La scommessa su Misurata: Italia e Qatar investono sul nuovo hub del Nord Africa
Nel Mediterraneo che torna a essere uno dei grandi scacchieri della geopolitica globale, il porto libico di
Misurata si prepara a cambiare scala e funzione. Un accordo da circa 2,7 miliardi di dollari siglato tra la
Misurata Free Zone Authority, il fondo qatariota Maha Capital Partners e Terminal Investment Limited – la
società portuale del gruppo italo-svizzero MSC, primo operatore mondiale del trasporto container – punta a
trasformare lo scalo della città libica in uno dei principali hub logistici tra Europa, Africa e Medio Oriente.
L’intesa rappresenta uno dei più grandi progetti infrastrutturali avviati in Libia negli ultimi anni e segna il
ritorno di grandi capitali internazionali in un Paese che, nonostante la fragilità politica, resta centrale nelle
rotte energetiche e commerciali del Mediterraneo. Il piano prevede l’ammodernamento completo del
terminal container della zona franca di Misurata, oggi il principale porto commerciale del Paese, con
l’obiettivo di aumentare progressivamente la capacità di movimentazione dagli attuali circa 650-700 mila
TEU annui fino a 1,5 milioni nella prima fase e fino a circa 4 milioni di container all’anno a regime.
L’espansione includerà nuove banchine in acque profonde, sistemi logistici digitalizzati e infrastrutture in
grado di accogliere le grandi portacontainer di ultima generazione, inserendo lo scalo libico nelle catene
globali di transhipment che collegano Asia, Europa e Africa. Per la Libia si tratta di un tentativo di
diversificare un’economia ancora fortemente dipendente dal petrolio, attirando investimenti esteri e
sviluppando settori logistici e industriali legati alla zona franca, che già oggi gestisce una quota significativa
del traffico container nazionale. Secondo il governo di Tripoli, il progetto potrebbe generare centinaia di
milioni di dollari di entrate annue e decine di migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti, rafforzando il ruolo
di Misurata come piattaforma commerciale per l’intero Nord Africa. Ma il significato dell’operazione va
oltre la dimensione economica. Per l’Italia, che mantiene con la Libia uno dei rapporti commerciali più
intensi dell’area mediterranea, l’iniziativa rientra in una strategia più ampia di proiezione nel cosiddetto
“Mediterraneo allargato”, dove infrastrutture, energia e sicurezza delle rotte commerciali diventano
elementi sempre più intrecciati. La presenza di MSC e il coinvolgimento del Qatar – attore sempre più attivo
nella diplomazia economica regionale – indicano come la competizione per il controllo dei nodi logistici
mediterranei sia ormai globale. Non a caso il consorzio italo-qatariota si è imposto su offerte provenienti da
altri gruppi sostenuti da Turchia, Emirati e Francia, a conferma di quanto il futuro dei porti nordafricani sia
legato non solo alle merci che vi transitano, ma anche agli equilibri politici che attraversano il mare che li
circonda.




