Sminamento e cooperazione internazionale: la sfida per la pace passa dall’Azerbaigian
Si è svolta a Roma, presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro, la conferenza “Sminamento: prevenire il pericolo, ricostruire il futuro. Il punto di vista dell’Azerbaigian”, promossa dal senatore Marco Scurria. Un appuntamento che ha riunito rappresentanti istituzionali, esperti e operatori umanitari per affrontare uno dei temi più drammatici e spesso dimenticati dei conflitti: la presenza delle mine.
Ad aprire i lavori è stato lo stesso Scurria, che ha sottolineato come le mine rappresentino una minaccia “continua, costante e terribile”, capace di sopravvivere alla fine delle guerre e di colpire indistintamente civili e territori. Il senatore ha evidenziato il forte legame tra Italia e Azerbaigian, rafforzato anche da iniziative diplomatiche e politiche, e ha ribadito l’importanza di costruire una pace reale e duratura, che non si limiti alla cessazione delle ostilità ma elimini anche le conseguenze più insidiose dei conflitti.
La moderazione dell’incontro è stata affidata alla giornalista Annamaria Esposito, che ha guidato il dibattito tra i diversi relatori. Tra questi, l’onorevole Ettore Rosato e il consigliere ambasciatore Gianluca Brusco, che hanno offerto una prospettiva istituzionale sul ruolo dell’Italia nella cooperazione internazionale.
Brusco ha ricordato come l’Italia sia da anni in prima linea nella lotta contro le mine antipersona, grazie anche alla ratifica della Convenzione di Ottawa e alla creazione di un fondo dedicato allo sminamento umanitario. Un impegno che si traduce non solo in operazioni di bonifica, ma anche in educazione preventiva, assistenza alle vittime e sviluppo delle capacità locali. In questo contesto, l’Azerbaigian rappresenta un caso emblematico: uno dei paesi più contaminati al mondo, con vaste aree ancora pericolose e inutilizzabili.
Il contributo tecnico è stato portato da Samir Poladov, vicepresidente dell’ANAMA (Azerbaijan National Agency for Mine Action), che ha illustrato la situazione sul campo. Dopo il conflitto del 2020, migliaia di mine e ordigni inesplosi continuano a minacciare la popolazione civile. I numeri sono drammatici: centinaia di vittime anche in tempo di pace, tra cui civili e operatori impegnati nello sminamento. Le mine, spesso nascoste in edifici, scuole o oggetti quotidiani, rappresentano un pericolo invisibile e persistente.
Accanto all’azione operativa, fondamentale è il lavoro di sensibilizzazione, soprattutto tra i più giovani. In questo senso, le campagne educative e il coinvolgimento delle comunità locali diventano strumenti essenziali per prevenire nuovi incidenti.
Di grande rilievo anche l’intervento di Giuseppe Schiavello, direttore della Campagna Italiana contro le Mine. Schiavello ha ribadito un concetto chiave: “non esistono mine sicure”. Ha inoltre ricordato il ruolo pionieristico dell’Italia, che da paese produttore è diventato leader nella promozione del bando internazionale, grazie a un impegno condiviso tra politica, società civile e istituzioni.
La conferenza ha evidenziato come lo sminamento non sia solo una questione tecnica, ma un atto politico e umanitario fondamentale per la ricostruzione. Senza sicurezza, infatti, non può esserci sviluppo: le mine impediscono il ritorno delle popolazioni, bloccano l’agricoltura e ostacolano la rinascita economica.
A chiudere i lavori è stato l’ambasciatore Rashad Aslanov, che ha sottolineato l’importanza della cooperazione internazionale e del partenariato con l’Italia. L’obiettivo comune è trasformare lo sminamento in un motore di pace e sviluppo, affinché territori segnati dalla guerra possano tornare a essere luoghi di vita e di opportunità. In un mondo ancora attraversato da conflitti, il messaggio emerso è chiaro: la pace non si costruisce solo con i trattati, ma anche rimuovendo, una ad una, le tracce mortali lasciate dalla guerra.




