Anna Magnani, emblema della romanità

Anna Magnani, emblema della romanità

Pensi a Roma e la mente è di colpo proiettata alle immagini della sua storia millenaria: la Roma dell’incantevole arte, dei mercatini caratteristici e dei deliziosi piatti culinari; ma anche quella caotica del venerdì nero e del disordine che regna sovrano. Roma che lasci per tornare alla ridente monotonia del paesello e che poi ti manca incredibilmente.

Ma la Roma migliore è quella che ha visto dare i natali a grandi del cinema italiano ed internazionale, che ha visto formarsi, tra gli altri, l’impetuosa Anna Magnani, talento unico e ineguagliabile. Perché parlare della Capitale e del cinema senza rendere omaggio a Nannarella nostra sarebbe un po’ come togliere il cacio ai maccheroni, un vero delitto. E nel delinearne figura e personalità, nel giorno dell’anniversario della sua morte, non mi soffermerò sui dettagli biografici che possono essere comodamente appresi facendo una breve ricerca; l’attenzione ricadrà piuttosto sull’universo interiore di questa incredibile donna.

Una grande signora, forte, rivoluzionaria, collerica ed impulsiva. A chi insinuava fosse nata in Egitto (e la questione è ancora poco chiara), ella rispondeva offesa “Io sono nata a Porta Pia. E poi francamente VOGLIO essere nata a Roma perché sono nata a Roma”. Guai a toccarle la sua romanità. C’è chi ama dire di lei che tra il suo modo d’essere ed il personaggio che era chiamata a rappresentare non ci fossero particolari discrepanze: aveva la genuinità tipica del popolo ma non era portata ad avere attorno a sé un esercito di persone, amava circondarsi invece di una stretta cerchia di amici, quegli stessi che hanno condiviso con lei ogni gioia ed ogni dolore e che le sono stati accanto fino alla fine. La Magnani stessa si definiva “un cavallo al quale non bisogna mettere le briglie”: è chiaro come il suo talento mal si adattasse agli schemi prefissati; non consentiva che la si plasmasse in alcun modo e che le venisse detto come doveva muoversi o cosa doveva dire, motivo per cui usciva e rientrava liberamente dal copione. Visconti aveva capito che bisognava lasciare che trapelasse ciò che le veniva da dentro perché questo suo talento improvvisativo si rifletteva poi sulla veridicità delle scene. Alternava momenti di allegria a momenti di profonda malinconia; e quando le prendeva la “ruzza” (come lei stessa definiva la voglia di giocare), allora lì si rideva senza freni..

Come tutte le grandi donne soffrì per amore; dopo il fallimento del primo matrimonio con il regista teatrale Alessandrini, Anna ebbe una relazione tormentata con il giovane Massimo Serato “l’unico uomo di cui sia stata realmente innamorata”, ed una terza con Rossellini che l’aveva diretta in “Roma Città Aperta” e “Amore”. Prima attrice italiana a ricevere il premio Oscar per l’interpretazione ne “La Rosa Tatuata”, la Magnani è la rappresentazione della donna che lotta, che soffre ma che ha infine la sua rivalsa personale.

L’unico rimpianto che resta è di non averla vista recitare sul grande schermo assieme a Sordi; oggi però, usando un pizzico di fantasia, possiamo immaginarli gustare un bel piatto di bucatini all’amatriciana e sorseggiare del buon vino dei castelli, ricordando il cinema vero di quei tempi.

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