Brâncuși in un profumo: l’essenza del grande scultore si fa odore
Brâncuși diceva che la vera arte non accumula forme, le libera. Sottrae tutto il superfluo finché non resta che l’essenza. È da questa idea che nasce Le Origini dell’Infinito, il profumo presentato il 26 maggio all’Ambasciata di Romania a Roma; un’essenza che non si vede né si tocca, ma si rivela attraverso l’olfatto.
La creatrice è Izabela Bossi, profumiera indipendente, che ha costruito il profumo come se fosse una scultura: note di testa luminose e precise – bergamotto, cardamomo, lavanda – che richiamano la luce che emerge dalla materia nelle prime opere del maestro. Un cuore di tè nero e fiore d’arancio, contemplativo, sospeso tra materia e significato. Una base di cedro e muschio che resta, verticale e silenziosa, come le sue colonne.
Non è un caso che il profumo sia stato scelto come medium. Sin dall’antichità è stato qualcosa di più di una fragranza – un linguaggio invisibile, un modo di toccare ciò che le parole non raggiungono. Partendo dalla convinzione di Brâncuși che “l’arte è una necessità divina”, Bossi ha lavorato proprio su quel confine tra materia e spirito, tra emozione e forma.
Il contesto non era quello di una semplice presentazione. Le Origini dell’Infinito nasce come estensione olfattiva della mostra internazionale “Constantin Brâncuși. Le origini dell’infinito”, allestita ai Mercati di Traiano fino al 19 luglio 2026, una delle mostre dedicate allo scultore più importanti di questo anno del centocinquantesimo anniversario della sua nascita. Il profumo è pensato per completare quell’esperienza: ciò che la scultura non può dire, lo dice l’odore.
L’evento, inserito nell’Anno Culturale Romania-Italia 2026 e realizzato in collaborazione con Notorious Stories e l’Associazione dei Profumi e dell’Aromaterapia di Romania, era pensato come un’esperienza multisensoriale completa: dopo il profumo, piatti ispirati alle sue stesse note olfattive e vini della casa Jidvei.
Ad aprire la serata, l’ambasciatrice Gabriela Dancău e il deputato Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera italiana. “La sua opera non cerca il rumore del visibile”, ha detto l’ambasciatrice citando Brâncuși, “ma il silenzio profondo dell’assoluto.” Come tutta l’opera di Brâncuși: più si toglie, più resta.




