La paura di essere se stessi, l’era dell’Acquario di Fabio Bacà
“Era una truffatrice. Una ciarlatana della peggior specie. Un’imbrogliona persino più spregevole di quei criminali che raggirano gli anziani”
La costruzione di un alias perfetto, edificato per nascondere un io con il quale non riusciamo a farci i conti, un io che non siamo in grado di affrontare, con tutte le debolezze e le paure. E le certezze che quelle paure siano reali costringono Chloe ad indossare una corazza per mostrare un personaggio artefatto e fintamente scintillante.
Il poderoso cliffhanger del prologo, che si svela solo nel finale del romanzo, riesce a trasportare il lettore in un viaggio che, prima piuttosto oscuro, si fa via via più chiaro.
Bacà ci impone una riflessione sull’epoca della finzione, in cui si può mostrare solo ciò che è perfetto, ciò che riluce nascondendo l’io intimo, quello vero che si sceglie di mettere da parte.
C’è chi lo fa per denaro, chi lo fa per una vita facile e chi come la protagonista Chloe lo fa per la paura di rivedere i suoi fantasmi come se ciò fosse un modo di sospendere la vita ma senza l’attesa della rivelazione.
Chloe sembra sicura di sé stessa, piuttosto restia nel provare emozioni per chiunque o passioni per qualsiasi cosa, ma la sua sicurezza si incrina nella solitudine del suo appartamento di lusso quando esplodono tutte le paure di un passato che lei ha scritto ed immaginato come reale.
La famosa e ricca sex influencer Chloe non è nient’altro che la piccola Samuela, allevata da una nonna materna rancorosa e fuggita da un padre che lei pensa abbia ucciso sua madre.
Un intreccio criminale che nasconde la verità che non è quella che Chloe ha immaginato e saputo per anni.
Abbandona tutto e tutti, scappa da quello che lei ritiene un pericolo, taglia i ponti con il padre, con il fratello per quasi vent’anni ma alla fine è costretta a tornare nei luoghi dell’infanzia per fare i conti col passato.
Qui ritorna Samuela.Ritrova un fratello mai dimenticato ma accantonato come pedina di quella vita da scordare per non farsi male. E i sensi di colpa si fanno potenti, lei è fuggita mentre chi è rimasto ha dovuto fare i conti col rancore ed i segreti taciuti.
“Invece di restare accanto a entrambi, fratello e nipote, li aveva ripudiati senza uno straccio di giustificazione sensata, se non la necessità di troncare l’ultimo legame con un passato ingiusto e doloroso”.
Samuela, non più Chloe, scopre che le sue granitiche certezze indotte da una nonna incattivita, non sono tali. Dismette i panni di un artefatto personaggio e fa pace con sé stessa, attraversa il suo tormento e lo supera.
Bacà è maestro dialettico, tratteggia la protagonista con precisione chirurgica, ne fa due versioni, tutte e due perfette quanto diverse affrontando il tema della dualità della psiche umana quella tra l’essere ed il dover essere.
“La verità è una questione sopravvalutata”
L’Era dell’Acquario di Fabio Bacà – Adelphi




