“Una strada per la Georgia”: poesia, confini e un presente che non aspetta
Nel suo libro, “Una strada per la Georgia. Poeti, sentimenti di piazza e lingue di confine”, edito per Exorma, Elisa Baglioni intreccia storia, politica e poesia per restituire al lettore l’anima di un Paese sospeso tra passato sovietico e aspirazioni europee.
Ciò che rende il testo non solo interessante, bensì urgente, sono i collegamenti con le trasformazioni politiche attuali continentali e globali: la Georgia sta vivendo un momento in cui quelle che sono descritte come “ombre costanti” non sono più solo tracce storiche, ma conflitti vivi caratterizzati da proteste, leggi controverse e un dibattito acceso sull’identità geopolitica di un Paese che si trova davanti a un autentico crocevia.
Baglioni racconta l’influenza russa come un elemento che incide su memoria, lingua e – implicitamente – libertà. Oggi questa presenza appare sempre meno implicita: la Georgia ha approvato leggi che molti critici definiscono “di influenza russa” per la loro somiglianza con normative usate da Mosca per limitare media e società civile. Infatti, leggi come la “foreign agents law” hanno congelato, almeno per ora, il percorso del Paese verso l’Unione Europea.
Da novembre 2024 la decisione del governo di sospendere i negoziati per l’adesione all’UE fino al 2028 ha scatenato proteste di massa. Migliaia di persone sono scese in piazza per reclamare trasparenza, nuove elezioni, il rilascio di oppositori e la fine di una deriva autoritaria percepita come asservita agli interessi russi. Disordini, arresti di leader dell’opposizione, leggi che restringono libertà fondamentali: tutto questo ribalta, nella realtà quotidiana, alcune celebrazioni del passato estetico che Baglioni descrive e di cui ne rimarca sapientemente la fragilità.
Nel libro Baglioni usa la poesia e la lingua come strumenti di resistenza: oggi tutta la Georgia è oggetto di una partita geopolitica. Alla finestra c’è l’Unione Europea, che ha congelato i finanziamenti, criticato le nuove leggi e messo in guardia contro il “backsliding” democratico. Nel frattempo il presidente, le pressioni internazionali e gli appelli della società civile sono tutti elementi che confermano come la Georgia non sia solo un confine geografico, ma anche terreno simbolico: tra la Russia che reclama spazio d’influenza e l’Europa che pone condizioni – a volte restrittive – legate ai diritti civili, alla libertà di stampa e ai diritti delle minoranze.
Leggere Baglioni oggi significa non solo penetrare nella storia di un popolo, ma vedere come quella storia continui a vivere nel presente, sentire quanto le parole delle piazze non siano solo descrizioni di reportage ma inviti ad agire, a interrogarsi sulle scelte che ogni società compie davanti a pressioni esterne e interne.
Le poesie, la lingua e la memoria – evocative di resistenza – oggi risuonano in un dibattito su quale strada la Georgia vuole davvero percorrere: quella verso l’integrazione europea (con tutti i suoi limiti), o un ritorno, più o meno implicito, sotto l’ombra russa, con il rischio di finire – o rimanere – in quella che nel libro viene presentata come la situazione iraniana, cioè un contesto dove tutto è libero, ma solo di nascosto.
Per chi ama leggere storie che non finiscono quando chiudi il libro, “Una strada per la Georgia” è un testo necessario: un ponte tra ciò che è stato, ciò che è e ciò che potrebbe essere.




