Cosa sappiamo dei popoli indigeni?
Spesso poco o niente, ma la Giornata Internazionale dedicata a loro può essere un invito per rimediare.
Amiamo viaggiare e se non andiamo all’estero ci sembra quasi di non averlo fatto davvero. Quando ci spostiamo ci piace entrare in contatto con la gente del posto, e ci sentiamo imbattibili se addirittura parliamo bene tre lingue (inclusa la nostra). Ma lo sapete che, di lingue, in realtà, ce ne sono oltre 7000? E che più del 90% sono lingue indigene?
Nonostante tanti e tante di noi amino girare il mondo, la vita dei popoli indigeni, ovvero di quelle persone legate in maniera ancestrale alla terra che abitano, resta per molti quasi un mistero, se non per i pochi luoghi comuni elaborati dalla nostra cultura occidentale. Dal 1994, però, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito, per il 9 agosto, la Giornata internazionale dei Popoli Indigeni del Mondo, proprio per creare un’occasione di riflessione ed informazione sul tema.
Oggi, quindi, vogliamo partecipare all’iniziativa offrendovi tre pillole, tre spunti come punto di partenza per una conoscenza più profonda delle persone indigene e della loro cultura.
1) Innanzitutto, proviamo a dare uno sguardo a come sono state dipinte le persone indigene all’interno dei media negli anni. Forse il primo lungometraggio narrativo in assoluto rappresentante persone indigene è The Battle at Elderbush Gulch (1914) di D.W. Griffith. La storia narra di una famiglia di bianchi chiusa in una casa nella foresta, assediata da “indiani”, e si risolve con l’arrivo della cavalleria in loro soccorso. Purtroppo l’immagine del selvaggio pericoloso fissatasi all’inizio del secolo scorso è stata perpetrata per lunghi anni; le persone indigene erano spesso impersonate da attori non nativi, semplicemente truccati e agghindati in modo da riproporre uno stereotipo che non aveva niente a che fare con l’unicità delle popolazioni che pretendeva di rappresentare. In questo modo, l’unico risultato che veniva ottenuto era quello di rafforzare, nei bianchi, idee di alterità e inferiorità già abbondantemente consolidate. Oggi le criticità sono diminuite ma non del tutto sparite: la rappresentazione numerica delle persone indigene nei media e nel mondo dell’intrattenimento rimane bassissima, e alcuni luoghi comuni continuano a sopravvivere. Una curiosità: già nel 1910, il regista statunitense James Young Deer, di origini Ho-Chunk, diresse dei film con cast indigeno in modo da provare a contrastare l’opinione negativa che ne aveva pubblico bianco. Un esempio dei suoi lavori è White Fawn’s Devotion, che si può guardare ancora oggi, su YouTube.
2) Si stima che nel mondo ci siano tra i 370 e i 476 milioni di popoli indigeni, distribuiti in oltre 90 paesi, ognuno con la propria lingua, tradizione… e giochi! Infatti, esistono anche diverse grandi manifestazioni internazionali per celebrarli: World Indigenous Traditional Games, Arctic Winter Games, North America Indigenous Games sono gli esempi più famosi. È stato inoltre istituito, a partire da una proposta emulata nel 1997, il World Council of Indigenous Games, un’organizzazione che si pone la missione di tutelare e promuovere i giochi e i valori sportivi indigeni, tenendo un focus soprattutto sui più giovani. Tra i giochi indigeni ci sono il tiro alla fune, canoa, diversi tipi di tiro con l’arco, che vengono svolti con le mani e con i piedi, e uno sport che condivide alcune caratteristiche con il calcio, chiamato xikunahity.
3) Per anni si è creduto, erroneamente, che i popoli indigeni fossero destinati a scomparire. Oggi, invece, essi stessi ci stanno mostrando quanto questa convinzione sia figlia di una visione ancora sostanzialmente coloniale, e sbagliata. Come dimostra il
progetto di ricerca IndiGen, finanziato dall’Unione Europea, le persone indigene sono diventate attori e attrici globali a tutti gli effetti. Non solo esse sono in grado di attraversare i cambiamenti ed adattarvisi senza soccombere alle novità, ma stanno anche dando sempre più voce alle loro istanze attraverso proteste e campagne informative, come nel caso dell’Alianza Ceibo, un’organizzazione no-profit che riunisce quattro popolazioni diverse dell’Amazzonia ecuadoriana, A’i Kofan, Siekopai, Siona e Waorani, per preservare le proprie terre e proteggere le sue genti dalle devastazioni causate dalle compagnie petrolifere.
Per concludere, consigliamo tre letture che possono aiutarvi ad esplorare il mondo dal punto di vista delle persone indigene: Un giorno saremo giaguari di Nemonte Nenquimo (Edizioni Sonda), La meravigliosa trama del tutto di Robin Wall Kimmerer (Mondadori) e La caduta del cielo di Davi Kopenawa (Nottetempo).




