Intermezzo, di Sally Rooney
La morte come interludio in cui reinterpretare e riadattare i propri rapporti, la propria vita. Questo il messaggio dell'ultimo libro di Sally Rooney, un nuovo fenomeno mondiale.
Sally Rooney è la scrittrice dei rapporti umani, amata da alcuni ma non da altri, soprattutto per quanto riguarda la letteratura contemporanea anglosassone.
Dopo aver lasciato il suo biglietto da visita, Normal People, Rooney è tornata con un altro libro di cui si è parlato ampiamente: Intermezzo (Ed. Einaudi).
Qui, il punto nevralgico, che unisce ma anche differenzia i personaggi, è la morte.
La vicenda ruota attorno a Peter, avvocato trentenne, e Ivan, campione di scacchi, la cui esistenza viene stravolta dopo la perdita del padre. Un evento che fa scattare nuove relazioni e alleanze, ma che riaccende anche vecchie tensioni. La morte viene considerata un intermezzo, un interludio, proprio perché è una cesura che sottolinea la vastità della vita di ognuno.
Peter oscilla tra Sylvia, amica di vecchia data che ha sempre amato e dalla salute fragile, e Naomi, una studentessa verso cui l’interesse è in primis carnale.
Ivan, ex bambino prodigio, non riesce a trovare la propria strada e per di più si avvicina a Margaret, una donna più grande.
«Lui, questa persona – con l’apparecchio ai denti, le unghie smangiucchiate, le sue idee sulle risorse, il lavoro da fattorino che ha lasciato, la tristezza che non è riuscito a esprimere –, lui la vuole, e lei vuole lui. Vuole dargli la sensazione che lui desidera. E si accorge di stare sussurrando il suo nome».
Peter e Ivan, seppur fratelli, hanno scelto di non fondere le proprie vite, ma il lutto e i vari incontri sociali rendono l’ipotesi di un riavvicinamento ineluttabile.
Lo stesso intermezzo della morte è un momento universale, inevitabile della vita — e Rooney si concentra proprio su questo. Non solo, la morte è strettamente legata all’amore, che qui si reinterpreta e riformula, in un continuo processo di adattamento: non solo nelle relazioni sentimentali, ma anche tra i due fratelli, che ora dovranno rielaborare il concetto di famiglia.
Il tutto cercando di bypassare le proprie differenze, sia di personalità che generazionali, attraverso la condivisione delle proprie esperienze.
Rooney scrive secondo lo stesso processo, spesso caotico o ossessivo, con cui si strutturano i pensieri: questi a volte fluiscono, a volte si susseguono a pezzetti quasi illogici. E quest’attenzione più mentale-psicologica che narrativa è proprio l’elemento che rende l’opera di Rooney da un lato un nuovo cult, dall’altro qualcosa di fortemente divisivo.
L’accusa più grande è la mancanza di una trama. Ma in quanti momenti della nostra vita abbiamo effettivamente una trama, un susseguirsi logico di eventi? Forse Rooney, con Intermezzo, ha voluto evidenziare proprio il momento più anti-narrativo, incomprensibile e paradossale dell’esperienza umana: la morte.




