Giacomo Casanova. Il mito di un avventuriero
In primis un esponente degli ambienti mondani di Venezia, poi un mito a cui dedicare film, fumetti, e prodotti. Casanova è un personaggio caleidoscopico, risultato di una profonda trasfigurazione attraverso le parole.
Avventuriero è forse l’unica parola (delle tante) che può essere associata con certezza al nome di quel personaggio mitico che fu Giacomo Casanova.
Nel suo libro Giacomo Casanova. Il mito di un avventuriero, Antonio Trampus — professore ordinario di Storia moderna alla Ca’ Foscari di Venezia, che ha studiato Casanova per trent’anni — tenta di trovare altre definizioni e interpretazioni di questa figura.
Da quando le sue memorie furono pubblicate postume, il dato storico è andato via via perdendosi, lasciando il posto alla leggenda. Il libro ripercorre proprio questa trasfigurazione, avvenuta attraverso le parole.
Identificare Casanova
Di Giacomo Casanova si è detto che era un libertino, un ribelle amato da anarchici e socialisti dell’Ottocento, un seduttore, un imputato nei processi per oltraggio al pudore, un Don Giovanni e una spia.
Di certo c’è che Casanova fu veneziano per nascita e francese per adozione, nato nel 1725 e dunque testimone scomodo del Settecento. Altre informazioni si ricavano proprio dalle sue memorie, raccolte in Histoire de ma vie, opera pubblicata nel 1822.
La sua culla fu la capitale della mondanità europea, un dato che influì sulla sua formazione e sullo sviluppo delle sue passioni: l’arte, la letteratura erotica, la scrittura (sognava di arrivare al livello di Voltaire), la sensualità, intesa proprio come piacere dei sensi, non solo come sessualità.

Sappiamo che Casanova era un affabulatore, sapeva raccontare storie, specialmente riguardo al proprio personaggio, che era capace di mutare a suo piacimento, a seconda del contesto e delle persone che lo circondavano. Si potrebbe dire che era camaleontico, mimetico. Ciò lo portava anche a inventarsi titoli (ad esempio quello di “cavaliere di Seingalt”), per accedere a determinati ambienti di suo interesse. Anche un po’ un impostore, insomma.
Dal mito al brand
Ciò che più appare interessante, e che viene magistralmente evidenziato nel libro di Trampus, è come quest’uomo piuttosto ordinario è stato con il tempo elevato a figura proverbiale, impiegata per scopi cinematografici (celeberrima l’opera di Fellini) ed editoriali (diversi sono i libri e persino i fumetti a lui dedicati).
Non solo, Casanova è stato trasformato anche in brand. Molti prodotti portano il suo nome, usato come richiamo dalle aziende. Viene associato a scarpe, cosmetici, orologi, specchi, profumi e persino beni di consumo alimentare più mondano, come liquori, vino e caffè.
L’associazione con lo specchio è forse la più intelligente, perché, come afferma Trampus nella conclusione del suo libro:
La dimensione del mito non ha trasformato Casanova in un modello di comportamento, ma lo ha fatto diventare un affascinante caleidoscopio per cogliere la costante mutevolezza di toni, colori e aspetti della società moderna.




