Il Kenya, il rastafarianesimo e l’uso religioso della marijuana
L’uso delle droghe leggere, terapeutico, ricreativo o religioso che sia, è ancora oggi tra gli argomenti più scottanti nel dibattito pubblico. Esattamente come la cultura e la religione rastafari sono tra le più affascinanti, ma al tempo stesso fraintese e meno approfondite dal mondo occidentale. Risulta perciò particolarmente ironico come due argomenti così controversi abbiano finito per incrociarsi in una vicenda giudiziaria che unisce aspetti culturali, religiosi e legislativi.
Ma andiamo con ordine. Era il 2019 quando un processo in Kenya andava coinvolgendo una ragazza rastafariana e il suo diritto di portare dei dreadlocks. La sentenza, favorevole nei confronti della studentessa, andava riconoscendo per la prima volta la religione rastafari nello statuto del Kenya.
Ma proprio qui emerge la contraddizione. Come è infatti risaputo, la religione rastafari prevede l’uso di marijuana (o ganja) a scopo mistico e rituale. Tuttavia, una legge risalente ormai al 1994 punisce severamente il possesso di marijuana con multe e anni di reclusione.
Tale contraddizione potrebbe portare dunque ad una svolta nell’ordinamento giuridico keniota: la legalizzazione del consumo di marijuana a scopo religioso.
Le dichiarazioni della comunità rastafari
A promuovere il suddetto ricorso giudiziario è la Rastafari Society of Kenya. La società accusa infatti l’ordinamento giuridico keniota di impedire ai fedeli di professare liberamente la propria fede.
“Fumare marijuana fa parte della nostra cultura e dobbiamo difenderla.” Queste le dichiarazioni di Ras Prophet, alias Mwendwa Wabua, portavoce della società, che denuncia inoltre le discriminazioni subite dai fedeli, perpetrate da comuni cittadini e dalle isituzioni. Queste vanno dagli arresti ai controlli, passando per i semplici insulti per strada.
Tuttavia, nonostante le suddette discriminazioni, la comunità è particolarmente attiva nei quartieri più disagiati della città, in particolare con l’obiettivo di allontanare i più giovani dal crimine organizzato. Tra le zone in cui il movimento è particolarmente presente spicca Kibera, quartiere periferico di Nairobi. Qui ha la sua sede la Fondazione Haile Selassie, il cui nome deriva dall’omonimo ultimo negus d’Etiopia, figura messianica centrale per la cultura rastafari.




