perfettamente inseriti nella società, nella scuola, tra i loro coetanei, ma decine di sentenze della Corte Costituzionale, della Cassazione e sempre più comuni che riconoscono i nostri figli alla nascita, certificano che noi esistiamo a tutti gli effetti, anche giuridicamente, per lo Stato italiano. I nostri figli non sono una ideologia, sono una realtà. E soltanto Mussolini in questo paese aveva provato a negare il nostro diritto di esistere. Il ministro Fontana però ha giurato sulla Costituzione e dunque mi aspetto che sia il ministro di tutti gli italiani, anche dei nostri bambini. In Italia esiste un reale pericolo di omofobia e parole come queste possono essere pericolose, proprio nei confronti dei più indifesi, cioè i più piccoli. Ma di fronte a queste affermazioni mi chiedo cosa farà il Movimento 5 Stelle, alleato di governo della Lega, ma i cui sindaci, in gran parte, stanno trascrivendo i certificati di nascita dei figli delle coppie omosessuali. O addirittura iscrivendoli alla nascita come ha fatto la sindaca Appendino».

Non voglio un ministro per la Famiglia cattolico per la legge sul Testamento Biologico e per la legge 194 sull’aborto. Due temi che Fontana racchiude nella macroarea: “Quella per la vita è la battaglia finale”. Considera l’aborto “la prima causa di femminicidio nel mondo” e ha dichiarato di voler «intervenire per potenziare i consultori così di cercare di dissuadere le donne ad abortire», con l’intento di «lavorare per invertire la curva della crescita che nel nostro paese sta diventando davvero un problema». In merito all’eutanasia ha invece sentenziato che «se non si rispetta la vita dal concepimento alla fine naturale, si arriva ad aberrazioni».

Non voglio un ministero della Famiglia cattolico proprio in ragione dell’articolo 7 della Costituzione in cui «Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani», mentre su queste basi due poteri diverrebbero uno soltanto.

Non voglio un ministro che confonde la sua carica con il diritto di fare proselitismo alla buona, che cita San Pio X per legittimare le sue posizioni, «vi chiameranno papisti, retrogradi, intransigenti, clericali: siatene fieri!», per poi concludere «noi siamo fieri di non aver paura di dirci cristiani, di dirci madri, padri, di essere per la vita».

Chi è il ministro Fontana

È lui stesso a qualificarsi “veronese e cattolico”. 38 anni, laureato in Scienze Politiche, fedele alla Lega Nord dall’età di 16 anni, sposato con doppio rito e padre di una bambina. A 22 anni diventa consigliere della terza circoscrizione del comune di Verona, a 27 anni consigliere comunale e a 29 anni entra nel Parlamento Europeo e vi rimane per due mandati. Fontana, adesso ministro, ma anche parlamentare, vicesindaco di Verona, vicepresidente della Camera dei deputati, vice segretario federale della Lega. Il ministro per la Famiglia e la Disabilità tifa per l’Hellas Verona, la squadra a forma di svastica cantata dagli ultrà pro-Hitler della curva Sud, in cui anche il ministro è presenza fissa da tempi remoti.

Convinto delle persecuzioni in atto contro la religione cristiana in Europa e nel mondo, da ex parlamentare europeo leghista ha proposto “la difesa dei cristiani nei paesi a maggioranza musulmana, la cristianofobia e la protezione culturale dei beni culturali cristiani in Europa e la necessità di assistenza specifica per i rifugiati cristiani”.
Fervido sostenitore della campagna per le nascite ha proposto “il rilancio della natalità in Europa”, che, oltre agli immigrati, è l’altra causa della tanto temuta “sostituzione etnica” in atto. Nel marzo 2016 ha parlato di “equiparazione giuridica della compravendita di bambini attraverso la pratica della maternità surrogata alla tratta di esseri umani e di organi”.

Devoto al cattolicesimo e al leghismo più intransigente, Fontana si è battuto, con successo, contro la Relazione Estrela su fecondazione a single e lesbiche, limitazione dell’obiezione di coscienza all’aborto degli operatori sanitari, educazione sessuale nelle scuole pro LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transgender), educazione dei medici pro LGBT. Si è anche opposto alla Relazione Lunacek, aperta alle nozze gay, ai corsi di educazione sessuale pro LGBT per bambini e che considera omofobo chi si batte per la famiglia tradizionale.
Profondo stimatore di Vladimir Putin, il ministro per la Famiglia e la Disabilità lo considera “il riferimento per chi crede in un modello identitario di società” e poco conta quanti diritti vengano annientati. Ammiratore del Front National di Marine Le Pen è stato tra gli europarlamentari promotori dell’alleanza tra il partito dell’estrema destra francese e la Lega.

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