Scenario economico 2025-2026: a Roma il confronto tra Confindustria e l’Ambasciata di Svizzera
Roma — Mercoledì 3 dicembre, negli spazi dell’Ambasciata di Svizzera in Italia, si è tenuto il convegno “Scenario economico 2025-2026: export e investimenti”, organizzato dal Centro Studi Confindustria. Un appuntamento per delineare le nuove traiettorie dell’economia italiana in vista del biennio alle porte.
PIL in lieve crescita, ma con molte incognite
Secondo le previsioni aggiornate al 2 ottobre, il PIL italiano dovrebbe crescere dello 0,5% nel 2025. Una ripresa moderata, sostenuta da tre fattori principali:
• la riduzione dei tassi ufficiali nell’Eurozona, scesi rispetto ai picchi del 2024;
• la spinta del PNRR, che con risorse per circa 130 miliardi risulta decisivo nel mantenere la crescita in territorio positivo. In assenza di PNRR le dinamiche del PIL sarebbero negative, nel 2025 (- 0,3 %) e una crescita praticamente nulla nel 2026 (+ 0,1 %);
• il recupero del reddito disponibile reale delle famiglie, dovuto al progresso delle retribuzioni, alla dinamica favorevole dei redditi non da lavoro, all’aumento dell’occupazione e alla minore inflazione.
A frenare il quadro, però, intervengono vari elementi di incertezza: le tensioni commerciali e l’ipotesi di nuovi dazi, l’aumento della propensione al risparmio che limita i consumi nonostante la crescita dei redditi, e la svalutazione del dollaro che penalizza la competitività dei prodotti europei.
Offerta e domanda: segnali contrastanti
Dal lato dell’offerta, il valore aggiunto registra risultati positivi in costruzioni e industria, con un contributo favorevole anche dall’agricoltura. Restano invece stagnanti i servizi privati e la pubblica amministrazione.
Per quanto riguarda la domanda interna, il Centro Studi evidenzia come la prudenza delle famiglie stia contenendo la ripresa dei consumi, attesi crescere solo dello 0,5% nel 2025 e dello 0,7% nel 2026. L’incertezza si traduce in un risparmio elevato, mentre l’andamento dei prezzi rimane disomogeneo: calano petrolio e gas (seppur su livelli ancora superiori al pre-crisi), ma aumentano i prezzi alimentari, con un effetto complessivo di stabilità.
Investimenti in aumento: dalle famiglie alle imprese
È emerso un cambiamento significativo nelle abitudini delle famiglie italiane, oggi più propense a investire, sostenute dagli incentivi fiscali, in particolare nel comparto residenziale. Anche le imprese mostrano un crescente dinamismo negli investimenti, soprattutto in impianti e macchinari, grazie a una redditività migliorata e agli incentivi dei programmi Transizione 4.0 e 5.0.
Export quasi fermo
Le esportazioni italiane di beni e servizi dovrebbero muoversi a ritmi molto contenuti: + 0,2 % nel 2025 e + 0,1 % nel 2026. Una crescita minima attribuita alla volatilità generata dalle politiche commerciali e dall’incertezza legata ai dazi annunciati e poi rinviati.
Occupazione ancora sostenuta
Il mercato del lavoro continua a mostrare segnali robusti. Nel 2024 l’occupazione è cresciuta del 3,7%, a fronte di un PIL dell’1,6%. Il 2025 dovrebbe confermare questa dinamica, con una crescita dell’occupazione dell’1,1% contro lo 0,6% del PIL. Interrogando varie imprese Confindustria ha cercato di dare una risposta al perché il PIL non aumenta tanto quanto l’occupazione, pare che sia dovuto a una forte difficoltà delle imprese nel reperire personale con competenze adeguate, ma anche perché un terzo delle aziende sta vivendo processi di trasformazione tecnologica.
Il dibattito: meno burocrazia, più cooperazione e competenze digitali
La presentazione dei dati ha lasciato spazio a un confronto tra l’Ambasciatore di Svizzera in Italia, Roberto Balzaretti, e il direttore del Centro Studi Confindustria, Alessandro Fontana.
Dal dialogo è emersa con forza la necessità di snellire la burocrazia legata agli incentivi per investimenti innovativi e di rafforzare la cooperazione tra imprese e istituzioni tramite canali di comunicazione più trasparenti.
Un punto centrale del dibattito è stato il ruolo dell’intelligenza artificiale, considerata dall’Ambasciatore uno degli asset immateriali su cui l’Italia dovrebbe investire prioritariamente, anche nella formazione, per accrescere competitività e attrattività del Paese.
Un ultimo elemento richiamato nel corso del confronto riguarda la necessità di garantire al Paese una stabilità politica, economica e giuridica, condizione ritenuta essenziale per rafforzare il clima di fiducia, assicurare prevedibilità agli investitori e creare un contesto capace di sostenere in modo duraturo crescita, innovazione e competitività.




