20 giugno 1837: Vittoria di Kent diventa regina. Il regno più lungo della storia britannica

20 giugno 1837: Vittoria di Kent diventa regina. Il regno più lungo della storia britannica

Era il 20 giugno 1837 quando Vittoria di Kent, appena diciottenne, diventa regina di Gran Bretagna alla morte dello zio sovrano senza figli, Re Guglielmo  IV. Il suo regno è tuttora il più lungo della storia britannica, durò fino al 1901 (data della sua morte), più di sessantatré anni e mezzo, così lungo da essere definito «epoca vittoriana». L’attuale regina Elisabetta II, al trono dal 1952, ha raggiunto quest’anno sessantadue anni di regno, mentre l’altra regina inglese Elisabetta I Tudor regnò dal 1558 al 1603, “solo” quarantacinque anni.

Oltre ad essere regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, Vittoria fu anche la prima imperatrice d’India. Con la sua ascesa al trono ci fu un periodo di forte espansione, di grandi cambiamenti sociali, economici e tecnologici. Il padre di Vittoria, Edoardo Augusto Duca di Kent e Strathearn, quarto figlio di re Giorgio III,   si sposò, all’età ormai di cinquant’anni, con la principessa Vittoria di Sassonia-Coburgo-Saalfeld per assicurarsi un erede al trono dopo la morte dell’unica figlia del primogenito di re GiorgioIII, suo successore al trono come Giorgio IV. Vittoria, nata il 24 maggio 1891, fu l’unica figlia della coppia ed è interessante seguire le vicende dinastiche che la portarono a sedere sul trono più longevo e prospero.

Come già detto suo padre prese la decisione di contrarre matrimonio in seguito  alla morte della principessa Carlotta Augusta di Galles, unica figlia del futuro re Giorgio IV, per assicurarsi una progenie nella corsa all’erede intrapresa anche dagli altri fratelli. Dopo soli otto mesi dalla sua nascita il padre morì e suo nonno, re Giorgio III, morì pazzo e cieco dopo nemmeno una settimana di distanza. Lo zio ereditò quindi la corona con il nome di Giorgio IV e a quel punto la sua posizione nella linea di successione al trono britannico era molto alta. Quando suo zio re Giorgio IV morì senza figli, il trono passò a suo fratello, il Duca di Clarence e St. Andrews, che diventò re con il nome di Guglielmo IV. Essendo il nuovo re senza figli, Vittoria, che allora aveva undici anni, fu designata automaticamente come sua erede al trono.

All’età di sedici anni incontrò il suo futuro marito, suo primo cugino, il principe Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha. Sebbene giovanissima, diede prova della sua mente lucida ed equilibrata nella scelta del suo futuro sposo,  andando contro la disapprovazione di re Guglielmo IV ed evitando di scegliere altri pretendenti che non sarebbero stati tollerati dal popolo per sospetto d’ingerenza estranea. Nonostante molti studiosi abbiano ipotizzato uno scarso coinvolgimento emotivo del futuro sposo, più preoccupato di elevare il suo status e di assecondare la famiglia, l’unione fu estremamente felice. Con lui, giovane quasi suo coetaneo di vasta coltura e vivace d’intelletto, visse un’intimità affettuosa, come moglie e come madre dei loro nove figli, per tutti i ventidue anni di durata del matrimonio. Fu lei a manifestare per prima ad Alberto la sua intenzione di volerlo come sposo, come si legge negli appunti del suo giornale quotidiano: «Dissi ad Alberto che mi sentivo indegna di lui… Egli mi rispose che sarebbe stato felice di passare la sua vita accanto a me». E all’arcivescovo di Canterbury ella disse: “Voglio essere maritata come donna e non come Regina. Non abdicherò nessuna delle prerogative della Corona; ma desidero giurare fedeltà e obbedienza allo sposo per tutto ciò che è estraneo agli affari di Stato”. La corrispondenza epistolare della defunta sovrana è piena d’ammirazione e d’amore per il consorte.

Quando il re Guglielmo IV morì a settantadue anni per una malattia al fegato, Vittoria aveva da poco compiuto diciotto anni e non fu quindi necessaria la reggenza da parte della madre che l’aveva tenuta sotto stretta sorveglianza fino a quel momento, in quanto destinata alla successione al trono. Uno dei primi atti da regina fu quello di chiedere alla madre di essere lasciata sola per un’ora.

Durante il suo regno subì parecchi attentati, il primo dei quali nel corso della prima gravidanza. Fortunatamente furono tutti senza conseguenza e per volontà della regina tutti gli attentatori furono rinchiusi a vita nel manicomio di Bedlam perché considerati alienati mentali.

Il principe consorte (titolo fatto dare dal Parlamento nel 1857) morì nel 1861 e la sua morte devastò il morale di Vittoria che fino all’ultimo momento non voleva credere alla gravità del male. Passeggiava in vettura nel parco di Windsor quando avvenne la disgrazia: «Tutto muore con lui» ella scrisse. E infatti da quel giorno entrò in uno stato semi-permanente di lutto e di sconforto. Indossò sempre abiti neri a ricordo per il resto della sua vita. Evitò di apparire in pubblico, e raramente mise piede a Londra negli anni che seguirono.  Questa reclusione dal mondo le fece guadagnare il nomignolo di Widow of Windsor (Vedova di Windsor, con evidente gioco di parole fra la parola Widow, vedova, ed il castello della famiglia Reale, Windsor).

Nel 1887 il Regno Unito celebrava il Golden Jubilee (cinquant’anni di Regno) e in quei giorni Vittoria giunse probabilmente all’apice della sua popolarità, festeggiando il 20 giugno 1887 il cinquantesimo anniversario della sua ascesa con un banchetto al quale parteciparono cinquanta fra re e principi europei. Il giorno dopo partecipò ad una processione che nelle parole di Mark Twain «andava da orizzonte ad orizzonte». Tradizionalmente con il giubileo di diamante si celebrava il settantacinquesimo anniversario. Tuttavia durante il regno della regina, essendoci stato un notevole malcontento nazionale quando la regina Vittoria si ritirò dalla vita pubblica dopo la morte del marito nel 1861, si decise di portare il giubileo di diamante dal 75º al 60º anniversario, celebrato nel 1897.

Considerata un esempio di onestà, moralità, patriottismo e dedizione alla famiglia, Vittoria fu il simbolo vivente della solidità dell’impero britannico. Il dolore dell’Inghilterra all’annuncio della grave malattia della regina e, poco dopo, da quello della morte avvenuta il 22 gennaio 1901, fu molto profondo. Con lei spariva la donna che era stato un riferimento per un’intera generazione, una donna buona e generosa amante del suo popolo e della grandezza della sua nazione.

Paola Mattavelli

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