Buon Compleanno, Gillo Dorfles! 106 anni di cultura

Buon Compleanno, Gillo Dorfles! 106 anni di cultura

«Vivere troppo a lungo mi pare una cattiva idea. Mi rifiuto di avere tutti questi anni, ma sono obbligato a tenerli», così Angelo Dorfles, meglio noto come Gillo, si prepara per il suo compleanno, il 106esimo.

Nato in una Trieste ancora austro-ungarica, dopo aver conseguito una laurea in Medicina con specializzazione in psichiatria, Gillo Dorfles diventa una delle figure più poliedriche del novecento italiano. Per anni è stato professore di estetica in numerose università italiane (Trento e Milano, solo per citarne alcune), oggi invece è un artista, designer, critico d’arte, filosofo e cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana.

Il successo di Dorfles sta nell’essere riuscito sapientemente ad incarnare due posizioni solitamente tra di loro inconciliabili: quella di critico d’arte e quella di pittore.

Come critico, Dorfles è universalmente noto per la sua curiosità intellettuale. Egli ha indagato l’arte sotto il punto di vista socio-antropologico, focalizzando il suo interesse sui gusti, sulle tendenze legate alla moda, sui consumi, sulle tecniche, sui mezzi di comunicazione di massa, sulle relazioni sociali e sulle psico-patologie del quotidiano. Fattosi interprete e testimone della dialettica tra espressione artistica e produzione industriale, Dorfles è promotore di movimenti d’avanguardia quali il MAC – Movimento di Arte Concreta, fondato a Milano nel 1948 insieme ad Atanasio Soldati, Bruno Munari e Gianni Monnet, con il fine di promuovere un tipo di astrattismo libero da ogni processo di mimesi – e l’ADI (Associazione per il disegno industriale) nel 1960.

Numerosi sono i meriti che il mondo della critica d’arte riconosce a quest’uomo: Dorfles fu, ad esempio,  il primo a cogliere, già nel 1951, le tendenze barocche nell’arte contemporanea; sua è la riflessione sul rapporto paritario tra arte e design ed, infine, fu sempre lui ad introdurre, nel 1968, la definizione del kitsch nel panorama artistico italiano. La sua bibliografia è davvero troppo ingente per essere elencata, quindi basterà ricordare solo alcune tra le opere più acclamate come “Il divenire delle arti” (1959), “Nuovi riti nuovi miti” (1965), “Il Kitsch” (1969),  “Le oscillazioni del gusto” (1970) e “L’intervallo perduto” (1980).

Se la critica d’arte è un’attività propria del Dorfles maturo, l’atto di dipingere, invece, è stato una costante della sua vita. Dorfles infatti è un pittore da sempre, fin dall’infanzia, quando si divertiva a scarabocchiare le pagine dei libri scolastici, il legno dei banchi delle medie, la sabbia delle spiagge estive. I primi veri quadri, a tempera ed ad olio, nacquero intorno ai vent’anni, rimanendo tuttavia inediti fino agli anni Cinquanta, momento in cui furono esposti prima, nelle due personali alla Libreria Salto di Milano e, in seguito, nelle collettive del Movimento di Arte Concreta, come la mostra del 1951 alla Galleria Bompiani di Milano. Nel 2010, in occasione del centesimo compleanno, Milano gli dedicò la grande mostra Gillo Dorfles. L’avanguardia tradita, mentre nell’agosto 2012, l’artista è stato allo spazio milanese Art Gallery, sempre per una personale. Infine si è da poco conclusa la mostra Gillo Dorfles. Essere nel tempo curata da Achille Bonito Oliva, al Museo MACRO di Roma: questa è stata la prima mostra antologica destinata a rendere omaggio all’opera totale di un padre storico della cultura visiva italiana, tra produzione artistica, pensiero critico e teorie estetiche.

Ma che cos’è l’arte per Gillo Dorfles? E’ l’invenzione continua di forma nuova, non solamente  maniera o abilità tecnica. In tal senso l’arte non cessa mai d’esistere ma si modifica sempre in base all’oscillazione del gusto. Per Dorfles, infatti, esiste solo l’arte aggiornata, ovvero  quell’arte che si distingue sempre da quella del passato e che si relaziona con i cambiamenti tecnologici e culturali della società entro cui si pone. Nel corso degli anni l’estremo aumento della tecnologia ha trasformato il modo di vivere e anche, in un certo senso, di creare. Per questo motivo Dorfles non crede che, nella contemporaneità, ci sia ancora spazio per il figurativo e questo perché, dopo la fotografia, il cinema e la televisione, la figurazione non ha più senso. Ciò non vuol dire che il bello si sia estinto, bensì, secondo la sua ottica, è solo cambiato il gusto e quello che ad oggi è imperante è il diffuso, il pacchiano, il cattivo: il kitsch, per intenderci. Per un miglioramento esistenziale e artistico dell’essere umano, Dorfles consiglia di non abbandonare mai la visione diretta del mondo, lasciando un po’ in disparte l’eccesso tecnologico e focalizzandosi prima sull’umanità e poi sui suoi prodotti: «Prima si studia l’artista e poi la sua arte», insegna il maestro.

Gillo Dorfles oggi è un uomo schivo e riservato, a cui non piace parlare di sé, dei suoi anni e soprattutto del futuro. Vive a Milano, in un appartamento immerso nella penombra, colmo di libri e tesori d’arte, in primo luogo i suoi stessi quadri. Continua ad osservare il mondo, Gillo, con lo sguardo attento e ironico di chi ha più di un secolo sulle spalle, di chi ha inseguito per tutta la vita l’eclettismo, facendo cose diverse l’una dall’altra; tuttavia solo una è quella per la quale certamente  vorrà essere ricordato: la sua pittura.

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