Il destino del mare. Napoli e Venezia
Il saggio Il destino del mare. Napoli e Venezia di Egidio Ivetic e Luigi Mascilli Migliorini si distingue per la raffinata capacità di intrecciare geografia, storia e immaginario marino con l’identità di due città che sembrano contraddirsi e insieme riconoscersi: Napoli e Venezia. Con una scrittura che miscela rigore accademico e sensibilità letteraria, i due storici attraversano il Mediterraneo della memoria per mostrare come il mare non sia solo un contorno, ma un destino per le città-porto considerate. Il volume, edito da Il Mulino, sviluppa un doppio arco narrativo: da una parte Venezia, definita da Ivetic come città-nave che ha fatto dell’acqua la propria struttura politica e mentale; dall’altra Napoli, che secondo Mascilli Migliorini vive nel mare una seduzione e un distacco, il golfo come specchio e come soglia. Il risultato è una «coreografia a due voci» – per richiamare la bella definizione offerta dalla critica – in cui alternanza e confronto diventano strumento metodologico. Tra i meriti dell’opera emerge la capacità di evitare la retorica del “mare eternamente romantico”, preferendo invece una lettura lucida delle vicende storiche e culturali. Venezia edifica lagune e dominazioni, traffici e diplomazie; Napoli coltiva miti, sirene e stratificazioni sociali, mentre al contempo respinge l’acqua come se fosse un rivale inevitabile. Questa tensione – scrivono gli autori – è parte integrante del destino marino di queste città. La forma è snella (184 pagine) ma densa: ogni capitolo assume il carattere di micro-racconto storico, eppure la somma restituisce una visione ampia del Mediterraneo come spazio di mediazione culturale e identitaria. Ivetic e Mascilli Migliorini fanno emergere come il mare abbia modellato non solo i porti e le architetture, ma anche la mentalità dei loro abitanti: la laguna che diventa sistema, il golfo che diventa l’occhio di un paesaggio urbano-metaforico. A fronte della luce che l’opera è in grado di portare su molte dinamiche ignote, rimane il silenzio su tematiche di interesse che rimangono invece in disparte; ad esempio, in che misura queste città oggi vivono ancora quel rapporto fondativo con il mare nel contesto della globalizzazione e del turismo di massa. Ma forse questa riflessione è lasciata in sospeso come invito al lettore. In conclusione, “Il destino del mare” merita attenzione tanto per la qualità della scrittura quanto per la rilevanza del tema. È un saggio per lettori che vogliano attraversare Venezia e Napoli con lo sguardo del mare, non solo con quello della terra. Un libro che, a mio avviso, riesce a risvegliare l’“anima liquida” del Mediterraneo e a farci ripensare il mare non come contorno, ma come elemento centrale della storia urbana e culturale.




