La conversazione continuamente interrotta di Ennio Flaiano
Il testo “La conversazione continuamente interrotta” di Ennio Flaiano, edito da Rogas Edizioni e con la prefazione di Gino Ruozzi, rappresenta una delle pietre miliari nel viaggio verso la scoperta artistica dell’autore pescarese.
L’opera fu originariamente pubblicata nel 1971 da Einaudi, nella raccolta composta da cinque testi intitolata “Un marziano a Roma e altre farse”. Successivamente, la “farsa” debuttò nel giugno 1972 al Festival dei Due Mondi di Spoleto, nel 1973 se ne realizzò una versione radiofonica e nel 1978 arrivò al palcoscenico del teatro di Sulmona, con l’interpretazione, tra gli altri, di Giorgio Albertazzi.
Nel racconto, Flaiano, uno degli osservatori più lucidi e corrosivi del Novecento italiano, restituisce un’immagine d’insofferenza alle mode e allergia alle retoriche, con la capacità di smascherare con ironia affilata le contraddizioni della società e della cultura del suo tempo.
Qui, con un’organizzazione poco armonica ma coinvolgente, tre intellettuali si incontrano nei loro salotti borghesi per scrivere una sceneggiatura, ma, mente il lavoro procede lento e annoiato, le riunioni diventano il pretesto per affrontare ansie, nevrosi e vanità personali. Il titolo infatti è già una dichiarazione di poetica: la “conversazione” è quella civile e culturale, quasi fosse un dialogo mai davvero compiuto. I testi nella loro frammentarietà compongono un mosaico coerente da cui emerge l’attualità del brano, tant’è che molte delle intuizioni di Flaiano (dal trasformismo alla superficialità del dibattito pubblico, passando per la tendenza italiana di confondere furbizia e intelligenza) sembrano scritte per il presente.
E quindi, quasi a voler denudare l’intellettuale del tempo (che poi così si denuderebbe anche lo stesso autore, nonché l’intellettuale di oggi, laddove esistesse) viene da chiedersi, usando le parole di Flaiano, “Si, ma a che serve il teatro? Mio nonno entrò in un teatro cinque volte in tutta la sua vita, mio padre diciamo cinquanta, io ogni settimana, da anni. Eppure abbiamo commessi tutti e tre gli stessi errori”.
Per tutte queste ragioni “La conversazione continuamente interrotta” non è un’opera narrativa nel senso tradizionale, ma un laboratorio di pensiero pruriginoso e irriverente, capace di offrire una compagnia intellettuale rara, che con leggerezza e rigore continua a interrogarci sulle nostre debolezze collettive e sulle responsabilità individuali.




