Vite nell’oro e nel blu
In Vite nell’oro e nel blu, edito per Einaudi, Andrea Pomella racconta la storia di quattro artisti che, nella Roma del dopoguerra, diventano protagonisti della vita culturale: Mario Schifano, Francesco Angeli, Tano Festa e Francesco Lo Savio. Alla fine degli anni Cinquanta questi giovani pittori, conosciuti come gli artisti “di Piazza del Popolo”, attirano l’attenzione di tutti. Frequentano il caffè Rosati, sono spesso i protagonisti dei giornali e riviste, piacciono alle donne e rappresentano una nuova idea di artista: spontaneo, libero, sempre al centro della scena.Pomella descrive anche il loro modo di vivere, molto aperto e senza regole. Non nascondono nulla, né gli eccessi né gli amori, ma la loro vita gira sempre intorno alla pittura.
La quinta presenza del libro è Roma, una città che li segue passo dopo passo: li ospita, li ispira, li lascia andare quando hanno bisogno di allontanarsi e li accoglie di nuovo quando tornano.È nelle sue strade che questi artisti si incontrano per caso, ragazzi cresciuti in una capitale ferita dalla guerra. Con il loro talento riescono presto a guadagnare molto, a vivere in grandi appartamenti e a viaggiare in tutto il mondo. Sembrano avere tutto: basta che si mettano a disegnare perché ciò che creano diventi subito un’opera d’arte; basta uno sguardo perché conquistino chi li circonda.
Nonostante vengano ricordati come un gruppo unito, le loro vite però prendono direzioni diverse.Da amici diventano spesso rivali, si feriscono e si allontanano. Le loro esistenze, che sembravano destinate al successo, vengono invece segnate dalla droga, da vecchi traumi familiari, da lutti e da relazioni complicate. Molte delle loro difficoltà nascono proprio dall’incapacità di gestire il successo, la fragilità e la ricerca continua di qualcosa che li faccia stare bene.
Il ritratto di Schifano è uno dei più significativi e l’autore lo descrive così: “All’età di quarantacinque anni, dopo aver vissuto una vita eccezionale, Mario Schifano non possiede più niente. […] Adesso è principalmente un uomo nudo. Tutti gli oggetti amati e desiderati che gli sono appartenuti hanno cambiato mano.” Questa immagine vale anche per gli altri: artisti che, dopo anni di eccessi, si ritrovano svuotati, quasi come se fossero tornati bambini, vaganti alla ricerca di una nuova musa o forse soltanto della pace.
Pomella chiarisce che il libro è un romanzo biografico: racconta fatti reali, ma inserisce anche parti inventate per riempire i vuoti lasciati dalle testimonianze. Il risultato è un ritratto sincero di quattro uomini convinti di vivere in completa libertà, ma che lascia il lettore perplesso domandandosi “ma erano davvero liberi?”, un dubbio che forse ha tormentato anche gli stessi protagonisti. Lo suggerisce una frase di Festa: “Ho usato pure tanta droga, per lo stesso motivo: pe’ stà tranquillo. […] Una volta presi l’Lsd e capii che quando c’è marea devi fà la spugna, perché se fai muro te spacchi.”




