Metamorfosi – Il Risveglio della Materia: una serata tra artigianato, design e identità culturale
C’è un filo invisibile che attraversa la materia; unisce la trama di un tessuto, la venatura del legno, il respiro della terra nella pietra. È la tensione creativa: l’istante in cui l’uomo interviene sulla natura per elevarla.
È attorno a questo principio che il 13 maggio 2026, nello showroom di Via Muzio Clementi a Roma, Abitzai Project ha accolto ospiti, istituzioni e artigiane per la serata Metamorfosi – Il Risveglio della Materia. Un invito a prendere coscienza dell’atto creativo nella sua interezza.
Lo spazio
Abitzai Project nasce dall’intuizione di Claudia Mazohl, che lo ha fondato e lo anima. Il nome “Abitzai” viene dall’antico sardo e significa “mantenere acceso, vivificare”, e non potrebbe descrivere meglio quello che Claudia Mazohl fa davvero: non vendere oggetti, ma tenere vivo un modo di pensare la materia. Lo spazio, progettato dallo Studio Tanzi Architecture, aperto nel novembre 2025 nel centro di Roma, è infatti un laboratorio creativo dove ceramiche, arredi, tessuti, legno e luce si incontrano in un percorso sensoriale. Un luogo pensato per architetti, designer e curiosi, in cui il progetto torna a essere un atto culturale prima ancora che formale. Tutto è cominciato in Sardegna, con la ceramica. «Da lì, dalle ceramiche che davano voce a un senso di cultura mediterranea, però trasportata e trasposta nel contemporaneo», racconta Mazohl, «tutto ha avuto un percorso naturale».
La genesi esposta
La scelta curatoriale è stata la dichiarazione più potente della serata. Lo spazio era diviso in due zone: sopra, la capsule collection sfilata dalle modelle; sotto, nella zona semi-interrata, la genesi: la materia prima di diventare forma. Schizzi a mano con il dettaglio del fissaggio di perle con perno saldato. Cartamodelli appesi scenograficamente alle pareti, con sotto le macchine da cucire. Stecche, chiusure di bustini, piombini per gli orli. La lingua segreta del fare, resa visibile.
«Tante volte siamo abituati ad ammirare un oggetto, un gioiello perfetto, e percepirne il valore economico o puramente estetico», spiega Mazohl. «Il mio desiderio è creare una consapevolezza nel percepire tutto quello che sta dietro al processo creativo. Non soffermatevi solo sul prodotto finito: cerchiamo tutti di fare una riflessione sul processo, sul percorso». Un richiamo quasi aristotelico – e lei stessa lo cita – all’idea per cui la materia grezza porta già in sé la potenzialità della forma.
Le artigiane
Attorno ad Abitzai Project si sono riunite due creative, entrambe parte della diaspora romena in Italia.
Daniela Otea, designer di moda con base a Roma, ha presentato la capsule collection della serata. Linee pulite, volumi armoniosi, tessuti che esaltano il movimento. Nel suo percorso figurano la sfilata Dacica, alle Terme di Diocleziano e il progetto Lo stile di Palma alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Per lei la moda è linguaggio culturale: una forma espressiva capace di raccontare identità e memoria.
Ana Rusiniuc, fondatrice di Hypatia Collection, porta il gioiello oltre l’ornamento: le sue spille scultoree e collane in argento 925 sono micro-sculture a forte valore simbolico. Il brand prende il nome da Ipazia di Alessandria. Le sue creazioni sono apparse su Harper’s Bazaar, HUF Magazine e in contesti istituzionali come la Biennale di Venezia e il MACRO.
L’evento ha avuto il patrocinio dell’Ambasciata di Romania in Italia, rappresentata dall’Ambasciatrice Gabriela Dăncău. Nel suo intervento ha inquadrato la serata con precisione:
«Celebriamo il potere della trasformazione, quella straordinaria capacità di plasmare la materia per imprimervi bellezza, emozione e identità culturali». E ha aggiunto che il concetto di metamorfosi «è anche una metafora particolarmente significativa per il cammino dei tanti romeni che oggi vivono, lavorano e creano in Italia. Italia e Romania condividono una sensibilità comune per la bellezza, per la maestria e per la cultura del lavoro ben fatto».
Dalla materia alla forma dunque, passando per le mani di chi sa aspettare.




