Il momento Machiavelli: una possibile guida alla contemporaneità politica
Polarizzazione, aumento delle disuguaglianze e conflitto sociale. L’instabilità degli ecosistemi istituzionali nel contesto dell’interregno contemporaneo appare esercitare una crescente capacità di pressione sul perimetro dell’intermediazione politica tradizionale, definendo un processo di polarizzazione delle forze di rappresentanza.
Lo spostamento verso gli estremi della conflittualità in seno al discorso pubblico definisce l’abbandono di un posizionamento condiviso tra le forze in campo nell’agone democratico in favore di tendenze profondamente oppositive dell’agenza setting e dei partiti politici.
In questo contesto di crescente aumento degli squilibri socio-economici, si sono venute definendo all’orizzonte, tra le altre possibilità, due macro-tendenze generali. In primis, la necessità di difesa della sovranità decisionale degli organismi di governo mediante l’accentuazione di tendenze autoritarie, controllo sociale e immunizzazione dalla conflittualità.
Tale tendenza trova le sue radici in una concezione classica di potenziamento della capacità decisionale dall’alto, considerando la polarizzazione conflittuale come nemico principale del “Politico”. Quest’ultimo viene inteso, in tal senso, come realtà post-naturale, scientificamente contrattuale e basata sulla cogenza di limitare lo scontro sociale in ogni sua forma, sia questa propria di un dibattito pubblico normalizzato o dell’estremizzazione delle forze in campo.
Le divisioni sociali sono interpretate come portatrici di caos civile, secondo un percorso individuabile in pensatori politici come Bodin e Hobbes, e più in generale come ramificazione autoritaria di una dialettica dell’illuminismo che ha la sua radice nel cogito Cartesiano, inteso come reificazione e oggettivazione del mondo, controllabile in quanto trasformato in dato/cosa.
Parallelamente a questa tendenza, evidente in particolare nel diffondersi di democrature opache o in proprie verticali del potere, la conflittualità dilagante tipica della contemporaneità ha condotto a tentativi di mediazione organicistica a carattere tecnocratico o a soluzioni di coalizione di stampo impolitico.
Tale soluzione, pur non considerabile alla stregua di posizioni autoritarie, nasce in realtà da una comune visione: lo scontro sociale tra forze oppositive rappresenta un pericolo per la tenuta stessa del sistema. Solo una gestione mitigante, extrapolitica, può depotenziare l’escalation sociale e i flussi conflittuali emergenti. La crisi di tali tentativi di disinnescare la crescita della polarizzazione ha sortito efficacia solo in brevi lassi di tempo e in occasioni emergenziali.
Come eterogenesi dei fini, i meccanismi di mediazione organicistica hanno portato a forme di accentuazione dell’escalation al di fuori dei processi istituzionali, mostrando la loro fragilità nel contenere lo straripamento di istanze socio-economiche oppositive.
È possibile individuare un altro percorso in grado di non cadere nella trappola dell’autoritarismo e di forme organicistiche immunizzanti? Da tale proposito emerge il crescente interesse per un pensatore come Machiavelli e per un cammino concettuale che pone il pensatore fiorentino come fulcro di un pensiero istituente alternativo.
Nella nuova raccolta di saggi di Roberto Esposito, professore emerito di filosofia teoretica presso la Scuola Normale Superiore, recentemente pubblicata da Derive e Approdi, emerge, in contrasto con Hobbes ma anche con Guicciardini, padre di una forma di pensiero organicistica anti-conflittuale, l’importanza di Machiavelli nel delineare una formula alternativa totalmente politica.
Quest’ultima, in grado, diversamente dalle altre tradizioni, di accettare il conflitto non come elemento negativo da debellare ma come forza vitale portatrice di energia all’interno degli ecosistemi istituzionali.
Il pensiero machiavelliano sull’origine diviene allora momento cruciale per delineare il “Politico” come elemento esistente senza soluzione di continuità in quanto fondativo e non fase successiva ad un patto contrattuale che pone termine al caos naturale.
Allo stesso tempo, come sottolinea Esposito, l’intento di Machiavelli è anche quello di superare una concezione fondata sulla lettura organicistica di Aristotele dell’uomo come animale politico e dunque predisposto originariamente alla convivenza pacifica della polis. Per Machiavelli l’uomo è politico in quanto conflittuale e proprio questa suo elemento precipuo è fondamento della vitalità dei sistemi istituzionali politici.
La conflittualità diventa allora forza primigenia che consente il rinnovo continuo del momento istituente evitando una possibile stasi esiziale e allo stesso tempo garantendo , senza bloccare le forze in campo, che vi non sia una degenerazione in scontro d’interesse prettamente privato. L’esempio massimo rimane per Machiavelli la costituzione mista di Roma.
Influenzato dal concetto di anaciclosi polibiana, Machiavelli ritiene che, come ogni corpo organico, non macchina dunque come nel caso di Hobbes, i regimi politici siano destinati al deterioramento e solo la capacità di ritorno alla vera origine possa consentire un rinnovamento continuo e rigenerativo.
Da questi presupposti si delinea l’interrogativo: siamo affacciati sulla soglia del momento machiavelliano?




