Referendum. Siamo molto lontani dal quorum
Anche a questo referendum popolare, importante per quanto riguarda alcune norme sui diritti dei lavoratori e sulla cittadinanza, l’affluenza è stata molto scarsa, in linea con l’ultima tornata referendaria – quella del 2009 sulla legge elettorale – in cui si votò su due giorni come quest’anno e in cui tuttavia non fu raggiunto il quorum. Ai seggi si sono recati tutti i leader che sostengono i quesiti ed anche la premier Giorgia Meloni che però ha detto di non voler ritirare le schede per non far raggiungere il quorum. A votare è andato anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo seggio di Palermo.
Diverse le violazioni del silenzio elettorale e le polemiche da parte del Comitato promotore dei referendum per il fatto che in alcune sezioni i presidenti di seggio abbiano chiesto preventivamente agli elettori se volessero ritirare o meno tutte e 5 le schede. Il Viminale ha comunicato un’affluenza alle 12 tra il 7,41 e il 7,43%, lontana dalla soglia del 10% che storicamente assicura il raggiungimento del quorum. Un dato che, guardando i numeri del Ministero dell’Interno, è condizionato soprattutto dal Sud e dalle isole dove a votare sono andati davvero in pochi.
Eligendo, la piattaforma messa a disposizione dal ministero dell’Interno, riporta i dati aggiornati fino alle 23 di ieri, 8 giugno. Per avere il dato definitivo dell’affluenza bisognerà aspettare la chiusura dei seggi alle 15 del 9 giugno. L’affluenza nazionale si attesta al 22,73%, sono andati a votare più di 11 milioni e 700mila elettori. La regione che ha portato più cittadini alle urne è la Toscana (29.99%), seguita dall’Emilia-Romagna (28,85%) e dal Piemonte (27,13%). Quelle dove si è votato meno sono Trentino-Alto Adige (16,13%), Calabria (16,23%) e Sicilia (16,32%). I cinque quesiti referendari si attestano sulle stesse percentuali di voto (22,73%). Solo il quarto, quello relativo alla responsabilità dell’azienda committente per eventuali infortuni sul lavoro, si discosta dagli altri in maniera quasi irrilevante (22,74%).
Nel nostro Paese, soprattutto nei ballottaggi per le ultime elezioni amministrative si è toccato il minimo storico. Si tratta di un fenomeno preoccupante che mette in serio pericolo le democrazie occidentali e di cui non si riesce a contrastare le cause. Si ritiene che solo una massiccia attività culturale da attuarsi nelle scuole di ogni ordine e grado e una modifica dell’art. 48 della Costituzione che sancisce che il voto è personale, uguale, libero e segreto potrà porre un argine a questo pericoloso fenomeno. Se questa tendenza sarà confermata, verrà disatteso il principio affermato nel primo articolo della nostra Carta costituzionale che sancisce che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Secondo gli analisti e i sondaggisti si tratta di un fenomeno che non può che rafforzarsi se non arriveranno novità vere capaci di ristabilire la fiducia. Infatti, secondo alcuni autori il fenomeno dell’astensionismo è fisiologico e inarrestabile a meno che si verifichi un’inversione significativa dell’offerta politica. Quindi o ci sarà un potente cambio di paradigma e l’offerta politica diventerà consistente rientrando in sintonia con l’elettorato oppure anche alle prossime elezioni ci sarà un’astensione sempre più forte.




