Un fallimento tutto italiano

Un fallimento tutto italiano

La questione dei soldati americani fatti prigionieri in Iran ha messo in risalto, per l’ennesima volta, come negli altri paesi la concezione delle forze armate sia completamente diversa da quella che abbiamo noi in Italia. Il 18 gennaio, 10 Navy Seals della marina statunitense hanno oltrepassato i confini iraniani con 2 navi e sono quindi stati trattenuti in Iran. Nei momenti immediatamente successivi alla ‘cattura’ delle 2 navi il dipartimento della difesa statunitense, coadiuvato dalla Royal Navy britannica, ha mobilitato tutte le forze militari presenti nella regione, mettendo così sotto pressione internazionale il governo di Teheran che dopo sole 10 ore ha liberato i prigionieri.

Nonostante la disputa si sia risolta velocemente e senza gravi conseguenze, l’impatto mediatico che l’avvenimento ha avuto negli Stati Uniti è stato di dimensioni gigantesche. Una foto dei Navy Seals in ginocchio ha fatto velocemente il giro del web creando rabbia e scontento tra la popolazione statunitense, dal presidente Obama al segretario della difesa Carter tutti i vertici del governo sono intervenuti sulla questione e sono stati aspramente criticati dall’opposizione Repubblicana che, anche in vista delle prossime elezioni, ha fatto sapere che avvenimenti del genere non sarebbero stati tollerati da un governo conservatore.

La questione mediatica derivata dall’avvenimento si può ricondurre ad una cultura completamente diversa negli ‘States’ basata su di un rispetto di fondo nei confronti delle forze armate. In America infatti i militari sono visti come coloro che garantiscono la pace e la sicurezza della nazione, così da essere trattati con grande rispetto e gratitudine da qualsiasi cittadino. In Italia purtroppo ciò non accade, le forze armate sono state associate ad un determinato periodo storico ed ad uno specifico colore politico e proprio per questo motivo sono spesso disprezzate da una copiosa parte della popolazione. Chi ci protegge viene troppo spesso sminuito e dimenticato, nessuno si indigna quando più di 300 soldati muoiono a causa dell’uranio impoverito o quando due fucilieri della marina vengono tenuti prigionieri per più di tre anni, eppure tutti quanti chiediamo a gran voce il loro intervento quando si palesa l’ennesima minaccia terroristica: tale controsenso rappresenta uno dei più grandi fallimenti socio-politici italiani.

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