Sotto la maschera, ovvero nostalgia di un sorriso

Sotto la maschera, ovvero nostalgia di un sorriso
Covid 19. Fonte: freepik

Diradano già le nebbie dell’alba e il primo sole di aprile sfodera tutti i colori di una natura che, obbedendo alle sue leggi eterne, non si arrende alle debolezze di un’umanità in profondo disorientamento.

Dietro lo schermo delle maschere, ciò che ci manca è l’ombra di un sorriso. Gli occhi soltanto riescono a rivelarci ciò che si agita dentro di noi, assai più delle parole frettolose, delle frasi ormai di prammatica. Da quello sguardo riusciamo a capire se tra noi e l’altro corre un buon rapporto o se affiora qualche remora. Già,  le pupille possiedono un loro chiaro linguaggio che giunge da dentro, sanno sorridere e sanno inumidirsi di lacrime, sanno raccontarci le loro vere emozioni.

La gente corre, preferisce non parlare, ognuno coi suoi problemi del periodo più o meno pesanti sulle spalle. I giovani, inseguendo i loro sogni andati disattesi dall’emergenza sanitaria ed economica, scendono in piazza facendo esplodere la loro legittima rabbia con provocatorie mascherate carnascialesche. Altri, col pranzo e cena assicurati da genitori e nonni,  gironzolano ripetutamente con il cane da portare a spasso nel loro quartiere periferico ove  la coltre del silenzio è talmente spessa da potersi tagliare con il  coltello.

Per aspera ad… Astra

I vecchi,  obbedienti alle regole, si mettono in file chilometriche nella speranza di ricevere un vaccino “laqualunque”, che non si sa bene quale sarà, se ci sarà o non ci sarà, se le scorte  saranno  sufficienti per coprire  l’intervallo tra la prima e la seconda  dose, il cosiddetto richiamo. A meno che, nel frattempo, non esca fuori un vaccino miracoloso in unica dose di cui già si vocifera.  Anche gli esperti del settore brancolano essi stessi come in una stanza semibuia, giostrandosi  tra una videochiamata e l’altra, puntualmente interrotti da qualche conduttore di trasmissione tv nel momento preciso che l’utente comincia a capirci  qualcosa. Una bella manfrina.

Il bubbone di Astrazeneca  ha dato una bella scossa alla cittadinanza. Gli indici della statistica ufficiale ci dicono che non esiste se non una minima percentuale di decessi per trombosi a seguito della somministrazione di questo prodotto. Vale a dire insomma che si muore assai più viaggiando in aereo o in un incidente  su strada…  E, al proposito, viene in mente la famosa poesia di Trilussa dal titolo “La statistica”,  laddove  la genialità romanesca dello scrittore  offre uno squarcio assai significativo  sull’attendibilità delle “percentuali”.

La gente è in realtà  umanamente spaventata.  Ma  soffiare sul fuoco come accade su certi titoli di stampa sembra soltanto un’operazione  dissennata. Il cittadino ha  solamente bisogno di certezze   e attende che vengano completati  al riguardo gli studi dell’Ema (Agenzia Europea del Farmaco). Quanto si chiede dunque è la massima trasparenza.

Dove trovare quindi un po’ di fiducia se non negli occhi dei pochi che ci circondano in queste chiusure da lock-down, nella voce amica dei nostri cari che ogni giorno puntualmente sentiamo per telefono (quando funzionano), nella speranza viva di poterci infine riabbracciare  togliendoci dal viso questa maschera bugiarda.

Covid 19. Fonte: freepik
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