L’anima italiana del profumo
Profumi – la via italiana all’ essenza, pubblicato da Gribaudo, è il libro di esordio di Vanessa Caputo, fondatrice del brand Umore Parfum e giornalista, che da oltre dieci anni scrive di moda, beauty e profumi per importanti testate giornalistiche e sul suo blog.
Il libro nasce dal desiderio della casa editrice del gruppo Feltrinelli di condividere e raccontare ad appassionati e non il ruolo chiave – spesso dimenticato – dell’Italia nel mondo dei profumi.
L’esperienza, la passione e la ricerca minuziosa dell’autrice hanno reso possibile la nascita del libro in pochi mesi: un libro esteticamente accattivante, di approfondimento e curiosità, ricco di informazioni utili per i cultori del settore. Ma utile a chiunque voglia saperne di più.
Una vera e propria enciclopedia del profumo Made in Italy.
La storia italiana dei profumi parte da Venezia: la prima testimonianza dell’uso del profumo risale all’XI secolo, quando il religioso San Pier Damiani narra dell’arrivo in città della principessa bizantina Maria Argyra, sposa del Doge veneziano: il suo uso smisurato di cosmetici e fragranze influenzò le donne veneziane.
Grazie all’influenza araba, gli artigiani veneziani appresero dai maestri profumieri le tecniche di estrazione e distillazione degli oli essenziali e attraverso le rotte commerciali – anche definite mude – importarono materie prime e spezie per nuove fragranze.
È nel Rinascimento che Venezia raggiunge l’apice della potenza mercantile: i muschieri – così chiamati per l’uso frequente del muschio nelle fragranze rinascimentali – e profumieri veneziani acquisiscono lustro e fama in tutta Europa, al punto che il re Enrico III di Francia, durante una visita nel 1574, acquistò grandi quantità di spezie e profumi nella rinomata bottega “Al Giglio” di Rialto, spendendo più di quanto gli era costato un diamante regalato al Doge.
Le botteghe rinascimentali a Venezia nel 1568 ammontano a ben 24 ed erano dei veri e propri centri del lusso.
Nell’età barocca, il profumo diventa il simbolo per eccellenza del prestigio: mai come nel Seicento si dedicò tanta attenzione alla profumeria.
Il Settecento vedrà poi gli italiani ancora protagonisti del mondo della profumeria grazie all’Acqua di Colonia: l’autrice descrive la storia intricata e ricca di incongruenze di questo prodotto, raccontando delle innovazioni del profumiere Giovanni Maria Farina, pioniere nell’uso del bergamotto.
Il bergamotto, principale ingrediente dell’Acqua di Colonia, è la materia prima che più sta a cuore all’autrice calabrese.
«In pochi sanno che l’Italia è la terra di una materia prima utilizzata in oltre l’80% dei profumi in tutto il mondo».
L’oro verde della Calabria, il frutto del bergamotto, è un ibrido tra un limone e un arancio amaro.
Il grado di maturazione dell’agrume definisce le diverse modalità di utilizzo: il frutto giallo maturo è destinato all’estrazione dell’olio essenziale.
Nel libro è riportata la testimonianza dell’azienda familiare calabrese Capua 1880, leader mondiale, da quattro generazioni, nell’estrazione, produzione e commercializzazione dell’olio essenziale di bergamotto.
L’iris – l’oro blu di Firenze, coltivata in Toscana da secoli, è tra gli ingredienti più lussuosi usati in profumeria.
Altre materie prime di eccellenza attenzionate dall’autrice sono gli agrumi calabresi e siciliani, dall’odore tonico, frizzante e solare.
Nel libro trova spazio anche la storia dimenticata della coltivazione dei gelsomini nella costa ionica di Reggio Calabria dagli anni Venti e fino a fine anni Settanta del secolo scorso: «A raccogliere i fiori erano solo donne, e venivano chiamate gelsominaie. In gran parte erano ragazze. I possidenti terrieri le preferivano perché erano in grado di raccogliere i fiori senza danneggiarli. Molte di loro erano vedove bianche, il cui marito era emigrato per lavoro, per via delle condizioni di estrema povertà, e volevano rendersi quindi utili alle famiglie».
«Gli agrumi italiani – scrive la Caputo – sono utilizzati e amati anche dalle case internazionali più note come Givaudan».
Le gelsominaie, malpagate e costrette a lavorare in condizioni estreme, divennero un simbolo femminista della lotta contro lo sfruttamento del lavoro di quegli anni.
Il libro continua soffermandosi sul presente e sul futuro dell’Italia nel fiorente settore del profumo grazie alla storia dei brand protagonisti del mercato.
I marchi storici come Officina Profumo – Farmaceutica Santa Maria Novella, le case essenziere e i prestigiosi corsi di formazione sono solo alcune delle storie approfondite da Vanessa Caputo.
Profumi – la via italiana all’essenza è molto di più di un viaggio nella storia olfattiva italiana, è un atto d’amore verso una millenaria tradizione, che è stata capace di evolversi, rinnovarsi e affermarsi nel mondo.
Vanessa Caputo firma un’opera che celebra l’eccellenza italiana con rigore giornalistico e sensibilità estetica, donando visibilità a luoghi, persone e materie prime d’eccellenza.
Il lettore, a prescindere dalla propria conoscenza in materia, è immerso in storie eleganti e mai scontate del profumo inteso come patrimonio culturale, simbolo d’identità storica e promessa di un florido futuro.
Un libro da non perdere, da consultare e da annusare tra le righe.




