L’inventario del dolore
“Avrei voluto fosse amore, si, la amavo, certo, lei non so se mi amasse, ma il punto non siamo noi, il punto è il verbo. Perché amare è così perfetto, gigantesco, e non è mai esistita una forza minore, anche solo di poco? Una via di mezzo tra volere molto bene e volere la propria vita con qualcuno?”
Sarebbe riduttivo narrare la trama de “Il volo sopra l’oceano” di Matteo Porru, non solo riduttivo ma addirittura penalizzante.
Come può, si chiede chi legge, un ragazzo di ventiquattro anni scandagliare, analizzare, raccontare quel caleidoscopio di sensazioni e di sentimenti, contrastanti, che racchiudono la parola “Amore”?
Può. E lo fa come chi tutti quei sentimenti li ha provati, conosciuti, sentiti sulla pelle e nell’anima.
Scrive con la passione di un adulto, uno che ha provato il rimorso, il rimpianto, la felicità, l’abbandono, il rifiuto, la nostalgia. Ogni parola è scelta con la perfezione del momento vissuto, centra in pieno l’attimo.
L’anteposizione del verbo al soggetto è il metro del riconoscimento di ciò che ci ha fatto tremare; dalla rabbia, dalla delusione, dall’emozione, dal riconoscere che quello sì, era un attimo da fotografare, da stampare nella memoria, quando le corde del cuore hanno iniziato a vibrare.
Due anime perse, Michele e Jonathan, il mondo orizzontale dei vecchi e quello verticale dei giovani.
Prima si scrutano, poi, mentre l’uno si avvicina l’altro si fa sospettoso ma solo perché teme il confronto pensando che il vecchio Michele sia il prototipo degli adulti saccenti.
Si racconta Michele, il padre morto troppo presto, la madre sublime creatura troppo eterea per vivere.
Jonathan ascolta, a tratti rabbioso, incerto ma poi rapito dal vecchio ventriloquo.
“La vita si ammassa a strati omogenei, che si fanno compatti e poi si induriscono. Gli eventi si scambiano, si sovrappongono a volte si annullano o si inventano. Non c’è un confine di sicurezza o un elemento di distacco. Nel gioco degli anni è tutto indivisibile, confisso e assurdo.”
La schiettezza di Michele scioglie la corazza che il ragazzo indossa. La verità è sempre una carta vincente “Michele non si è mai concesso di essere così sereno ed è convinto che nemmeno il ragazzo lo sia mai stato così tanto, e così appieno. Allunga una mano verso Jonathan, lui la stringe e si intendono”.
Picchia, picchia forte al cuore quel martello per Michele che sfiora la felicità, così inarrivabile per lui, invece solo ad un passo, quel passo che non riuscirà mai a fare.
Il testo è musica sublime che raccoglie uno spartito di emozioni così fitte da perderci il cuore.
Improvvisamente si entra, non da spettatore, ma da protagonista nel romanzo.
A volte sei Michele, a volte Jonathan, Francesca e Luigi e Orazio. E spesso la dolce Clio.
Un vortice di stati emotivi vissuti perché siamo come abbiamo trascorso il nostro tempo, attraversando ciò che ci è capitato di affrontare: amori sbagliati, non corrisposti, ricambiati, appassionati, sereni, felici e quelli che ti riducono a brandelli.
Al lettore lasciamo la scoperta della trama di un romanzo che va letto e non spiegato perché ognuno troverà il ruolo che gli appartiene. Ognuno di noi ha il suo tatuaggio sul cuore, marchio eterno incancellabile.
“Forse l’amore sopravvive solo se si solleva, se diventa aria e appartiene all’etere, se resta sospeso e condensa chiunque lo invochi, a chiunque manchi”.
“Il volo sopra l’oceano” di Matteo Porru – Edizioni Garzanti




