Decreto Sicurezza, verso un dl che dà un incentivo agli avvocati che ottengono il rimpatrio
Per superare l’impasse sul decreto Sicurezza e i rilievi del Colle, la soluzione individuata dal governo è stata votare un decreto legge ad hoc per la norma che introduce un incentivo per gli avvocati che seguono una pratica di rimpatrio volontario. Il provvedimento sarà quindi approvato così com’è dalla Camera e subito corretto con il nuovo decreto, che dovrebbe andare in Gazzetta insieme alla legge.
Cosa prevede la norma? Se una persona migrante accetta il rimpatrio e davvero poi viene espulsa, il suo avvocato, con regolare nomina, può ricevere l’equivalente in denaro di quanto lo Stato avrebbe elargito per legge al suo cliente per le prime spese. Una simile previsione, prima ancora che scontrarsi frontalmente con più di un principio costituzionale, costituisce un vero e proprio scandalo culturale. Il ruolo del difensore, in un qualsiasi ordinamento che voglia dirsi civile, prima ancora che democratico, è caratterizzato da una regola intangibile: il legale agisce solo ed esclusivamente nell’interesse del cliente, cercando di ottenere, nel rispetto delle regole sostanziali e processuali, il miglior risultato dal punto di vista dell’assistito. Il professionista non deve avere altro scopo e non può assumere ruoli in contrasto con tale obiettivo tanto che, in caso contrario, rischia di commettere il reato di infedele patrocinio.
Da giorni è acceso il faro del Quirinale su questa misura e la sola ipotesi che Sergio Mattarella potesse non controfirmare il provvedimento in assenza di modifiche sostanziali aveva agitato la maggioranza. Che prima ha fatto sapere di voler presentare un emendamento in Commissione per modificare la norma contestata ma poi, nella tarda serata di lunedì, ha bloccato tutto per lo spauracchio dell’ostruzionismo delle opposizioni che avrebbe potuto portare in decadenza il provvedimento. Sarebbe stata necessaria infatti la terza lettura in Senato, dopo l’ok di Montecitorio, per farlo diventare legge. Ma con tempi talmente stretti il rischio di non farcela sarebbe stato decisamente alto.
“Stiamo raccogliendo i rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati, li trasformeremo in un provvedimento ad hoc, la norma rimane perché è di assoluto buonsenso”, ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Stamattina la seduta dell’Aula della Camera si è aperta tra le polemiche delle opposizioni: “Lo scontro istituzionale” sul decreto sicurezza “non può essere banalizzato”, ha detto in apertura la capogruppo del Pd Chiara Braga. “Quello che accaduto è di una gravità straordinaria”, ha detto il segretario di +Europa, Riccardo Magi. “I rilievi del Colle sono stati molto chiari”, ha affermato Marco Grimaldi di Avs.
Nel corso del dibattito in aula sul dl sicurezza in merito ai rimpatri volontari assistiti, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva già fatto sapere che la norma sarà corretta. “Che il Parlamento – ha detto – condivida provvedimenti che favoriscano rimpatri e reinsediamenti di quei migranti che desiderano ritornare nei loro Paesi di origine attraverso iniziative basate sull’assoluta volontarietà corrisponde a quegli stessi obiettivi su cui l’Europa ha sollecitato l’attenzione degli Stati membri e tuttavia abbiamo preso atto di alcune sensibilità che sono state espresse su un punto specifico della norma e ci predisponiamo a una sua correzione”. “Preciso che i rimpatri volontari assistiti non rappresentano un’invenzione di questo governo” ma sono “previsti da oltre 10 anni in attuazione di norme internazionali”, ha aggiunto spiegando che “la Commissione Europea ha incoraggiato e sostenuto l’attuazione dei rimpatri volontari assistiti”.
Dopo 9 interventi su 29, l’Aula della Camera ha approvato la richiesta della chiusura della discussione generale sul dl Sicurezza. A richiederla è stato deputato di FdI Gianluca Vinci che ha evidenziato come il decreto sia stato “già oggetto di ampia discussione”. Ad esprimersi contro l’interruzione è stato il deputato del M5s Alfonso Colucci: “Non abbiamo avuto modo in commissione di esaminare questo provvedimento e l’Aula deve compensare, per dare una parvenza di dibattito parlamentare”. Subito dopo si è espresso a favore della chiusura il deputato di Iv Roberto Giachetti che, a sorpresa, si è scagliato contro il collega di opposizione Colucci: “Se non fosse intervenuto Colucci io non avrei preso la parola per votare a favore della chiusura della discussione”, ha affermato. “Colucci – ha detto Giachetti rivolto al pentastellato – lei non è che urlando può dimostrare che noi abbiamo parlato poco, se c’è un atto di ribellione contro l’onorevole Colucci, votiamo tutti a favore della chiusura”.




