Meloni alla Camera: “Il governo non scappa, avanti fino a fine legislatura”
Dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rilanciato l’azione del governo intervenendo alla Camera con un’informativa sull’ultimo anno di legislatura. Al centro del suo discorso, la volontà di proseguire fino alla fine del mandato e una sfida aperta alle opposizioni sul terreno delle proposte.
Referendum e rilancio dell’azione di governo
L’intervento della premier, iniziato intorno alle 9 a Montecitorio e destinato a proseguire nel pomeriggio al Senato, ha preso le mosse dall’esito del referendum sulla giustizia. Meloni ha riconosciuto il “rammarico” per il risultato, ma ha ribadito che la riforma resta una priorità per la maggioranza, auspicando che il cantiere non venga abbandonato e che si possa lavorare in un clima di collaborazione.
La presidente del Consiglio ha rivendicato un approccio basato sulla “responsabilità”, difendendo anche le recenti richieste di passo indietro rivolte ad alcuni membri del governo, definite “scelte non semplici né indolori”, ma necessarie per tutelare l’interesse nazionale. Soprattutto, ha respinto le ipotesi di dimissioni: l’esecutivo, ha assicurato, porterà avanti il proprio mandato fino alla fine della legislatura. “Non scapperemo, non indietreggeremo”, ha dichiarato, trasformando la sconfitta referendaria in quella che ha definito una nuova “spinta” all’azione.
Politica interna: niente rimpasto, focus su economia e riforme
Sul fronte interno, Meloni ha escluso qualsiasi ipotesi di rimpasto, rivendicando i risultati ottenuti dal governo in termini di stabilità politica e credibilità internazionale. Secondo la premier, l’esecutivo avrebbe migliorato i fondamentali economici nonostante una congiuntura difficile. Nel delineare le priorità per l’ultimo anno di legislatura, ha indicato la riduzione della pressione fiscale su famiglie e imprese, nuovi interventi contro il caro energia (inclusa la possibilità di agire sui profitti delle società energetiche) e l’avvio di un piano casa che punta a mettere a disposizione oltre 100.000 mila alloggi nei prossimi dieci anni.
Non è mancato il tema dell’immigrazione, su cui la presidente del Consiglio ha parlato di un “cambio di passo”, rivendicando la riduzione degli sbarchi e l’intenzione di rendere strutturali le nuove misure, fino alla possibilità di un blocco navale temporaneo in caso di necessità.
Allo stesso tempo è stato rilanciato il confronto politico, invitando le opposizioni a discutere “nel merito” delle soluzioni e dichiarandosi disponibile a valutare eventuali proposte: “Ogni buona idea sarà vagliata senza pregiudizi”.
Politica estera: Iran, Europa e rapporti con gli Stati Uniti
Ampio spazio è stato dedicato anche alla politica estera, in particolare alla crisi in Medio Oriente. La premier ha definito il cessate il fuoco tra Iran, Stati Uniti e alleati una “flebile prospettiva di pace” da sostenere con determinazione, sottolineando i rischi legati a eventuali restrizioni nello stretto di Hormuz e alle possibili conseguenze economiche. Ha inoltre respinto le accuse di una posizione subalterna nei confronti degli Stati Uniti, ricordando come la collocazione internazionale dell’Italia sia “la stessa da circa 80 anni” e rivendicando un allineamento con i principali partner europei.
Nel suo intervento è emersa anche una critica implicita all’Unione europea, che — secondo la premier — deve adattarsi più rapidamente a un contesto globale in trasformazione, puntando su competitività, semplificazione burocratica e una transizione energetica “realistica e non ideologica”.
Scontro politico e reazioni dell’opposizione
Il discorso si è chiuso con una sfida diretta alle opposizioni, accusate di limitarsi alle critiche senza avanzare soluzioni. Un’impostazione che ha immediatamente alimentato il confronto politico in Aula.
Dure le reazioni dei leader dell’opposizione. Matteo Renzi ha definito l’intervento “il primo comizio della campagna elettorale per il 2027”, accusando la premier di privilegiare lo scontro politico rispetto all’azione di governo.
Sulla stessa linea Elly Schlein, che ha parlato di un “discorso di autoconvincimento”, sostenendo che la sfida con il Paese sarebbe già stata persa con l’esito referendario.
Ancora più netto Giuseppe Conte, secondo cui la presidente del Consiglio avrebbe descritto una “realtà mitologica”, rivendicando invece l’assenza di riforme concrete negli ultimi anni.




