Brexit, lavorare in Regno Unito e vivere in Italia: arriva il visto per lavoratori frontalieri

Brexit, lavorare in Regno Unito e vivere in Italia: arriva il visto per lavoratori frontalieri
(Editing: g2r)

Molti i cambiamenti che riguarderanno i tanti europei abituati a svolgere la loro attività lavorativa tra l’Europa ed il Regno Unito e che a seguito della Brexit non potranno più beneficiare del free movement, la libertà di movimento che consentiva loro di spostarsi e lavorare liberamente tra un Paese europeo ed il Regno di Sua Maestà (e viceversa).

Visto dal lato britannico, una conseguenza è che, dal primo gennaio 2021, anche i lavoratori europei sono soggetti al nuovo sistema di immigrazione a punti che – per dirla con Boris Johnson – non tiene più in conto la provenienza dei lavoratori, ma guarda unicamente alle loro competenze: pertanto, fine delle corsie preferenziali per gli europei e niente più business activities cross border se non si rientra nelle rigide previsioni della nuova normativa.

Un’eccezione, come noto, è prevista per i cittadini europei già residenti in UK alla data del 31 dicembre, purché procedano con la registrazione all’EU Settlement Scheme, ma in questo caso si tratta di residenti stabili in UK e non di “business commuters”.

Proprio in soccorso di tali lavoratori (autonomi e/o dipendenti), e’ stato di recente introdotto un nuovo visto, volto appunto a tutelare i cosiddetti frontier workers. Le linee guida di tale nuovo permesso sono state rese note solo lo scorso 10 dicembre e chiariscono che il visto è rivolto ai cittadini UE (ma anche SEE e Svizzeri) che alla data del 31 dicembre 2020 erano lavoratori dipendenti o lavoratori autonomi in Regno Unito ma non qui prevalentemente residenti, e che continuano ad essere tali (con qualche eccezione) anche dopo la fine del periodo transitorio.

Il visto per frontier workers non rappresenta un’alternativa al (pre-)Settled status, poiché a differenza di quest’ultimo non consente di acquisire un diritto di residenza a tempo indeterminato, ed infatti lo status si può rinnovare solo fino a quando sussistono i requisiti per essere definiti frontalieri, ma è sicuramente un’ottima opportunità per i tanti europei che già svolgevano un’attività di lavoro autonomo o dipendente in UK, pur risiedendo altrove.

Come tutti i cittadini europei, anche chi si qualifica per tale permesso, lo ricordiamo, avrà diritto di viaggiare in Regno Unito usando unicamente il proprio documento d’identità, e solo dal primo luglio 2021 (termine del cosiddetto “periodo di grazia”) dovrà fornire prova del frontier worker permit. Inoltre, i lavoratori frontalieri avranno diritto ad accedere al servizio sanitario nazionale, e, avendone i requisiti, ai benefit e ad altri servizi assistenziali; non potranno però portare con sé quali “dependant” i propri familiari, i quali ultimi potranno entrare nel Paese come turisti, ovvero fare richiesta sulla base di una delle altre categorie di visto previste dal sistema a punti.

Per poter fare richiesta di un visto da frontier worker, il lavoratore deve essere “eligible”, dimostrare cioè di avere determinati requisiti che lo facciano rientrare in tale categoria: in primis che il suo sia un lavoro “genuino ed effettivo“. Ciò significa che deve trattarsi di un’attività lavorativa reale (correlata da un contratto di lavoro dipendente, ovvero che abbia le caratteristiche della regolarità e periodicità negli incarichi ricevuti, la presenza di determinate infrastrutture, l’affitto periodico di un alloggio, e così via per un lavoratore autonomo) e non di servizi ancillari prestati una tantum (come potrebbe invece essere un colloquio di lavoro, la firma di un contratto, il partecipare ad un’audizione per un artista).

Inoltre, come anticipato in apertura, il requisito principale è che il lavoratore, pur esercitando la propria attività in UK, non sia qui prevalentemente residente. La prova di questo sarà data dal fatto che lo stesso abbia trascorso meno di 180 giorni in totale nel Regno Unito nel corso di un periodo di 12 mesi.

Se ha trascorso 180 giorni o più nel Regno Unito nell’ambito dei 12 mesi, potrebbe comunque essere idoneo (ma si invita a consultare attentamente la guida) purché sia tornato nel Paese in cui vive almeno una volta ogni sei mesi o due volte in un periodo di 12 mesi.

Ricapitolando, potrà richiedere un permesso quale lavoratore frontaliero solo chi proviene da UE, Svizzera, Norvegia, Islanda o Liechtenstein, lavora in UK e:

  • ha lavorato nel Regno Unito prima del 31 dicembre 2020;
  • ha continuato a lavorare nel Regno Unito almeno una volta ogni 12 mesi da quando ha iniziato a lavorare in UK;
  • vive in un Paese diverso dal Regno Unito. Questo indirizzo estero può essere in qualsiasi Paese e non è limitato a uno stato membro dell’UE.

Diversa la previsione per chi volesse visitare il Regno Unito per svolgere attività di lavoro saltuario – e dunque non e’ un frontier worker – nell’ambito della propria attività lavorativa svolta all’estero (cioè non in Regno Unito). In questo caso, potrebbe rendersi applicabile la normativa britannica sui Visitors, la quale, coordinata con quanto previsto dall’accordo commerciale del 24 dicembre, potrebbe consentire l’ingresso e lo svolgimento di determinate attività ancillari visa free, ma di questo parleremo in un post successivo.

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