Io non prendo lezioni: gli anni di cuoi di Francesco Polacchi
Francesco Polacchi nel suo Io non prendo lezioni, edito per Altaforte (https://altafortedizioni.it/), racconta quelli che lui stesso definisce gli anni di cuoio. Anni nei quali le piazze, le scuole e gli atenei romani sono state pagine di lotta politica, di sogni e di scontri generazionali.
Ciao Francesco, prima domanda: da dove nasce l’esigenza di scrivere questo libro? Perché ora e non prima?
Ciao, il motivo è abbastanza semplice: sono anni che tutti parlano di CasaPound ma lo fanno sempre dall’esterno, con la presunzione e l’arroganza di chi guarda dall’alto al basso esperienze rivoluzionarie e avventurose come quella del movimento che rappresento, appunto. Solitamente si tratta di giornalisti militanti della sinistra al caviale che con la puzza sotto al naso non riescono a capire quanto grande sia stata la nostra presenza nell’ecosistema della politica italiana. Ho dunque pensato che fosse il caso di raccontare con autenticità quegli anni fatti di sogni e spensieratezza, di ardore e di risate, di sacrifici e di goliardia senza sconti e senza giri di parole. Ho voluto quindi lasciare una testimonianza che potrà essere letta tra quaranta, cinquanta o cento anni da giovani che potranno cercare di capire che non esiste nulla al mondo che possa fermare volontà e sacrificio.
La politica è una questione anche di scelte, alcune passano per un confronto, un direttivo, altre vanno prese in pochi secondi, come per gli scontri a Piazza Navona. Tante tue scelte, politiche e di vera e propria vita, le possiamo trovare nelle pagine del libro. Potendone cambiare una, anche non presente nei capitoli, quale sceglieresti?
Guardando indietro non mi pento di nulla, non rinnego nulla e non ho rimorsi. ma… ma guardando indietro è troppo facile capire gli errori commessi, le strade che sarebbero dovute essere prese prima, quelle da non abbandonare. Insomma col senno del poi diventa tutto semplice e, ad un militante con delle responsabilità politiche come me, questo lusso non può essere concesso.
Hai letto e ascoltato quelli che sono stati gli anni di piombo, sei stato partecipe di quelli che abbiamo scelto definire gli anni di cuoio; la politica giovanile del 2025 come la definiresti e che consiglio daresti ad un militante che si affaccia oggi ad una sezione?
Quando vado in giro a presentare il mio libro dico ai ragazzi che effettivamente la mia è stata una delle generazioni più fortunate. Avevamo la possibilità di vivere adrenalinicamente la quotidianità e la militanza studentesca, arrivando molto spesso a doverci confrontare anche fisicamente con i nostri avversari ma senza avere il peso degli anni di piombo, anni in cui per l’appunto essere un militante della destra radicale era pericoloso, come testimonia la lunga scia di sangue. Oggi invece i ragazzi vivono in degli anni liquidi – perché nulla ha più base solida -, oppure anni di gomma – perché sembra sbattere contro nemici gommosi -, oppure ancora anni di plastica – nel senso che tutto appare finto. Anche il confronto fisico oggi vive di una narrazione più strumentale alla distruzione sociale che politica. Con questa affermazione intendo dire che più ancora della volontà di fermare il nemico politico, l’attuale estrema sinistra cerca di emarginare socialmente i nostri ragazzi. Basti pensare alla disparità di trattamento nelle vicende di cronaca: quando c’è un episodio che coinvolge i centri sociali si parla “dei ragazzi dei collettivi studenteschi”; quando c’è un episodio che riguarda la nostra comunità umana, i ragazzi vengono sbattuti sui giornali con foto in primo piano, nomi e cognomi, tipologia di lavoro etc etc. In tutto questo ovviamente i giornalisti hanno un’enorme responsabilità.
La realtà di Casa Pound e del Blocco Studentesco sono state, per alcuni versi, avanguardia per la politica di destra, quasi un punto di rottura con alcune metodiche viste in precedenza. Secondo te sono dei fenomeni ripetibili in futuro?
Io ritengo che la storia non si fermi mai. Ogni epoca ha le sue finestre aperte ed è in quelle finestre che i giovani e futuri militanti dovranno provare ad entrare portando la nostra Weltanshauung e il nostro stesso spirito di trincea, ma declinandolo in base anche alle possibilità che si hanno di intervenire. Mi spiego ancora meglio, è una questione di dottrina militare in quanto per esse si intende la sintesi tra mezzi, obiettivi ed ecosistema del movimento. Fermo restando ideologia e valori che, ovviamente, devono rimanere intatti.
Torniamo sul libro, come procedono le presentazioni e quali sono quelle in programma?
Le presentazioni bene, ne sto facendo molte. sono un po’ in affanno (ride ndr)
Negli ultimi capitoli del libro spieghi chiaramente l’esigenza della tua svolta imprenditoriale. Ci sono novità in vista sulle attività già avviate e non solo?
Diciamo che la mia volontà è sempre stata quella di costruire qualcosa di bello a prescindere dall’attività politica. Adesso mi sto concentrando sul rilancio di Pivert, in cui ho fatto una sorta di svolta 2.0




