Il libro dell’altrove
Il libro dell’altrove (Minimum Fax, collana Sotterranei) è un inedito esperimento, che unisce un personaggio e attore eclettico come Keanu Reeves e uno scrittore come China Miéville.
Forse il primo è più noto nel panorama mainstream, ma c’è da dire che Miéville, spesso paragonato a Kafka e Orwell, si è ormai affermato come autore di culto nella letteratura fantascientifica-horror contemporanea. Il suo tocco viene definito per certi versi lovecraftiano.
Di qui, un’opera del tutto originale e coerente con i due autori. Una nuova evoluzione dell’universo ideato da Reeves, Ron Garney e Matt Kindt, nella sere a fumetti intitolata BRZRKR.
In questo libro, seguiamo la vicenda, o meglio, il viaggio di Unute, creatura eterna che vaga per il mondo da secoli. Ma la sua immortalità, oltre che potere, significa anche condanna: da sempre viene colpito da stati di trance, che lo portano a compiere imprese sanguinarie, in cui è incapace di distinguere il nemico dall’amico. È una vera e propria macchina della violenza, in cerca però di una cura alla sua condizione.
Così Unute, soldato creato per servire il suo popolo e generare distruzione, si ritrova dopo 80 mila anni a collaborare con il governo Usa (tra ricerche e missioni top secret), con la promessa di scoprire il segreto della mortalità.
Capiamo subito la singolarità del protagonista, per cui nulla è mai nuovo e ogni volto sembra già visto. La sua vita millenaria è avvolta dal mistero, da un mosaico di ricordi confusi e sovrapposti, che però potrebbero contenere la chiave della verità.
Ma in quest’opera, weird per eccellenza, non ci viene data nessuna risposta certa. Voci e stili diversi si mescolano costantemente, dando vita a un racconto allucinato, pregno di violenza e riflessione. Talvolta anche troppo labirintica, la prosa di Miéville non ci prende mai per mano, riportandoci sempre alle domande di partenza, più confusi di prima: perché esiste la violenza e qual è il suo senso? Ma soprattutto, esiste una cura alla crudeltà umana? E cosa significa essere umani, mortali?
Tra i vicoli contorti disegnati dai due autori, capiamo una cosa, ovvero che l’immortalità, che spesso inseguiamo per terrore della morte, è più malinconica e solitaria di quanto pensiamo. È un altrove che la nostra condizione, fragile e passeggera, non può contemplare.




