L’Ambasciata di Romania ospita Michelle Candotti
Il recital pianistico di Michelle Candotti, ospitato la sera del 27 gennaio nel salone dell’Ambasciata di Romania a Roma, ha segnato uno degli appuntamenti di apertura dell’Anno culturale Romania-Italia 2026, un progetto pensato per porre la cultura al centro del dialogo tra i due Paesi. Come sottolineato negli interventi introduttivi dell’Ambasciatrice Gabriela Dancau, del Sottosegretario di Stato Maria Tripodi e del Presidente della Commissione Cultura Federico Mollicone, l’iniziativa nasce dalla convinzione che la cultura non rappresenti un semplice ornamento delle relazioni internazionali, ma uno spazio reale di incontro, capace di rafforzare i legami tra i Paesi e di parlare direttamente alla società.
In questa prospettiva si colloca l’omaggio a George Enescu, figura centrale della cultura musicale romena ed europea, capace di tenere insieme radici nazionali e linguaggio universale. Il dialogo tra la sua eredità e la grande tradizione musicale italiana trova nell’interpretazione di Michelle Candotti una sintesi particolarmente efficace, affidando alla musica il compito di rendere percepibile un legame che precede e supera le parole. Non una celebrazione formale, dunque, ma un’esperienza condivisa che riafferma il ruolo della cultura come spazio di libertà creativa e riflessione comune, nel segno di una musica che —come ricordava lo stesso Enescu— deve saper parlare da cuore a cuore.
Non serve essere esperti di musica classica per lasciarsi attraversare da un recital come quello che, tra Chopin, Enescu, Verdi e Liszt, riempie le quattro mura di un salone di emozioni e suggestioni contrastanti. Candotti propone un programma di ampio respiro, dando prova di grande talento e sensibilità artistica. I momenti di raccoglimento si alternano a passaggi più inquieti, coinvolgendo l’ascoltatore in un percorso emotivo denso e mai prevedibile.
L’ascolto richiede attenzione e presenza. La pianista vive ogni istante dell’esecuzione con intensa partecipazione: le espressioni del suo volto seguono l’andamento delle melodie, ora sognanti, ora cariche di tensione. Le sue mani scorrono sulla tastiera con naturalezza, talvolta sfiorando i tasti con leggerezza, talvolta sprigionando sonorità piene e profonde.
Anche i silenzi interni ai brani assumono un peso specifico, contribuendo ad accrescere la tensione emotiva e a dare respiro all’ascolto. Pur nella loro evidente complessità, le composizioni riescono a coinvolgere anche chi non possiede strumenti tecnici per decifrarle, trascinando l’ascoltatore in un viaggio emotivo che appare insieme rapidissimo ed eterno.
Il contesto contribuisce a definire l’atmosfera della serata. In un ambiente inizialmente formale, popolato ospiti eleganti e conversazioni misurate, l’attesa introduce un leggero fremito diventando occasione di incontro, preludio a un ascolto condiviso.
Quando il recital ha inizio, il silenzio che si crea è autentico e attento, interrotto soltanto al termine di ogni interpretazione da applausi lunghi e sentiti. In un luogo pensato per la diplomazia, la musica si rivela così una forma diversa di dialogo, capace di andare oltre le parole e di creare una comunanza profonda tra chi suona e chi ascolta.




