Buon compleanno a Max Pezzali, il mito della generazione 56K
Hanno ucciso l’Uomo Ragno, Sei un mito, La regina delle celebrità, Nessun rimpianto, La dura legge del gol, Gli anni: tutte su uno schermo con i testi per iniziare il karaoke e cantare a squarciagola. Chi, quando sente quelle note singole di pianoforte e poi «le notti non finiscono all’alba nella via» non ha una morsa allo stomaco che lo porta a pensare agli anni passati? Forse solo chi non ha vissuto gli anni ’90 e internet a 56k.

Malinconica nostalgia
Max Pezzali è il cantante che guarda al passato e agli anni dell’adolescenza con occhio nostalgico, a tratti malinconico, raccontando di una generazione che ha vissuto i migliori anni godendo delle piccole cose. Un’età dell’oro, insomma, che regolarmente coincide con l’adolescenza e la prima giovinezza, quando siamo portati a fare delle scelte, ad affacciarci nel mondo “dei grandi” e ad incassare le prime amare delusioni che inevitabilmente portano con loro tante consapevolezze. Allora Pezzali canta della generazione del muretto, delle sue gioie e del vissuto anni ’90 che l’ha caratterizzata, «la nostra generazione – dice Pezzali – ha spostato tutto sui rapporti umani, interpersonali, abbiamo trasformato il branco in gruppo e in affetto, in sfera affettiva». Ogni decennio ha il suo canone musicale, letterario, cinematografico e gli 883 sono sicuramente il simbolo del primo di questi, Max è cantore generazionale ma anche cross- generazionale, cogliendo il gusto di gruppi sociali e individui che apparentemente non hanno nient’altro in comune. L’ha fatto attraverso testi che raccontano in maniera molto semplice ogni fragilità e insicurezza che il nostro animo attraversa dall’adolescenza in poi.

Essere giovani e onnipotenti
L’artista ha sempre cantato, fin da quel 10 febbraio 1992 – giorno di uscita di Hanno ucciso l’uomo ragno – della sua gioventù, della sfrontatezza di quegli anni, quando ti senti incompleto, imperfetto ma allo stesso tempo onnipotente, convinto di avere il mondo ai tuoi piedi. Certo, vent’anni fa c’erano ancora i nastri e le cassette da riavvolgere, al massimo con le prime luci del nuovo millennio il walkman e i cd per i più fortunati, sono cambiate tendenze e abitudini, ma certi testi provocano le stesse emozioni dell’epoca. Le canzoni degli 883 sono entrate a far parte della vita delle persone, nel 1993 il gruppo vende oltre 1,3 milioni di copie grazie a Come mai e Nord Sud Ovest Est, i testi hanno un linguaggio semplice e diretto che tutti apprezzano, specialmente gli adolescenti del tempo. Oggi ai suoi concerti non si vedono più solo tredicenni con Levi’s e Reebok ai piedi ma genitori con figli che, magari, sono stati sottratti all’ennesimo concerto trap con la speranza di sentirli intonare «Nord sud ovest est/E forse quel che cerco neanche c’è uoooh».




