“Volevamo magia”: grido d’aiuto di una generazione
“Volevamo magia” è un libro che affonda le radici in un mondo di desideri, illusioni e speranze infrante, offrendo al lettore un’esperienza intensa e coinvolgente. Il romanzo, che mescola insieme elementi di realismo e di surrealismo, narra la storia di un gruppo di giovani che, cresciuti in un mondo in cui le certezze sembrano svanire, si ritrovano a cercare risposte nelle pieghe più oscure della loro esistenza.
L’opera, edita da Nottetempo, è il primo romanzo dell’autore, con un racconto che si apre a Trieste, tra gli stessi corridoi dell’università dove Quaglia si è formato.
La trama del libro ruota attorno a un gruppo di giovani legati da un’amicizia che sembra essere l’unico appiglio in un mondo che li schiaccia con le sue contraddizioni.
Il protagonista, un ragazzo senza nome – forse una persona loquens – è un giovane che vive in un’epoca di transizione, in cui l’adolescenza diventa il palcoscenico di un mondo che cambia troppo velocemente, l’incarnazione della generazione che cresce nel caos della post-modernità, un periodo in cui i sogni di grandezza sono quotidianamente ridimensionati dalle difficoltà pratiche della vita.
Con la sua scrittura Quaglia cattura il tumulto emotivo e psicologico che caratterizza questa fase della vita, portando il lettore a immedesimarsi facilmente nel protagonista e nei suoi compagni di viaggio.
La “magia” del titolo non è quella dei romanzi fantasy, ma piuttosto un concetto simbolico che rappresenta il desiderio di sfuggire alla monotonia della quotidianità: la ricerca di qualcosa di speciale che possa dare senso all’esistenza, un’emozione forte, una scarica di adrenalina, un modo per sentirsi vivi.
La magia è anche un riflesso delle aspettative disilluse, delle illusioni che i giovani coltivano nell’affrontare la realtà del mondo adulto che li accoglie con le sue dure leggi economiche e sociali.
Uno degli aspetti più riusciti del libro è sicuramente la scrittura di Quaglia, che sa mescolare un linguaggio diretto e crudo con una poetica intimista che tocca le corde più sensibili del lettore: lo stile è fluido e mai troppo intrusivo, permettendo alla storia di svilupparsi con naturalezza, senza forzature o retoriche inutili.
La trama, pur essendo semplice, è profondamente emozionante e capace di suscitare riflessioni sulla condizione giovanile, sull’incertezza del futuro e sulla ricerca del significato in un mondo che sembra sempre più frammentato.
Molto ben riuscita anche la caratterizzazione psicologica dei protagonisti: Quaglia infatti riesce a rendere il conflitto interiore dei suoi personaggi con grande sensibilità, riuscendo a dipingere in modo vivido e realistico il tormento di una generazione che sente il peso di un futuro incerto. I protagonisti non sono eroi o figure ideali, ma ragazzi comuni, segnati dalle proprie paure e dalle proprie fragilità. La scrittura di Quaglia è asciutta, ma densa di significato
“Volevamo magia” è un libro che, pur trattando temi universali e profondi, non perde mai di vista la dimensione personale e intima dei suoi protagonisti. È una lettura che riesce a toccare il cuore del lettore, a farlo riflettere sulle proprie esperienze e, forse, a riscoprire la magia che ogni giorno, anche nei piccoli gesti, può ancora esistere e ci tiene in vita.




