11 settembre 2001: 13 anni dopo la ferita è ancora aperta

11 settembre 2001: 13 anni dopo la ferita è ancora aperta

11 settembre g dimensioniNEW YORK – 11 Settembre 2001. Fuori c’era il sole. Tiepido come una tazza di caffè scaldata appena. Una distesa di taxi gialli faceva solo rumore di fondo come ogni altra parte perfettamente integrata con il paesaggio. Gli uccelli sostavano sui cavi delle luci: avranno avuto da confabulare su quale rotta da intraprendere per migrare. Era tutto calmo. Era tutto così fermo. Anche nella città che non dorme mai c’è stato un attimo in cui l’orologio ha smesso di camminare. Ore 8 e 46 minuti: un Boeing 767 – il volo 11 dell’American Airlines, in servizio da Boston a Los Angeles – pilotato da dirottatori kamikaze si schianta contro la Torre nord del World Trade Center tra il 94esimo e il 98esimo piano. Al momento dell’impatto l’aereo viaggiava a una velocità di circa 760 chilometri orari. Si rompe il silenzio. Si apre una ferita lancinante per l’America e per il mondo intero. Una ferita che nessuno è riuscito ancora a chiudere e che oggi a 13 anni dai tragici attentati di quell’11 settembre, sembra sempre più aperta.

Passò poco più di un quarto d’ora finché, alle 9 e 03 un altro Boeing dirottato, il volo 175 della United Airlines, che portava da Boston a Los Angeles, si schiantasse contro la Torre sud ad una velocità di 950 chilometri all’ora, tra il 78esimo e l’84esimo piano. A bordo c’erano 65 persone. Le telecamere dei media, allertati dal primo schianto, ripresero la scena in diretta televisiva. Il mondo adesso aveva visto con i propri occhi ed era sotto shock. L’allora Presidente George W. Bush mentre stava parlando ai bambini di una scuola in Florida venne informato dal capo dello staff Andrew Card di quanto stava accadendo. Poco dopo alle 9 e 31 avrebbe dichiarato parole che nessuno avrebbe voluto sentire: ”Siamo nel pieno di una tragedia nazionale. Due aerei si sono schiantati contro il World Trade Center in quello che sembra essere un attacco contro il nostro paese”. Negli attentati dell’11 Settembre verrà colpito anche il Pentagono.

A perdere la vita furono 2749 persone. Ma dalla polvere e dalle macerie sembrava alzarsi una forza travolgente: l’America era unita. Si era riscoperta Grande Nazione, quella della gente comune che andava a donare il sangue, gente come i pompieri e poliziotti, che per salvare i propri concittadini divennero sì eroi nazionali, ma a caro prezzo: ne morirono circa 400 (343 vigili del fuoco e 60 del NYPD).

Dopo gli attentati, l’indice di gradimento di Bush salì all’86%. Il consiglio della Nato dichiarò che gli attacchi agli Stati Uniti erano considerati un attacco a tutti i paesi membri e l’amministrazione del repubblicano allora in carica dichiarò la Guerra al terrorismo. In particolare Bush si rivolgeva ad Osama Bin Laden e Al-Qaeda ritenuti responsabili degli attacchi.

Le prove erano poche, ma tre anni prima Bin Laden aveva annunciato la “Jihad Globale”, dichiarando la guerra santa contro l’occidente (era il 1998), e nonostante le prime dichiarazioni di innocenza avanzate dal fondamentalista sunnita si arrivò ad un video in cui lo stesso terrorista -in maniera sostanziale- rivendicava gli attentati con queste parole: “Giuro su Dio che l’America non vivrà in pace sinché la pace non regnerà in Palestina, e prima che tutti gli eserciti di infedeli abbiano lasciato la terra di Maometto, la pace sia con Lui”.

Dopo poco tempo gli Usa, insieme ad altre potenze della Nato, avrebbero invaso l’Afghanistan e rovesciato i Talebani. Nel 2003 l’esercito degli Stati Uniti – sulla base di accuse di collaborazionismo con i terroristi (mai provate)- invasero l’Iraq e catturarono e uccisero Saddam Hussein.

Gli anni successivi all’11 Settembre 2001 hanno visto una forte espansione di Al-Qaeda che ha portato agli attacchi di Bali, Madrid, Casablanca, Londra, Mumbay. Certamente attentati di portata minore rispetto a quelli delle Twin Towers e questo grazie alla strategia dei droni ( in poco più di un anno fra il 2009 e il 2010 sono stati uccisi con attacchi condotti da droni 600 terroristi) portata avanti da Obama. E fu proprio Obama a pronunciare in uno storico annuncio che: “ Giustizia è stata fatta”. Era il 2 maggio 2011, dieci anni dopo la tragedia che aveva colpito il centro di New York e il cuore del mondo, Bin Laden era stato catturato e ucciso.

Malgrado nel tempo si sia ipotizzato che ad architettare gli attentati siano stati proprio i servizi segreti USA (al fine di far entrare il Paese in guerra e trarne profitto), la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica ha sostenuto con forza la risposta degli Usa al terrorismo. Ma proprio oggi, a 13 anni dall’attentato dell’11 Settembre 2001, a 13 anni dal sangue, a 13 anni dal dolore, l’America sta preparando -secondo quanto riporta il quotidiano Whashington Post- equipaggiamenti per attacchi aerei in Siria. Secondo quanto riportato, il Presidente Obama avrebbe già fatto sapere che è pronto ad usare il pugno duro contro l’Isis, anche senza l’appoggio del Congresso per “tutelare la sicurezza nazionale”, ma stavolta è difficile pensare che l’opinione pubblica -stanca dei conflitti dell’ultimo decennio- avallerà questa scelta con largo consenso.

Del resto in questo giorno forse non dovrebbero esserci più guerre. Solo tregue, pace e ricordi portati a galla magari da una poesia, come quella del premio Nobel Wislawa Szymborska che nel 2011 scriveva in memoria delle vittime: “Saltarono dai piani in fiamme, giù… uno, due, altri ancora più in alto, più in basso. Una fotografia li ha colti mentre erano vivi e ora li preserva sopra il suolo, diretti verso il suolo. Ognuno di loro ancora intero con il proprio volto e il sangue ben nascosto. C’è ancora tempo, perchè i loro capelli siano scompigliati, e perché chiavi e spiccioli cadano dalle loro tasche. Essi si trovano ancora nel reame dell’aria, entro i luoghi che hanno appena aperto. Ci sono soltanto due cose che posso fare per loro… descrivere questo volo e non aggiungere una parola finale”.

Luigi Carnevale
11 settembre 2014

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