“I Beatles sono più famosi di Gesù Cristo”, quando la frase fece scandalo

“I Beatles sono più famosi di Gesù Cristo”, quando la frase fece scandalo

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Era il 4 Marzo del 1966: John Lennon commentava così la popolarità del gruppo in ascesa. Al di là delle contestazioni subite in seguito a questa maldestra dichiarazione, forse non aveva tutti i torti. I Beatles, gruppo musicale degli anni Sessanta, sono l’emblema di una trasformazione nel campo della musica, dei valori, della moda e non sarebbe azzardato ritenere che trasformarono addirittura la società stessa, visto l’impatto mondiale del loro successo. Andando per ordine, è difficile (se non impossibile) definire ungenere musicale “sommo” entro cui inserire il vastissimo repertorio dei quattro ragazzi di Liverpool, che spazia dallo “skiffle” al rock psichedelico, e non lo si può liquidare con un semplicistico pop rock. Più facile sembra invece ripercorrere il loro successo e, in particolare, i brani che li hanno consegnati alla celebrità. Nella lista delle canzoni più belle dei Beatles, stilata dalla rivista Rolling Stone, troviamo pezzi indimenticabili e popolari come“Yesterday”, la prima delle “love songs” dei Beatles che cominciano a dare spazio ai punti di vista, alle incomprensioni e alle insicurezze,e “Come Together”, in cui, secondo Ponzio,“la parola e il gesto ridivengono corpo e non si dissolvono in direzione del senso”, ma anche “I Want To Hold Your Hand”, che con urgenza espressiva e musica pudicamente originale venne a cadere nel periodo più intenso della Beatlemania inglese, o “A Day in The Life”, la decisa e conturbante ultima traccia di “Sgt. Pepper’sLonelyHearts Club Band”, che, come sostenne George Martin “era qualsiasi cosa la gente voleva che fosse”. Non sbaglia chi dice che tutto ciò su cui i Beatles abbiano messo le mani sia diventato oro, perché con la loro musica hanno documentato un’epoca, e di certo non è poco. Ogni verso, ogni nota, ogni testo rappresentanogli anelli dell’ultima ancora che fa sì che quel passato non sia perso del tutto. I Beatles sono stati dei pionieri nell’arte in cui si sono cimentati insieme, con anima e corpo, per più di un decennio, anche se si sostiene che, prima dei FabFour, altri siano stati più decisi nell’intraprendere strade inedite. Sommariamente è così, ma non è da trascurare che lo facessero spesso in contrapposizione con il passato, senza riscuotere successo. La grandezza del gruppo di Liverpool invece risiede nel non seguire questa o quella direzione del mondo, ma il nuovo mondo nella sua complessità, quindi si lasciava influenzare dal linguaggio oscuro di Dylan,o dall’album “Pet Sounds” dei Beach Boys, così come non si distaccava ancora da “melodia” e “refrain” intesi in senso tradizionale. Ma ciò non significa che i Beatles ripetessero le intuizioni altrui, in quanto le potenziavano facendole proprie: su questo si radicava anche la loro trasgressione. Sembra assurdo, ma, quando il rock esplorava strade rivoluzionarie e i Beatles anteponevano i coretti agli strumenti, la brevità ai lunghi assoli, era perché la tradizione si prolungava, mentre la trasgressione attecchiva. D’altra parte, gli entusiasmi dei Sessanta avrebbero avuto minori possibilità di affermarsi contro una tradizione consolidata, quella della musica popolare come fatto leggero e non artistico, se non fossero intervenuti i Beatles a rendere più accettabili i colori e le droghe, le visioni e la poesia, la ricerca in studio ecc.Infatti, “lo spirito di quel tempo si è sparso attraversando le generazioni, diffondendo nel mondo occidentale un senso freschissimo di libertà, paragonabile alla gioia di un’uscita da scuola prima del previsto in un pomeriggio di sole.” (Ian McDonald)

Antonio Pandolfi

4 marzo 2015

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