Dialogo mediterraneo italo-spagnolo
Il Dialogo mediterraneo italo-spagnolo, organizzato da Med-Or e dal Real Instituto Elcano in collaborazione con le due ambasciate, l’Ambasciata di Spagna in Italia e l’Ambasciata di Italia in Spagna, non è stato soltanto una successione di interventi. Ieri, martedì 18 novembre, le sale della Med-Or italian foundation, hanno visto la presenza di esperti e figure istituzionali all’insegna del filo rosso che unisce Spagna e Italia: la stessa visione.
I due Paesi infatti non condividono solo le stesse sfide, lo stesso mare, ma hanno bisogno di condividere una stessa riflessione intorno a un mondo che appare sempre più complesso e frammentato.
Un Mediterraneo che non lascia tregua
La giornata si è aperta con il saluto istituzionale di Alfredo Mantovano, che ha ricordato come la sicurezza mediterranea – energetica, migratoria e geopolitica – sia ormai una questione esistenziale per entrambi i Paesi. A introdurre i lavori sono stati Marco Minniti, sottosegretario della Presdenza del Consiglio, e Ana Palacio, già Ministro degli esteri in Spagna. Due figure che conoscono a fondo la geografia politica del Mediterraneo e che hanno sottolineato come servono strategie condivise, Roma e Madrid non possono permettersi approcci paralleli, ma solo una visione comune.
La prima tavola rotonda ha mostrato la complessità di un Mediterraneo che cambia più velocemente di chi prova a raccontarlo. Tra flussi migratori in aumento, competizione internazionale sulle risorse energetiche, gli interventi di Claudio Galzerano, Carmen González Enríquez, Lorenzo Ortona e dei rappresentanti di Eni ed Enagas hanno delineato un quadro ricco di opportunità. La sicurezza di oggi non deve tener conto solo di confini da proteggere, ma di cooperazione e capacità di leggere in anticipo le fratture sociali e politiche di un’area fondamentale per Europa.
Il Global South al centro dell’attenzione geopolitica
Il secondo panel si è incentrato sul Global South, categoria tanto discussa quanto decisiva per comprendere la politica internazionale dei prossimi anni. L’Africa e l’Asia Meridionale, raccontate da Iliana Olivié, Erika Rodríguez Pinzón e Umberto Tavolato, sono state ridisegnate nella loro semplice caratterizzazione di regioni in difficoltà. Sono veri attori del futuro globale: giovani, dinamici, ricchi di risorse critiche.
La relazione transatlantica tra ricostruzione e rinnovamento
Nel pomeriggio il confronto si è spostato sulle due sponde dell’Atlantico. Il rapporto con gli Stati Uniti, sottoposto a tensioni economiche, politiche e valoriali, si delinea essere una delle grandi incognite del prossimo decennio. A parlarne sono stati Carlota García Encina, Monica Maggioni, Félix Sanz Roldán ed Enrico Savio. Secondo il loro approccio il mondo occidentale non è in crisi, ma è chiamato a ridefinire il proprio ruolo e le proprie priorità.
Ucraina e Medio Oriente restano banchi di prova fondamentali, ma lo sono anche la competizione tecnologica, la sicurezza energetica e la capacità di restare rilevanti in un mondo che non si divide più in blocchi ma in interessi.
Europa e America Latina: l’ultimo tassello
La quarta e ultima tavola rotonda ha riportato il discorso verso un’area spesso trascurata ma strategica: l’America Latina.Gli interventi di Nicolò Mardegan, Fernando Navarrete, Ernesto Talvi e Francesco Zinni sono serviti a mettere in evidenza il legame naturale che lega l’Europa e soprattutto Paesi mediterranei come Italia e Spagna al continente latinoamericano. Un legame naturale, fatto di storia comune, lingua, cultura e sensibilità politica.
Tra un esercizio di realismo e di responsabilità in un tempo in cui le crisi non si presentano più una alla volta, ma tutte insieme, il Dialogo mediterraneo italo-spagnolo rappresenta l’opportunità di trasformare la riflessione per il futuro in iniziative comuni. Perché il Mediterraneo, il Global South, il mondo transatlantico e l’America Latina non sono divise, ma le tessere di uno stesso puzzle geopolitico che Italia e Spagna devono imparare a gestire congiuntamente.




