Turismo, dal successo al rischio sostenibilità
Serve una visione strategica per governare a lungo termine l’impatto dei flussi e difendere le nostre località dall’overtourism
L’Italia si conferma la meta turistica preferita tra le destinazioni europee anche per l’estate 2026. Con un tasso di saturazione del 51,2% il Belpaese registra un’occupazione dei posti letto significativamente superiore a quella di competitor diretti come la Spagna (42,8%) e la Francia (32,9%). Sul fronte della tariffa media l’Italia si posiziona su una fascia più competitiva con 153 euro contro i 170 euro della Spagna e i 195 della Grecia.
I dati, elaborati dall’Ufficio di statistica del ministero del Turismo, evidenziano tassi di saturazione geografica particolarmente elevati nel Nord-Est: in testa il Veneto (57,5%), seguito da Emilia-Romagna (56,7%), Trento (55,7%) e Bolzano (54,9%).
Una crescita complessiva degli arrivi sull’intero territorio nazionale che si è già delineata nel primo semestre, segnando un +4,43% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Numeri indubbiamente importanti, soprattutto se letti nel contesto dell’attuale instabilità geopolitica internazionale e favoriti da un incremento strategico della capacità aerea. Indicatori che certificano il forte appeal delle nostre mete e posizionano il turismo al centro dell’agenda di governo come pilastro insostituibile per la crescita economica nazionale.
Fino a qui sembrerebbe tutto bene. Tuttavia, questa èuna narrazione focalizzata esclusivamente sui record economici: un approccio miope perché esiste un’altra faccia della medaglia – sicuramente meno gradevole – che risponde al nome di overtourism. Ignorare le conseguenze del sovraffollamento e del turismo incivile significa tollerare danni profondi e spesso irreversibili ai territori, finendo per compromettere la qualità dell’esperienza turistica stessa.
Città d’arte, piccoli borghi antichi, località marittime, montane o lacustri subiscono flussi di visitatori ben superiori alla loro reale capacità di carico e soprattutto sono presi d’assalto da moltitudini di gitanti – spesso inadeguati anche sotto il profilo del comportamento– che non portano reale crescita economica, al contrario sfruttano la destinazione in un lasso di tempo ridotto (spesso poche ore) elasciano scarsi ricavi a fronte di enormi costi di gestione, pulizia e manutenzione pubblica.È un fenomeno che non risparmia più nessuno: dalle città d’arte trasformate in parchi a tema a discapito del diritto all’abitare, alle mete montane e marittime, dove l’assalto stagionale stravolge l’identità delle comunità locali e aggredisce ecosistemi naturali delicatissimi, che spesso vengono compressi per sempre.
Il fenomeno del turismo “mordi e fuggi” ha trasformato la valorizzazione del territorio in un mero consumo dello stesso e i primi a pagarne il prezzo sono i residenti, schiacciatidalla crisi abitativa, dall’aumentare degli affitti brevi e dallo spopolamento dei centri storici.Ironia della sorte, l’overtourism mina le basi della stessa economia turistica nel lungo periodo, innescando una progressiva perdita di valore: infatti, quando una destinazione diventa troppo affollata, rumorosa e fatta in gran parte di offerte a basso valore aggiunto, i viaggiatori alto spendenti che cercano autenticità, cultura e servizi di alta qualità iniziano ad evitarla. Il rischio, quindi, è quello di rimanere intrappolati in un turismo di massa, che alla lunga si rivela insostenibile sia dal punto di vista economico che ambientale.
L’obiettivo che oggi non appare più come lungimirante bensìessenziale non è attrarre più turisti, ma progettare e gestire un turismo migliore, quindi più sostenibile che bilanci il profitto con il benessere della comunità locale e la tutela dell’ambiente, garantendo che una destinazione resti viva, vivibile e attrattiva a lungo termine.
Non è un caso che negli ultimi tempi si sia strutturata una presa di posizione della società civile, che ha dato vita ad associazioni, movimenti e reti sia a livello nazionale e transnazionaleche hanno l’obiettivo di salvaguardare gli ambienti – cittadini o naturali – e tutelare i diritti dei residenti, che non si schierano contro il turista in sé, ma contro la ‘turistificazione selvaggia’.
In Italia l’impegno per dare al turismo un volto etico ha dato vita ad una galassia di organizzazioni, comitati civici e associazioni che si impegnano in prima linea per mitigare gli effetti collaterali del sovraffollamento e a favore della promozione di un turismo lento ed etico. Un ruolo cruciale in questo dibattito, per esempio, è ricoperto dall’Associazione Italiana Turismo Responsabile (AITR), che nel suo position paper sull’overtourism ha formalizzato linee guida chiare per denunciare i danni subiti dalle popolazioni locali e proporre modelli alternativi di gestione dei flussi, dimostrando che un altro modo di viaggiare non solo è necessario, ma è già possibile.
Dal basso è partita anche la Rete Nazionale per la Vivibilità Urbana, costituita da alcune città d’arte e conosciuta anche tramite il movimento Vivibilità Italia, nata per unire comitati civici, associazioni e professionisti in difesa dei centri storici e degli spazi pubblici contro gli effetti dell’overtourism e della gentrificazione. Nel complesso i diversi movimenti non rifiutano il turismo in sé, ma difendono il “diritto alla città” e la residenzialità degli storici abitanti, contrastando la svendita del patrimonio pubblico ai fondi esteri, la proliferazione dellekeybox e la perdita di case per i residenti con la richiesta che i comuni mettano con urgenza tetti massimi alle licenze degli affitti brevi e tutele reali per lo spazio pubblico urbano.
È fondamentale avere chiaro che qualsiasi misura presa dal singolo sindaco (accessi contingentati, ticket di ingresso, stop ai pic-nic, divieto di accesso con calzature inadeguate, …) non è sufficiente e soprattutto risulta un palliativo per oggi; il problema deve essere affrontato con una visione strategica di medio e lungo termine di più ampio respiro, con risoluzioni strutturate a livello sia di governo che di regioni, chiamati a esprimere una visione politica chiara e coraggiosa. Solo in questo modo l’Italia potrà incidere anche a livello internazionale, facendosi promotrice di tutele europee contro la svalutazione dei centri storici e degli ambienti naturali, anche in considerazione delle previsioni per gli arrivi turistici di questa calda estate.




