I Sonetti Alchemici di Cecco d’Ascoli e Frate Elia
Jasmine Gheorghe
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Recensioni
I Sonetti Alchemici di Cecco d’Ascoli e Frate Elia
L'Alchimia è uno dei complessi di conoscenze più particolari mai esistiti, poiché ha tentato di unire filosofia, ermetismo, metallurgia e astrologia.
I Sonetti Alchemici di Cecco d’Ascoli e Frate Elia
L'Alchimia è uno dei complessi di conoscenze più particolari mai esistiti, poiché ha tentato di unire filosofia, ermetismo, metallurgia e astrologia.
Recensioni - 8 Aprile 2025
di Jasmine Gheorghe
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Il volume “Sonetti Alchemici” di Cecco d’Ascoli e Frate Elia, curato e commentato da Mario Mazzoni (La Vita Felice Editore), è una piccola grande gemma, che ci permette di avvicinarci a quell’universo di conoscenze che tentò di essere l’Alchimia.
Cecco d’Ascoli e Frate Elia alchimisti
Due intellettuali, entrambi odiati dalla Chiesa per la loro vicinanza al Magnum Opus, ovvero la pratica dell’Alchimia: questi furono Cecco d’Ascoli (1269-1327) e Frate Elia (1180-1253).
Il primo (medico e astrologo) venne mandato al rogo dall’Inquisizione e arso davanti alla Chiesa di Santa Croce a Firenze, il secondo (uno dei primi seguaci di San Francesco) venne scomunicato e morì solo a Cortona.
“L’ho detto, l’ho insegnato, lo credo!”
Cecco d’Ascoli, prima di essere arso vivo.
Il libro “Sonetti Alchemici” si pone come obiettivo quello di avvicinare il lettore contemporaneo a queste figure estremamente lontane, tramite una serie di riferimenti storici, ma soprattutto riportando i componimenti poetico-alchemici dei due intellettuali: alcuni certamente attribuibili a essi, alcuni un po’ meno e altri completamente anonimi.
Frate Elia da Cortona
Perché parlare di Alchimia, oggi?
Di fronte a un’opera talmente particolare e di nicchia, la domanda sorge spontanea: che senso ha parlare dei questi due intellettuali eretici e dell’Alchimia, oggi?
L’Alchimia è uno di quei termini che ci evoca una serie di immagini e sensazioni (un laboratorio, un calderone, magia), ma che raro saper riassumere in una spiegazione precisa. Questo perché l’Alchimia non fu una cosa sola, bensì un intero universo di conoscenze, che mescolava tante discipline insieme (la filosofia, l’astrologia, la metallurgia ecc…).
Le tre fasi principali dell’Alchimia, nel manoscritto attribuito a Georges Aurach (1415). Fonte: Wikipedia.
Scopo ultimo degli alchimisti era quello di ottenere la pietra filosofale (o “pietra dei filosofi”), una sostanza catalizzatrice a cui venivano attribuite tre proprietà principali: l’onniscienza, la creazione dell’elisir di lunga vita e la trasformazione dei metalli vivi in oro.
Questa poteva essere creata secondo il principio solve et coagula, ovvero mescolando più sostanze insieme nell’Atanòr, la fornace alchemica.
Parallalemente a questo processo fisico-metallurgico (articolato in molteplici fasi), gli alchimisti credevano che ne avvenisse uno filosofico-spirituale di purificazione dell’uomo. Il tutto avveniva secondo il principio ermetico, riassumibile nel precetto “Come in alto così in basso, come in basso così in alto”: il Cosmo si rifletta nel Terreno.
Il ruolo del Simbolo nell’Alchimia
Ciò che diventa limpido, leggendo i “Sonetti Alchemici” con i relativi commenti di Mario Mazzoni, e ciò che rende l’Alchimia una disciplina antica così affascinante è la centralità dei simboli.
Fonte: Vecteezy.
Tutti gli scritti alchemici rinvenuti sono estremamente difficili da decifrare, proprio perché sono compilati con una speciale fraseologia, un vocabolario fatto di allegorie, in cui ogni elemento è metaforicamente associato a un altro.
“Chi solvere non sa, né assottigliare
corpo non tocchi, né argento vivo
per chi non può lo fisso el volitivo
tenere chi non sa de duo un fare”.
Sonetto sulla Pietra Filosofale di Cecco d’Ascoli, dal Codice Magliabechiano 308.
Al di là della veridicità scientifica degli studi della Grande Opera, non si può negare (e questo è il grande insegnamento del volume) la ricchezza poetico-filosofica dell’intero codice alchemico, che forse andrebbe analizzato di più sotto questa luce.
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