“Cucinare nel secolo sbagliato” di Teresa Präauer
Cucinare nel secolo sbagliato di Teresa Präauer, pubblicato da Marsilio Editori nel 2026, è un romanzo breve ma sorprendentemente denso, capace di trasformare una semplice cena tra amici in una lente spietata sulla contemporaneità. Con una scrittura elegante, ironica e calibrata, Präauer costruisce una vera e propria commedia di costume che, sotto la superficie brillante, nasconde una riflessione acuta sull’identità, sulle relazioni e sulle nevrosi della classe media urbana.
La trama è essenziale: una donna sulla quarantina organizza una cena nel suo appartamento appena sistemato, curando ogni dettaglio con attenzione quasi ossessiva. Il cibo, per lei, non è solo nutrimento ma simbolo di crescita personale e distinzione sociale, un percorso che va dai ricordi infantili fino alla sofisticazione adulta. Tuttavia, l’arrivo degli ospiti incrina rapidamente questa perfezione costruita, trasformando la serata in un progressivo slittamento verso il caos emotivo e relazionale.
È proprio in questo scarto tra aspettativa e realtà che il romanzo trova la sua forza. Präauer osserva con precisione quasi chirurgica i rituali sociali contemporanei: il desiderio di apparire colti, raffinati, “giusti” nelle scelte estetiche e culturali, e allo stesso tempo la fragilità che si nasconde dietro queste costruzioni. La cena diventa così un teatro in cui si consumano tensioni latenti, attriti culturali, ambiguità emotive e persino pulsioni erotiche, in un crescendo che smonta progressivamente ogni maschera.
Uno degli aspetti più riusciti del libro è il modo in cui l’autrice utilizza il cibo come metafora. Non si tratta di un romanzo gastronomico in senso tradizionale: non ci sono ricette né celebrazioni sensoriali. Piuttosto, il cibo è linguaggio sociale, segno di appartenenza, strumento di distinzione. La protagonista non cucina solo per nutrire, ma per raccontare se stessa e per posizionarsi in un sistema di valori condivisi – o presunti tali. In questo senso, il titolo stesso suggerisce una dissonanza: “cucinare nel secolo sbagliato” implica uno scarto tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere, tra autenticità e rappresentazione.
Lo stile di Präauer è raffinato ma mai compiaciuto. La scrittura alterna leggerezza e profondità, con un’ironia sottile che non sfocia mai nella caricatura. I dialoghi e le descrizioni contribuiscono a costruire un’atmosfera sospesa, in cui ogni dettaglio – dalla disposizione dei tovaglioli alla playlist jazz – diventa significativo. È una prosa che osserva più che giudicare, ma che proprio per questo risulta incisiva.
Il romanzo si inserisce nella tradizione della commedia borghese europea, richiamando opere che mettono in scena la crisi della modernità attraverso microcosmi domestici. Anche qui, infatti, il contesto ristretto della cena permette di esplorare temi più ampi: la solitudine contemporanea, l’ossessione per l’immagine, la difficoltà di comunicare in modo autentico in un mondo iperconnesso ma emotivamente distante.
Nonostante la brevità (176 pagine), il libro lascia una sensazione di densità e compiutezza. Ogni scena è costruita con precisione, e nulla sembra superfluo. Forse proprio questa compattezza è uno dei suoi punti di forza: Präauer evita ogni dispersione e concentra la narrazione su un unico evento, riuscendo però a far emergere un’intera visione del mondo.
In definitiva, Cucinare nel secolo sbagliato è un romanzo intelligente e sottile, che riesce a essere allo stesso tempo divertente e inquietante. Una lettura consigliata a chi ama le storie che scavano sotto la superficie delle relazioni quotidiane, rivelando le contraddizioni del nostro tempo con eleganza e precisione.




